Spesa Previdenziale: sottratti 300 miliardi alle pensioni

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

 

Presentato il 2° Rapporto sul “Bilancio del sistema previdenziale italiano”. Con la riforma Fornero risparmi per 300 miliardi fino al 2060.
Il disavanzo complessivo di gestione ha raggiunto nel 2013 i 25,360 miliardi (+ 22% sul 2012) nonostante l’apporto di 10.600 milioni di euro  dello Stato alle Gestioni dei Dipendenti Pubblici per evitare il tracollo dell’Inps. Le pensioni più alte sono quelle dei notai, seguite dai giornalisti.

Itinerari Previdenziali ha presentato alle Commissioni Parlamentari e al Governo il 2° Rapporto sul “Bilancio del sistema previdenziale italiano”. All’evento che si è svolto ieri, 15 aprile 2015 a Montecitorio, sala della Regina, hanno partecipato il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, il presidente della Commissione Bicamerale di controllo Enti Previdenziali, Lello Di Gioia e il sottosegretario all’economia, Pierpaolo Baretta.
Va dato atto ad un’associazione privata, qual è in effetti Itinerari Previdenziali,  di svolgere un lavoro pregevole e meritorio che ci aiuta a capire, comprendere e sfatare certi luoghi comuni sulla previdenza. Il rapporto coordinato da Alberto Brambilla è attualmente

A. Brambilla

A. Brambilla

l’unico strumento disponibile in grado di darci un quadro complessivo sui costi delle pensioni. Speriamo che a breve il neo presidente dell’Inps cerchi di emularlo invece di  pensare a redigere proposte di legge. Fino al 2012 il rapporto era redatto dal Nucleo di valutazione della Spesa Previdenziale, poi il nucleo è cessato di esistere ed al suo posto praticamente non c’è stato più niente, tranne la lodevole iniziativa di Itinerari Previdenziali.
Nel 2013 la spesa pensionistica complessiva (al netto della quota GIAS pari a 33,292 miliardi di euro) ha raggiunto l’importo di 214.567 milioni di euro, con un incremento dell’1,62% rispetto al 2012. L’ammontare delle entrate contributive dalla
produzione e dai trasferimenti GIAS e GPT per coperture figurative, sgravi e agevolazioni contributive (al netto dell’apporto dello Stato alle Gestioni dei Dipendenti Pubblici, fissato per il 2013 in 10.600 milioni di euro) ha raggiunto l’importo di 189.207 milioni di euro, in lieve flessione (-0,56%) rispetto al 2012
.
Il saldo tra entrate e uscite è negativo e il disavanzo complessivo di gestione ha raggiunto nel 2013 i 25,360 miliardi (+ 22% sul 2012) il che conferma il trend fortemente negativo che ha caratterizzato il periodo 2010/13
Si tratta di un notevole peggioramento dei conti che ci riporta ai saldi del 1995; tale situazione è dipesa in larga parte dall’impatto occupazionale negativo prodotto dalla crisi economica; è utile evidenziare che in assenza dei rilevanti attivi della Gestione lavoratori parasubordinati (+ 6.773 milioni di euro € nel 2013;  e delle Gestioni delle Casse dei liberi professionisti (+3.359 milioni di euro nel 2013 e di quelli delle gestioni Commercianti (380 milioni), e Lavoratori dello Spettacolo (ex ENPALS) con 320 milioni, il disavanzo complessivo di sistema tra entrate e uscite sarebbe notevolmente peggiorato passando dai 25,360 miliardi di euro a 36,192 miliardi.
Le gestioni che concorrono maggiormente alla formazione del deficit 2013 sono:
a) La gestione dei dipendenti pubblici (ex Inpdap) che, al netto delle entrate corrispondenti alla contribuzione aggiuntiva a carico dello Stato, pari a 10,6 miliardi di euro, ha evidenziato nel 2013 un deficit di 26,058 miliardi in forte progressione rispetto agli anni precedenti;
b) La gestione ex Ferrovie dello Stato che presenta per il 2013 un pesante saldo negativo di 4.225 milioni di euro
c) La gestione CDCM, cioè i lavoratori agricoli autonomi, il cui disavanzo tra contributi e prestazioni ammonta a -3.116 milioni.
Nel 2013 i pensionati hanno pagato per l’Irpef e le addizionali comunali e regionali 43 miliardi di euro.
. Poiché le tasse sono una partita di giro in quanto il pensionato riscuote solo il netto, la vera spesa pensionistica dello Stato non è di 247,86 miliardi ma di circa 205 miliardi. Tuttavia 8.558.195 prestazioni pensionistiche di natura assistenziale (integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, assegni e pensioni sociali, pensioni di invalidità e di guerra), in totale quasi il 52% dei pensionati, sono esenti dal pagamento dell’Irpef.
Pertanto è plausibile stimare che circa il 50% dell’IRPEF totale sulle pensioni gravi solo su 2.616.635 pensionati con importi medi superiori a 28.556 euro lordi l’anno.
La spesa a carico della fiscalità generale: il nostro sistema di protezione sociale prevede che la parte relativa alle pensioni sia finanziata con una aliquota di scopo cioè i “contributi sociali”. Tuttavia poiché il totale delle prestazioni eccede le entrate contributive, la quota di finanziamento a carico della fiscalità generale è pari a 25,360 miliardi (disavanzo annuale) a cui occorre sommare la quota GIAS di 33,292 miliardi, la quota GIAS relativa al sostegno alle entrate contributive per 12,841 miliardi e l’apporto dello Stato alla gestione dei dipendenti pubblici (in assenza delle quali il disavanzo complessivo sarebbe ulteriormente aumentato), pari a 10,6 miliardi, la parte assistenziale per un totale di 21,738 miliardi (comprendendo quattordicesima e importo aggiuntivo). In totale quindi l’onere a carico della fiscalità generale è ammontato a 103,831 miliardi (93,231
escludendo i 10,6 MLD) cioè, 6,48 punti di PIL (nel 2012 la quota a carico della fiscalità generale è stata di 94,1 miliardi di euro, considerando l’apporto dello stato di 10,500 miliardi). A queste cifre andrebbero aggiunti gli importi delle spese assistenziali sostenute dagli Enti Locali  difficilmente quantificabili.

