Pensioni tosate senza recupero se non cambia la Fornero

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Pensioni tosate di 1770 euro e il percorso accidentato per il credito d’imposta
Mentre si studia per ridurre la spesa pensionistica da uno studio di un organizzazione sindacale dei pensionati apprendiamo che per effetto della diversa modalità di calcolo della rivalutazione le pensioni sono state tosate di circa 1770 euro annui dal 2011.
Nel biennio 2012-2013, infatti, l’adeguamento delle pensioni è stato bloccato per importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi.
Nel biennio 2014-2015 invece l’adeguamento è stato sull’intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per tutti quelli che hanno un assegno fino a tre volte il trattamento minimo mentre decresce per le altre categorie d’importo dallo 0,95% fino allo 0,40%.
Uno scenario che è destinato a peggiorare se si riporta il inflazione annuo al 2%, come è l’obiettivo della Bce. Secondo gli attuali meccanismi di calcolo della rivalutazione, infatti, ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro.


Oggi è un fiorire massiccio di proposta. Quella della Cgil è l’ultima in ordine di tempo. Prima c era stata quella della Lega Nord, prima ancora le varie proposte di Cesare Damiano, il Presidente della Commissione Lavoro della Camera . L’unico assente dal dibattito è il governo che pure aveva dichiarato d’essere cosciente che l’affaire pensioni costituisce una bomba sociale.

Yoram Gutgeld il neo Commissario straordinario alla revisione della spesa pubblica che prende il posto di Carlo Cottarelli ha dichiarato di non voler tagliare le pensioni, mentre Poletti ha confermato che per le eventuali modifiche se ne parlerà solo con la prossima legge di stabilità.

Tutte le idee messe in campo, alcune ragionevoli, altre meno, ruotano intorno alla necessità di rivedere la riforma Fornero, essendo venuto meno parte delle motivazioni emergenzali che ne avevano giustificato il varo
Il panorama è sempre più cupo e non si vedono soluzioni a breve.
Una prima richiesta sensata per drenare la “tosatura” sarebbe la reintroduzione della perequazione delle pensioni al 100 per cento per le pensioni di importo fino a 3000 euro mensili lordi ( circa 2200 netti) e concedere agli altri il bonus degli 80 euro.
Questo per l immediato. Poi c’ è il futuro.
Per il quale se si vogliono dare pensioni adeguate e sostenibili non c’è al momento alternativa alla pensione complementare. Altre strade al momento non se ne vedono. Poi ci sono i classici strumenti dei piani di investimenti privati, i piani di accumulo, il Bot che non rende quasi niente e l’acquisto della casa. Infatti sembra che il “mattone” sia ripreso a salire ed avere un tetto sopra la testa è il primo tassello di una vecchiaia senza eccessive preoccupazioni.
I fondi hanno dimostrato solidità e saggezza oltre che rendimenti di tutto rispetto .bisogna insistere su questa strada cambiando radicalmente la politica di disintentivazione.
Ma non sembra che questa sia la politica che si voglia perseguire in questo momento. Prendiamo il credito d’imposta per esempio. Il decreto è quasi pronto. Il Mef ha tracciato le llinee guida per l’accesso al beneficio fiscale che dovrebbe compensare il recente aumento della tassazione sui rendimenti annui disposto dalla legge di Stabilità, per i fondi pensione e per le Casse Pensioni dei professionisti, come avvocati, farmacisti ecc …. Questi potranno beneficiare complessivamente di 80 milioni di euro come credito di imposta investendo nella «realizzazione di infrastrutture correlate all’erogazione di servizi pubblici o di pubblica utilità, effettuate attraverso la sottoscrizione o l’acquisto di azioni o quote di società (oppure obbligazioni o similari) operanti nei settori delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, sanitarie, delle telecomunicazioni e della produzione e trasporto di energia e fonti energetiche» come prevede il decreto ed è
Riconosciuto a condizione che un importo corrispondente tali redditi sia investito nelle attività di carattere finanziario a medio o lungo termine. Secondo il Sole 24 ore, il quinto articolo si presenta particolarmente problematico: fondi pensione e Casse dovranno ogni anno comunicare all’agenzia delle Entrate «l’importo dei redditi che è stato investito nelle attività di carattere finanziario per aver diritto al credito entro sei mesi dal termine del periodo d’ imposta di riferimento, e quello massimo agevolabile». All’Agenzia il compito di valutare l’attendibilità della richiesta del credito di imposta, che ogni anno può tradursi in un contenzioso: perché l’operatività esula dalle modalità operative dei fondi pensione, peraltro vigilate dalla Covip. Insomma, non è facile per chi vorrebbe investire almeno una parte dei contributi dei lavoratori italiani in Italia. Mancano anche indicazioni sulle modalità operative del “veicolo” tramite cui i fondi pensione possono investire nei titoli suddetti. Occorre definire la parte “ geografica” per evitare di investire in aziende globalizzate, con sede nell’Unione Europea, ma finanziando attività fuori dai nostri confini, vanificando così le ricadute sull’economia nostrana.

L’allocazione dei fondi pensione dei titoli azionari italiani a mala pena arriva al 2.5%, un ventesimo di quanto per esempio destinano i fondi pensioni esteri, americani e soprattutto giapponesi. Il guazzabuglio del credito d’imposta non penso che farà salire di molto questa percentuale. I fondi italiani a causa della crisi e la politica prudenziale saggiamente adottata, hanno dirottato le risorse raccolte verso listini forti dell’area euro. E’ risibile l’atteggiamento del governo dopo aver taglieggiato la previdenza complementare cerchi di attirare i loro investimenti . Il decreto in questione è un capolavoro di fumoseria lessicale. Altro che lotta alla burocrazia. Lo stesso governo che un giorno si ed un altro pure attacca la farragginosita degli uffici, non dà una mano alla semplificazione. E’ previbile che per ottenere il credito d’imposta si dovranno assumere ragionieri e contabili nonché accaparrarsi un’ intera divisione della Microsoft per la produzione di adeguati software.

Camillo Linguella

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