La possibile attività creditizia dei fondi pensione

Scritto il alle 08:50 da [email protected]

 

sportello banc Rivedere le anticipazioni per “ulteriori esigenze”
I fondi pensione potrebbero svolgere una attività creditizia minima o concedere mutui. Anche così si aiuta l’economia aiutando  i singoli dipendenti.

Ormai è storia consolidata come il  bonus degli 80 euro mensili non hanno dato la prevista ed auspicata spinta al rilancio dell’economia e molti degli euro erogati non sono ritornati all’erario né  come irpef, nè come gettino iva sui consumi incrementati. Poteva essere utilizzato come incentivo  per invogliare coloro che vogliono aderire alla previdenza complementare e magari non lo fanno  perché non possono rinunciare neppure a quei 25/30 euro mensili necessari per l’adesione. Ora il governo ci riprova ( a rilanciare i consumi) depauperando i lavoratori cercando di far spendere a tutti e subito il tfr mensile invece di farlo destinare al risparmio previdenziale. Per “rilanciare” la previdenza complementare il governo ha avuto invece la geniale idea, col provvedimento sulla “concorrenza”  di intervenire sulla “portabilità” delle posizioni, cioè la possibilità di trasferirsi da un fondo pensione ad un altro senza tanti problemi. Come se le difficoltà della complementare risiedessero tutte qui.
Bah!

Ma se il consumo non è ripartito e non riparte perché molti hanno delle urgenze più immediate e non possono rivolgersi alle banche sia perché i tassi sono alti oppure semplicemente le banche fanno orecchie da mercante.
La previdenza complementare ha come fine ultimo quello di erogare una pensione aggiuntiva. Ma non è l’unica  prestazione, perché per venire incontro alle necessità che un iscritto possa aver bisogno durante la sua vita lavorativa,  sono  state previste,  prima del pensionamento,  alcune prestazioni che consentono di utilizzare parte del montante accumulato.
E’ il caso delle anticipazioni. Esse possono essere concesse sostanzialmente per 3 fattispecie
–  Spese sanitarie
E’ possibile richiedere l’anticipazione della posizione maturata in capitale in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75% per spese sanitarie in caso di gravissime situazioni relative all’iscritto o al coniuge e ai figli. La tassazione prevista è la stessa dovuta  per la prestazioni  pensionistica ( rendita), cioè aliquota del 15%  Tale aliquota è ridotta dello 0,30 per cento per ogni anno di iscrizione a forme pensionistiche complementari a partire dal 16simo, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. Se si ha 35 anni di iscrizione l’aliquota sarà del 9%.
– Acquisto prima casa 
E’ possibile richiedere l’anticipazione della posizione maturata in capitale dopo otto anni di iscrizione  al fondo, per quanto riguarda l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, oppure in caso di ristrutturazione della prima casa,  fino a un massimo del 75%, con una tassazione al 23%, al netto dei redditi già tassati

– “Ulteriori esigenze” la più gettonata
E’ possibile richiedere l’anticipazione della posizione maturata in capitale  sempre dopo otto anni di iscrizione,  fino ad un massimo del 30%, per ulteriori esigenze degli aderenti, con una tassazione del 23% sulla parte non già assoggettata ad imposta. Come si vede si tratta di una facoltà  basata su esigenze generiche per venire incontro il più possibile a improvvise necessità. Questa fattispecie  di anticipazione non è prevista nella norma generale sul TFR, mentre è possibile chiedere l’anticipazione del Tfr sia per le spese mediche che per l’acquisto della casa. Ma contrariamente alle anticipazioni della previdenza complementare non è possibile il reintegro dei contributi.

Secondo la Covip, il ricorso all’anticipazione, che ha riguardato poco più di 27.400 posizioni per un importo erogato pari a circa 591 milioni di euro, ha registrato un aumento di 4.000 unità , quasi tutte con la motivazione delle “ulteriori esigenze”, previste dall’art. 11, comma 7, lett. c) del Decreto lgs.vo 252/2005). Come si vede  costituiscono oltre i tre quarti del totale delle anticipazioni erogate.

E’ chiaro che questi numeri nudi e crudi sono una spia evidente la crisi economica che ci soffoca dal 2008. Il frequente ricorso  alle anticipazioni, specie per  quanto attiene quelle richieste in base alle “ulteriori motivazioni”, è motivato dalla necessità di poter disporre di risorse economiche per poter vivere o affrontare un imprevisto, ma di fatto impedisce una qualsiasi seria  programmazione degli investimenti. E’ giocoforza pensare di arginare il fenomeno.
Ma mentre in caso di anticipazioni per cure sanitarie e per acquisto della casa non ci sono fondati motivi per intervenire, per la terza motivazione è il caso di mettere qualche paletto.. In questo caso  stabilire anche qui una sorta di credit crunch  ( restringimento del credito) non sarebbe sbagliato.
Regolamentare le “ulteriori motivazioni” restringerebbe di molto la platea dei richiedenti e non farebbe venir meno lo scopo sociale per cui sono state previste. Una tipologia potrebbe essere la seguente:
Matrimonio dell’iscritto o del figlio

Nascita figli o adozione o affidamento

Lavori condominiali della casa di proprietà di residenza

Trasloco per mobilità per lavoro dell’iscritto

Nessuno si nasconde che spesso si hanno delle esigenze impellenti da soddisfare e che non trovano accoglimento dagli istituti bancari, ma solo da parte dei lavoratori pubblici presso l’Inps, ex Inpdap. Ma non tutti i lavoratori sono iscritti a questa gestione, per cui l’unica strada sarebbe quella di cadere in braccio alle finanziarie o all’usura.
Per tutte le altre esigenze si dovrebbe consentire ai fondi di poter concedere un “Piccolo prestito”, pari ad una due o tre mensilità nette da restituire in 12, 24, 36 mesi al tasso previsto per i prestiti Inps ex gestione Inpdap.
La gestione e l’ammortamento potrebbe essere affidata alla banca depositaria.

Tuttavia per poter regolamentare la concessione delle anticipazioni per “ulteriori esigenze” forse potrebbe bastare una direttiva della Covip, mentre più complicata si presenta la richiesta di poter consentire ai Fondi di concedere prestiti perché la legislazione attuale non consente attività creditizia ai fondi pensione.
 Immagino già le dissertazioni filologiche, giuridiche degli esperti di settore e delle banche. Tutti a invocare probabilmente la sacralità dell’’art 6 comma 13 del Dlgvo 252/05 il quale stabilisce espressamente che i  fondi non possono comunque assumere o concedere prestiti. Il DM 166/14  ribadisce il divieto previsto dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 in materia di  assunzione e concessione di prestiti

Ma quando era stata scritta la norma lo scenario economico dell’Italia era completamente differente da quello attuale e poi le leggi sono modificabili. Per il governo, che vuole intervenire sui diritti  acquisiti delle pensione e che ha abolito l’art. 18, le province questo limite non dovrebbe costituire nessun problema. Il pragmatismo che permea tutti i suoi  atti lo dovrebbe favorire. Essa non costa niente allo Stato perché non c’è nessun onere a suo carico, aiuta i soggetti in difficoltà e lascia intatte le posizioni individuali degli aderenti. In più poiché  gli interessi  maturati, applicando un tasso sociale, uguale a quello praticato dall’ex Inpdap per es., fornendo un piccolo rendimento ai Fondi essi possono  diminuire ulteriormente i costi generali di gestione e quindi dare un beneficio indiretto sulle rendite di tutti gli associati.
Camillo Linguella

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