La pensione si anticipa con la complementare

Scritto il alle 08:50 da [email protected]

Col disegno di legge sulla concorrenza i fondi pensione possono dare la pensione anticipata. Ne potrebbero usufruire tutti gli iscritti alla previdenza complementare che hanno perso il lavoro da più di due anni.
Nel dibattito sulla riforma delle pensioni l’argomento centrale è quello relativo all’età del pensionamento e all’elevato numero di anni contributivi necessari per la pensione anticipata.
Nel primo caso il punto di equilibrio futuro è di 70 anni  per entrambi i generi che, a 20 anni dalla legge Dini sostituisce il vecchio limite di età di 60 per gli uomini e 55 per le donne. Questa è un’equiparazione di cui le donne sicuramente ne avrebbero fatto a meno.
Nel secondo, per avere il diritto alla pensione anticipata bisogna avere 41 anni e mesi vari per le donne e 42 e passa per gli uomini, superando i mitici 40 anni che era stato indicato come invalicabile, con varie minacce di sfracelli se fosse stato superato. Invece è stato tranquillamente superato e non è successo niente. Con la nuova tipologia del mercato del lavoro per cui anche a lavori stabili corrispondono contratti flessibili, sarà  molto difficile raggiungere questi traguardi. Tralasciando il fatto che con il le nuove disposizioni del calcolo della pensione e della legge di stabilità, dai 40 anni di contributi ai 42 e 7 mesi, i contributi versati son ininfluenti sul quantum della pensione. Se un dipendente ha diritto ad una pensione poniamo di mille euro a 40 anni di contributi, con 42 sempre mille euro prenderà, con l’unica fortuna che non saranno svalutati perché l’inflazione è di segno negativo.
Il superamento di queste rigidità è da tutti individuato nella cosiddetta flessibilità in uscita, di cui esistono varie ipotesi operative. Ne parla Damiano, il presidente della Commissione Lavoro della Camera che ha introdotto l’idea della quota 100, ne è convinto il neo presidente dell’Inps Boeri e ne conviene perfino il Ministro del Lavoro e delle Pensioni, Poletti. Solo che Poletti ritenendo  la cosa di non eccessiva urgenza, ha rimandato la soluzione alla prossima legge di stabilità.
Intanto il governo per addolcire un po’ la situazione e far vedere che non è insensibile al grido di dolore, vuole varare la pensione complementare anticipata.

Nell’art. 15 del provvedimento si trovano, infatti alcune modifiche alla normativa vigente, riguardanti i fondi pensione. Qualora tale misura trovasse definitiva approvazione dopo il passaggio alle Camere del ddl Concorrenza, i contribuenti che aderiscono a fondi di previdenza complementare potrebbero conseguire il loro assegno pensionistico in anticipo:
le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi, le prestazioni pensionistiche siano, su richiesta dell’aderente, consentite con un anticipo massimo di dieci anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza“.
Potranno, quindi, accedere al beneficio della pensione complementare anticipata:
• i contribuenti che hanno aderito a un fondo di previdenza complementare che hanno perso il lavoro da più di due anni;
• i contribuenti ai quali mancano non più di 10 anni per la maturazione dei requisiti minimi utili alla pensione pubblica;
Le due condizioni devono sussistere congiuntamente.
La cosa non è nuova perché per i dipendenti pubblici, per i quali vige il decreto legislativo 124/93, secondo l’art 7, abrogato e sostituito  per i dipendenti privati dal dlgvo 252/05, è sempre stato possibile. La norma in vigore per gli statali stabilisce:
Le prestazioni pensionistiche per anzianità sono consentite solo in caso di cessazione dell’attività lavorativa comportante la partecipazione al fondo pensione nel concorso del requisito di almeno quindici anni di appartenenza al fondo stesso e di un’età di non più di dieci anni inferiore a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia nell’ordinamento obbligatorio di appartenenza”. In questo caso non occorre nessuna disoccupazione, ma un minimo di 5 anni di iscrizione al fondo.
Praticamente se il limite di età della Fornero è di 67 anni, dopo 24 mesi di disoccupazione avendo 57 anni di età si può richiedere la rendita complementare. Se l’intenzione del governo è quella  di  consentire a coloro che hanno perso il lavoro di  poter vivere  fino alla maturazione dei requisiti della pensione Inps, incorre in un grossolano errore. La pensione integrativa è tale quando integra la pensione principale e insieme costituiscono un gruzzoletto adeguato, altrimenti si tratta di pochi spiccioli. Tanto per fare un’idea, facendo quattro conti sia pure un po’ grossolanamente, se prendiamo un lavoratore che guadagna circa 25.000 euro all’anno ed è iscritto da 10 alla previdenza complementare, chiedendo la prestazione a 57 anni, avrà una rendita mensile che non arriva a 100 euro mensili per 13 mensilità. Se chiede la prestazione a 61,62,63, l’importo aumenta, ma non significativamente, 110, 120 euro mensili. La legge prevede che se la rendita è inferiore al 50% dell’assegno sociale, si può riscotere tutto in unica soluzione. L’assegno sociale per il 2015 è di 448 euro, la metà 224. Nel caso ipotizzato sopra si può prendere tutto il capitale accumulato in unica soluzione. In realtà in questo caso si tratterebbe di un riscatto anticipato. Dai 48 mesi di disoccupazione previsti, si passerebbe a 24.
Camillo Linguella

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