Previdenza complementare, risultati positivi anche nel 2014: + 7%

Scritto il alle 08:52 da [email protected]

La previdenza complementare ha messo a segno mediamente un + 7% nonostante le turbolenze finanziarie di fine anno. Così ci guadagnano tutti, specie il governo che con l’aumento dell’aliquota su questi rendimenti dall’11.50% al 20% porta a casa un bel bottino.

La Covip ha reso noto i principali dati statistici del quarto trimestre del 2014. C’era molta attesa, specialmente per quanto riguardava i rendimenti. L’anno borsistico non si era chiuso bene, i mercati avevano ripreso una turbolenza che non si vedeva da tempo, complici vari fattori, dalle guerre nel medi oriente, dal prezzo del petrolio in calo e soprattutto dal timore di un possibile default della Grecia, la sua uscita dall’euro ed i possibili effetti a catena di coinvolgimento di altri paesi, fra cui in prima fila, l’Italia. L’indice mibtel che faticosamente aveva ricuperato la soglia dei ventimila punti, in breve tempo era sceso a quota 18.000, facendo presagire risultati se non negativi, non proprio esaltanti. Invece fortunatamente non è stato così

Per quanto riguarda le adesioni a fine 2014 gli iscritti totali alla previdenza complementare sono 6,585 milioni; al netto delle uscite, la crescita nell’anno è stata di circa 380.000 unità (6,1 per cento).
Gli iscritti ai PIP “nuovi” (piani individuali pensionistici di tipo assicurativo conformi al D. Lgs. 252/2005) sono 2,454 milioni, circa 320.000 in più (15 per cento) rispetto all’anno precedente; il ritmo di crescita, seppur sostenuto, è decelerato rispetto al 18,9 registrato nel 2013.
Nei fondi pensione aperti gli iscritti sono aumentati di 69.000 unità (7 per cento), portando il totale degli aderenti alla fine del 2014 a quota 1,053 milioni.
A fine 2014, gli iscritti totali ai fondi negoziali sono 1,944 milioni, quasi tutti sono lavoratori dipendenti privati; nell’anno trascorso hanno perso circa 6.000 aderenti, confermando la tendenza decrescente degli ultimi anni.
Per quanto riguarda la  gestione risorse, il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche ammonta alla fine del 2014 a circa 126,3 miliardi di euro, in aumento di 8,5 punti percentuali rispetto a fine 2013.
Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 39,6 miliardi, in crescita del 14,9 per cento rispetto a dicembre 2013. I PIP “nuovi” dispongono di un patrimonio di 15,8 miliardi e i fondi aperti di 13,9; l’incremento nell’anno è stato, rispettivamente, del 21,2 e del 16,4 per cento.
I rendimenti medi sono stati positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e per i rispettivi comparti. I fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, il 7,3 e il 7,5 per cento al netto dei costi di gestione e degli oneri fiscali. Per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 7,3 per cento al netto dei costi di gestione ma al lordo della fiscalità.
Il tfr sconta il meccanismo di rivalutazione legata all’inflazione. Esso si rivaluta annualmente dell’ 1,50% più il 75% dell’inflazione. Nel 2014  poiché l’inflazione è stata zero,il TFR si è rivalutato solo dell’1.5 e, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,3 per cento.
Il dato fa giustizia di quanti si tengono stretti il trattamento di fine rapporto perché in preda a chissà quali timori.
Questo quadro dimostra che il secondo pilastro pensionistico va sempre più consolidandosi e calando nelle coscienze dei dipendenti. Sei milioni e mezzo di iscritti non sono poca cosa e poiché come sappiamo la pensione di primo pilastro sarà soggetta a continue modifiche peggiorative, si dovrebbe incoraggiare la propensione al risparmio previdenziale nel lungo periodo. Invece gli atti del governo vanno in direzione opposta, preoccupandosi più all’oggi che al domani.
Anche il sito lavoce.info  da cui proviene il neo presidente dell’Inps Tito Boeri, non esita a giudicare in maniera negativa il disegno di legge sulla concorrenza che favorisce le banche ed assicurazioni a scapito dei fondi pensione negoziali. Non si comprende di quale rendita monopolistica  i fondi pensione di categoria siano in godimento da giustificare tale intervento. Costi più bassi, niente fine di lucro, rendite maggiori e nessuno scandalo grazie alla separazione fra indirizzi sugli asset e gestione operativa affidata a gestori specializzati che oltretutto hanno fatto conseguire risultati di tutto rilievo come dimostrano i dati sopraelencati.
L’impressione che nella smania di dimostrare che si attuano le riforme, si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. A scapito dei  futuri pensionati.

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1 commento Commenta
bano
Scritto il 16 marzo 2015 at 13:22

FINCHE DURA ……. questa sbornia di rialzi , dato che le gestioni separate sono strapiene di btp e il loro prezzo è tuttaltro che reale teniamocela. sta previdenza, ma come la metteremo quando si dovra mettere una mano al debito con i veri tagli, dato che con il qe in atto è LA BANCA D’ITALIA CHE DEVE GARANTIRE 80 % DEL QE IN ATTO e la bce COME è NOTO FA DA GARANTE SOLO PER IL 20%.
allora vi saranno i veri tagli sul debito e sui portafogli dei lavoratori ai posteri la sentenza che sarà tremenda…

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