Quelle incomprensibili circolari pensionistiche

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Invano si cercherà di capire cosa dicono le cosiddette circolari applicative degli uffici pubblici. L’Inps, nonostante l’innesto di managers con formazione privatistica, ma con ascendente bocconiano, non sfugge a questa regola. Si dirà che è ancora troppo presto per vedere i risultati. Ma “l’Inps a porte aperte” significa anche poter comunicare direttamente con i lavoratori, usando un linguaggio accessibile, invece di insistere nel paludato linguaggio gergale di casta che li costringe a cercare gli interpreti ed esegeti fra i sindacati, i patronati e magari perfino l’Inps medesimo con risultati sovente opinabili..
Prendiamo ad esempio l’ultima circolare Inps sulle pensioni, la Circolare Inps 74 del 10/04/2015, quella sulla limitazione degli importi pensionistici a decorrere dal 2012. Violate tutte le regole disposte con la direttiva sulle attività di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni  del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione del 7 febbraio 2002.

Riporto la parte relativa al linguaggio:
8. IL LINGUAGGIO
Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha già promosso e realizzato, a partire dai primi anni ’90, progetti dedicati alla semplificazione del linguaggio amministrativo usato nei contatti con i cittadini. L’opinione pubblica, ma anche le amministrazioni, si aspettano ulteriori sforzi per combattere il cosiddetto “burocratese” più chiaro ed accessibile e la comunicazione tra i cittadini e la pubblica amministrazione più snella ed efficace. La comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve soddisfare i requisiti della chiarezza, semplicità e sinteticità e, nel contempo, garantire completezza e correttezza dell’informazione”.
E’ vero che a ostacolare l’attività di redazione in linguaggio semplificato contribuiscono anche il modo con cui sono scritte le leggi.

Per esempio al comma 623 della legge di stabilità 2015, non c’è scritto che dal gennaio 2015 l’aliquota di tassazione sul Tfr è elevata dall’11% al 17%: Troppo facile: C’è scritto:

All’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47, e successive modificazioni, le parole: «11 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «17 per cento».”

I dirigenti incaricati non disponendo di interpretazioni autentiche, per mettersi al riparo da qualsiasi accusa, eccesso di potere, danno erariale ecc, applicano il principio di “pararsi il sedere” e fra le diverse opzioni a disposizione scelgono quella più restrittiva, perché in questo caso a rimediare c’è sempre tempo, perché se danno un’interpretazione più favorevole che implica maggiori spese, poi possono essere chiamati a risponderne. Per cui spesso, copiare, senza spiegare, passi interi della legge, è la strada più facile.
Oltretutto le circolari poche volte contengono degli esempi pratici con la conseguenza che se la procedura non è informatizzata, si avranno poi successive ulteriori interpretazioni ed applicazione a seconda dei successivi livelli di competenza.

La circolare in questione  spiega per modo di dire l’Articolo 1, commi da 707 a 709 e 113, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)”. Importo massimo complessivo del trattamento pensionistico nel sistema misto e la riduzione  percentuale della pensione anticipata prevista per i soggetti con età inferiore a 62 anni.
Limitiamoci alla limitazione della pensione.
L’importo complessivo del trattamento pensionistico nel sistema misto non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in  vigore  del decreto legge n. 201 del 2011.
L’articolo 1, comma 707, della legge di stabilità 2015 ha modificato, integrandolo, l’art. 24, della riforma Fornero. Il nuovo testo risulta così riformulato: “A decorrere dal 1° gennaio 2012, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, la quota di  pensione corrispondente a tali anzianità  è  calcolata  secondo  il  sistema contributivo.  «In  ogni  caso, l’importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in  vigore  del  presente decreto computando, ai fini della  determinazione  della  misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del  diritto  alla  prestazione, integrata  da  quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e  la data di decorrenza del primo  periodo  utile  per  la  corresponsione della prestazione stessa»”.

Sono interessati alla norma i soggetti iscritti ai vari enti di previdenza che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni, per i quali la quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012 è calcolata secondo il sistema contributivo (vedi punto 4 delle circolari n. 35 e 37 del 14 marzo 2012 e messaggio n. 211 del 12 gennaio 2015).
Nei confronti dei lavoratori interessati, ai fini della determinazione dell’importo del trattamento pensionistico la norma in commento richiede che venga effettuato un doppio calcolo con le regole che verranno di seguito descritte. L’importo più basso sarà quello messo in pagamento.

I due sistemi di calcolo della pensione da mettere a confronto sono i seguenti:
a. pensione calcolata applicando i criteri vigenti a partire dal 1° gennaio 2012: calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011 e calcolo contributivo per le anzianità maturate a partire dal 1° gennaio 2012;
b. pensione calcolata applicando il calcolo interamente retributivo per tutte le anzianità contributive maturate dall’assicurato. Le differenze con il calcolo interamente retributivo in vigore fino al 31 dicembre 2011 si limitano al limite massimo di anzianità contributiva valorizzabile rimanendo inalterati i criteri per la determinazione della retribuzione pensionabile e delle aliquote di rendimento per la generalità dei lavoratori decrescenti al crescere dell’importo della stessa retribuzione pensionabile.

Fatto questo sarà messo in pagamento l’importo minore.

Il doppio calcolo applica anche ai trattamenti pensionistici già liquidati alla data del 1° gennaio 2015, data di entrata in vigore della legge in esame, con effetto a decorrere dalla medesima data.

La determinazione della misura dei supplementi di pensione relativi ai contributi successivi al 31 dicembre 2011, sarà effettuata secondo il sistema contributivo.
Risparmi

Le  economie,  che saranno verificate  a  consuntivo, affluiranno  in  un  apposito  fondo, istituito presso l’INPS, finalizzato a garantire l’adeguatezza  delle prestazioni pensionistiche in  favore  di  particolari  categorie  di soggetti, individuate dal governo. Con il medesimo decreto si provvede altresì a definire i  criteri  e le modalità di utilizzo delle risorse.

La norma non si applica alle pensioni ordinarie di inabilità di cui alla legge 12 giugno 1984 n. 222, stante il limite di computo dell’anzianità contributiva espressamente previsto dall’articolo 2, comma 3, lettera a), della citata legge.
 
Qua un paio di esempi non avrebbero fatto male.
Staremo a vedere se ci sarà qualche video, una presentazione power point eccetera, perché lo stesso articolo 24 della Fornero di cui si discute, al comma 29 aveva fatto obbligo al Ministero del Lavoro e all’Inps di svolgere campagne di divulgazione previdenziale, di cui io ho poca cognizione.
Camillo Linguella

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