Boeri: così modificherò l’Inps (e le pensioni)

Scritto il alle 08:57 da [email protected]

Preso possesso della presidenza dell’Inps, Boeri ha inviato il suo messaggio alla nazione. In programma la riorganizzazione dell’Inps, la riduzione dei dirigenti generali e lo studio del taglio delle pensioni retributive.

Finalmente Boeri si è insediato all’Inps, chiudendo la parentesi dei commissari straordinari come Conti e Treu e inaugurando l’era post Mastrapasqua.
Dopo aver ricordato brevemente che lui ha sempre studiato da presidente dell’Inps per “
aver trascorso la mia intera vita professionale a studiare i problemi dei sistemi di protezione sociale e le istituzioni del mercato del lavoro e a dare consigli ai governi su questi temi”, nel suo primo messaggio urbi et orbi, ”si ripromette che nel valorizzare le competenze del personale non si guarderà minimamente alla provenienza di nessuno, al fatto di avere precedentemente lavorato all’Inpdap, all’Enpals o all’Inps. Le targhe per noi non contano. Non si guarderà nemmeno alla tessera sindacale.”
Per dare seguito a quest’enunciazione, che altrimenti rischia di essere solamente la rituale dichiarazione di facciata, come tutta la premessa fatta, il neo presidente con il neo direttore, da lui scelto e nominato ad personam, dovrebbero promuovere una rilevazione delle competenze e fare un’indagine conoscitiva del processo di integrazione, così da poter definire la percentuale di attribuzione degli incarichi rispetto alla provenienza aziendale. Si accorgerà che le “targhe” hanno contato e come. Per esempio ai dirigenti generali di prima fascia ex Inpdap, tranne uno o due eccezioni, sono stati affidati compiti assolutamente di facciata inventati ad hoc. Come dire i buoni tutti da una parte, gli incompetenti dall’altra.

Questo a cascata su tutto il rimanente personale.
Se si riesce a voltare pagina su questo aspetto, i primi a guadagnarci saranno sicuramente i pensionati e gli utenti.
Molto più dettagliato è stato invece nell’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera.

La prima affermazione è che stipendio è poco, solo 102.000 euro l’anno. In cifra assoluta tanto poco non è, almeno riguardo al milione che prendeva Mastrapasqua e ai 120.000 dei funzionari Inps di più alto grado. In questo non si può che dargli ragione. Lo stipendio deve essere proporzionato al lavoro e alle responsabilità che si assumono, lo dice qualche articolo della Costituzione. Ma in un’Italia dove il pauperismo è una fede e solo ai calciatori e alle star televisive è consentito prendere quanto vogliono, perché in questo caso, vige una meglio non precisata legge del mercato legate a “share”, “audience” e compagnia cantando, questa politica della lesina, se fa contenta la pubblica immaginazione che si vede ripagata dei suoi sacrifici, alla fine scoraggia le persone più qualificate ad impegnarsi nelle Istituzioni, ritenute non come luogo di servizio, ma di arricchimento, illecito, ovviamente. Per cui i posti di vertice finiscono per essere occupati dai mediocri, con progressivo impoverimento della classe dirigente.
Ma fatta questa digressione, sui temi concreti, oltre a rivendicare una paga più alta, Boeri rivendica un ruolo pressocchè esclusivo nella direzione, amministrazione e indirizzo dell’Inps. Infatti vuole un consiglio di amministrazione di soli tre membri, di cui uno è lui, ed un Civ ( Comitato di Indirizzo e di Vigilanza)che perda il potere di indirizzo, mantenendo solamente quello di controllo. Cioè svuotando il ruolo delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori.
Fa balenare nuovamente la partenza della busta arancione, che non sarà più inviata per posta, ma che gli iscritti all’Inps potranno consultare in qualsiasi momento accedendo al sito web istituzionale.
Nessuna preoccupazione sul previsto deficit del bilancio Inps 2015 di soli 6,7 miliardi dovuto ancora all’eredità della gestione ex Inpdap (dipendenti pubblici). E’ noto che in passato lo Stato non pagava i contributi dei suoi dipendenti perché si trattava di una partita di giro e questo ancora pesa sul bilancio, ma lo squilibrio verrà gradualmente riassorbito. Uno dei principali motivi della soppressione dell’Inpdap è stata proprio quella di scrollare questo debito dalle spalle dello Stato ed accollarlo su quelle degli iscritti all’Inps, operazione riuscita solo in parte. Al momento.
Secondo Boeri, la vera preoccupazione del disavanzo è quello delle spese assistenziali che, come nel caso dell’Inpdap, non sempre ricadono sulla fiscalità generale ma sulle casse dell’Inps.
Infine l’idea fissa di Boeri, l’opportunità e la praticabilità di un ricalcolo delle pensioni in pagamento calcolate con il sistema retributivo in base a quello contributivo. Ricavare così circa 4 miliardi dalle pensioni non d’oro, ma “quelle più elevate” che potrebbero andare alle pensioni più basse. Si farà uno studio per categorie mettendo a confronto l’importo delle pensioni in pagamento con quello che si ottiene dal ricalcolo col metodo contributivo. Mettendo da parte le fondamenta dello stato di diritto, perché con molta disinvoltura, il nostro ha inventato un’altra figura giuridica parlando di “regali acquisiti” al posto dei “diritti acquisiti”, sulla base di questi dati, poi il Parlamento potrebbe decidere. Quando si rivendica la potestà che l’Inps possa svolgere un ruolo attivo nel formulare precise proposte d’intervento, ci si riferisce proprio a questa. E’ vero che parla anche di salario minimo, ammortizzatori eccetera, ma fanno parte di un contesto complessivo dove i tagli vengono fatti subito e le concessioni più in là.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
bano
Scritto il 4 marzo 2015 at 12:44

aa TItoooooo….
le pensioni al di sopra dei 3000 euro vanno pagate in boerii (quelli con dentro la ciliegina per chi non lo sapesse)………… facci sognare …

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