Portabilità: un altro colpo per la complementare dopo il tfr e l’aumento della tassazione

Scritto il alle 08:32 da [email protected]

 

 

Nel disegno di legge sulla concorrenza, eliminate le misure più ovvie e più dibattute e più efficaci,  quelle sui taxi e sulla liberalizzazione della vendita delle medicine di fascia C, il governo punta un’altra volta sulla previdenza complementare, questa volta con un assist in favore delle Banche e delle Assicurazioni a discapito dei Fondi negoziali di Categoria ( forse perché nei Cda ci sono gli odiati sindacati) che non hanno scopo di lucro. Naturalmente questa previsione legislativa non vale per i pubblici dipendenti perché per costoro non trova applicazione il decreto legislativo 252/05, bensì il decreto legislativo 124/93.
Si sperava in una legge che eliminasse queste disparità, specie quelle  sulla tassazione delle rendite che è molto discriminante, invece il governo interviene in tutt’altra direzione. Anzi le differenze fra i dipendenti del settore pubblico e quelli del settore privato, dopo la non possibilità per i pubblici di avere il tfr in busta paga, viene ulteriormente aumentata. A scapito del principio di uguaglianza
Al Capo I, Articolo 15  del cosiddetto disegno di legge sulla Concorrenza  (Portabilità dei fondi pensione), varato nel Consiglio dei Ministri del 21 febbraio 2015, vi è un ennesimo intervento estemporaneo e distruttivo sulla previdenza complementare.

Esso prevede che le fonti istitutive delle forme pensionistiche complementari collettive come le banche, le assicurazioni, i rappresentanti dei datori di lavoro e dei dipendenti, le società di gestione di risparmio (SGR) e quelle di intermediazione mobiliari (SIM), aventi soggettività giuridica e operanti secondo il principio della contribuzione definita, possono prevedere l’adesione collettiva o individuale anche di soggetti aderenti ad una o più categorie diverse. Per esempio in un fondo per panettieri possono essere iscritti anche i piastrellisti. Viene rimosso cioè il vincolo, per il fondo di trovare sottoscrittori solo all’interno di una categoria professionale di riferimento.
La facoltà di trasferire ( portabilità)  la propria posizione individuale maturata in una forma pensionistica complementare ad un’altra è prevista dal D.lgs. 252/05. Decorso il periodo minimo di permanenza di 2 anni, 3 anni per i dipendenti pubblici, l’aderente di un Fondo Pensione può cambiare idea.

Tale periodo minimo di permanenza non è necessario in caso di:
• Perdita dei requisiti di partecipazione al Fondo Pensione Negoziale o altro Fondo Pensione ad adesione collettiva. Ad esempio un lavoratore dipendente di un’impresa metalmeccanica, passa ad una tessile  con un CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) diverso dal precedente.
• Chiusura del Fondo Pensione di appartenenza.
Il  trasferimento ad altre forme di previdenza complementare è esente da tassazione. Gli statuti e i regolamenti dei fondi pensioni  non possono contenere clausole che limitano la portabilità dell’intera posizione individuale,  ma possono applicare delle commissioni, la cui entità non deve essere significativamente più elevata delle commissioni normalmente applicate, onde evitare che si ponga un vincolo economico rilevante sul trasferimento.
Le nuove disposizioni, qualora vengano trasformate in legge così come approvate nel CdM, prevedono  che le forme pensionistiche complementari, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi ( prima era di 48 mesi), l’aderente può chiedere la pensione complementare ( rendita) con un anticipo massimo di dieci anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza. Praticamente se il limite di età della Fornero è di 67 anni, dopo 24 mesi di disoccupazione e 57 anni di età si può richiedere la rendita complementare che ovviamente sarà di pochi spiccioli e che secondo le intenzioni ( tacite) del governo dovrebbe consentire di vivere fino alla maturazione dei requisiti della pensione Inps.
In caso di  riscatto della posizione sia nelle forme collettive che in quelle individuali su tali somme, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23 per cento.

In caso di esercizio della  facoltà di trasferimento della posizione individuale, il lavoratore ha diritto al versamento alla nuova  forma pensionistica da lui prescelta, del TFR maturando e dell’eventuale contributo a carico del datore di lavoro,  eliminando la possibilità per i contratti di lavoro nazionali di inserire vincoli e condizioni anche in relazione alla quota di spettanza del datore di lavoro.
In questo punto sembra che venga messo in discussione addirittura il contributo del datore di lavoro o, nell’interpretazione più pacifica, il contributo datoriale segue comunque il lavoratore. Per esempio un dipendente pubblico che si iscrive ad un Pip perde il contributo dell’1% del datore di lavoro. Con questa modifica potrebbe conservarlo.
Tutto queste disposizioni sono inserite nel pacchetto sulla liberalizzazione della concorrenza. Si tratta di una concorrenza sleale a parer mio.
Il pericolo per i fondi di categoria non è nella convenienza, che in genere per i costi più bassi, non avendo scopi di lucro, è assicurata, ma per il fatto che le società di assicurazioni e le banche hanno una fitta rete di operatori, sul tipo dei  “venditori di “folletto” che facendo magari apparire ciò che conveniente non è, inducono i soggetti meno avveduti a cambiare fondo pensionistico. Se la norma non verrà cambiata nel corso del tragitto parlamentare, i fondi avranno una ulteriore difficoltà, prima nel convincere i lavoratori ad iscriversi, secondo a mantenere l’iscrizione.
Ora poiché si tratta di un disegno di legge e non di un decreto legge, come l’esecutivo ci ha abituato, i tempi saranno lunghi e ci sarà tempo di riflettere e di approfondire. Sempre che le Camere siano ancora in condizioni di modificare alcunché e che non intervenga l’ennesimo voto di fiducia.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
donch967
Scritto il 25 febbraio 2015 at 10:25

Gentile Linguella,

mi pare che le modifiche alla previdenza complementare ipotizzate da questo disegno di legge siano assolutamente positive e francamente non comprendo le sue perplessità.
Io sono iscritto a Cometa (fondo del quale sono assolutamente soddisfatto). Con la legislazione attuale se cambiassi lavoro e contratto collettivo dovrei trasferire la mia posizione ad un fondo negoziale che magari è meno soddisfacente dell’attuale…perchè dovrei essere obbligato a farlo?
Perché un lavoratore non dovrebbe essere libero di scegliere il fondo che maggiormente lo soddisfa?
Guardi che i lavoratori non hanno l’anello al naso e sanno farsi i conti in tasca.
Riguardo ai venditori di Folletto (francamente non capisco la similitudine…la Folletto fa ottimi prodotti), stia certo che se un operatore finanziario fa una vendita predatoria, ci vorrà ben poco ad un lavoratore per accorgersene e quindi a cambiare nuovamente il proprio fondo di previdenza.

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