Il potersi iscriversi senza il tfr può aiutare il Fondo Perseo Sirio

Scritto il alle 08:39 da [email protected]

   Se i lavoratori pubblici potessero iscriversi al Fondo Perseo Sirio senza versare il tfr le adesioni farebbero un balzo in avanti. E’ una vecchia questione che la legge di stabilità 2015 rende realizzabile.
Il comma 26 dell’art 1 della legge 190/14 stabilisce che i lavoratori dipendenti del settore privato possono richiedere al datore di lavoro di percepire la quota maturanda del proprio tfr mensilmente in busta paga, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare.
Cioè un lavoratore del settore privato in base a questa disposizione può rimanere iscritto alla previdenza complementare anche senza versare il proprio tfr. La stessa cosa si dovrebbe poter fare per i dipendenti pubblici, se il governo avesse veramente a cuore le loro sorti. Ne avevamo già parlato in precedenza, ma la questione oggi viene riproposta  con forza dalla nuova possibilità concessa ai lavoratori privati.
L’obbligo del passaggio dalla buonuscita al Tfr e il suo versamento alla previdenza complementare forse è una delle cause principali  del mancato decollo dei fondi pensione pubblici.
Il fondo pensione Perseo Sirio, come ha dichiarato il suo presidente Wladimiro Boccali in un’intervista rilasciata ad un quotidiano la settimana scorsa, a tutt’oggi ha raccolto circa 18.000 adesione ed ha ancora un anno di tempo per raggiungere il target stabilito dalla Covip di 30.000, rispetto ad una platea di un milione e mezzo di potenziali aderenti. Un divario gigantesco.

Per  rilanciare le adesioni dei dipendenti pubblici si possono ipotizzare tre opzioni che meritano di essere approfondite:

1. Adesione senza destinare il Tfr;
2. Adesione rimanendo in regime Tfs;
3.  Adesione destinando a previdenza complementare il Tfs alla cessazione del rapporto di lavoro
Considerata la ritrosia di molti dipendenti pubblici al “doppio salto”, vale a dire aderire alla previdenza complementare e abbandonare una prestazione in qualche modo conosciuta (il Tfs) per una meno nota e familiare (il Tfr), un impulso all’adesione  potrebbe venire se si potesse aderire  senza obbligo di trasformazione del Tfs in Tfr, rimanendo in regime di trattamento di fine servizio.
Ogni dipendente  dovrebbe poter scegliere se aderire con la sola contribuzione a  proprio carico e quella del datore di lavoro, mantenendo il Tfs, ovvero se optare per la trasformazione del Tfs in Tfr.

In questo caso l’opzione per la trasformazione del Tfs in trattamento di fine rapporto, non sarebbe più conseguenza dell’adesione ma una libera scelta, una  facoltà esercitabile in qualsiasi momento  se si vuole  rimpinguare meglio la  propria posizione di previdenza complementare.
Si potrebbe poi prevedere che, alla cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore possa destinare una quota ovvero l’intero Tfs maturato al fondo pensione.
Questa  facoltà può  valere sia per i lavoratori pubblici disciplinati dai CCNL ( i cosiddetti contrattualizzati) , sia per coloro il cui rapporto di lavoro è stabilito dalla legge (magistrati, ambasciatori, prefetti ecc ). Per questi lavoratori la possibilità di aderire a fondi pensione negoziali senza dover trasformare il Tfs in Tfr sarebbe un‘opportunità.  Soprattutto, per quelle categorie (in particolare militari e forze dell’ordine) per le quali il Tfs, diversamente da quanto avviene per la generalità dei lavoratori, continua ad essere più vantaggioso del Tfr per l’effetto di vari fattori (meno rilevanti o assenti per le altre categorie) come la carriera,  il riconoscimento di incrementi convenzionali  ecc… che accrescono in modo significativo l’importo della buonuscita.
I meccanismi sopra delineati possono essere introdotti  con modifiche  legislative , ma per alcuni basterebbero  solamente accordi fra le parti. Va da sé che in questo modo la rendita pensionistica che ne deriverebbe sarebbe molto bassa.

Camillo Linguella

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