Le pensioni più alte sono quelle dei Notai, 75.690 €/anno seguite dai giornalisti sempre in prima linea a predicare la necessità di ridurre le pensioni ( degli altri), 57.510 €, dai dirigenti di azienda 49.920 €, dal fondo volo (prevalentemente Alitalia) per 46.950 €.
Alla luce delle risultanze del rapporto e preso atto dei risultati dell’indagine, l’On. Di Gioia, ha annunciato che presto si aprirà un confronto con il nuovo presidente INPS per discutere delle proposte da quest’ultimo recentemente avanzate (es. reddito di cittadinanza) per comprendere se siano in concreto attuabili e a quale prezzo. Per quanto riguarda la previdenza complementare, Di Gioia si è detto favorevole a rendere obbligatoria l’adesione ai fondi pensione. Il confronto politico, afferma l’Onorevole, non potrà più prescindere anche dalla regolamentazione e sviluppo delle forme
di sanità integrativa. Insomma, è necessario costruire un vero e proprio sistema di welfare integrato.
L’On. Baretta nel suo intervento ha marcato il fatto che ora, più che mai, lui intravede una possibile ripresa. L’uscita dalla crisi deve essere, però, l’occasione per comprendere quale welfare vogliamo per il domani: se tutto pubblico o misto pubblico/privato. Le recenti riforme previdenziali hanno premiato la sostenibilità di medio/lungo termine, tralasciando il tema dell’effettiva adeguatezza delle prestazioni, in soldoni, se le pensioni bastavano per vivere. Gli interventi da porre in essere, per Baretta, riguardano: la flessibilità in uscita dei lavoratori dal mercato del lavoro, riducendo le rigidità  per andare in pensione; la carriera previdenziale unica, completando il quadro delle ricongiunzioni e delle totalizzazioni; il welfare integrativo, al fine di dare sviluppo al settore e rendere Casse e Fondi pensioni i primi alleati dello sviluppo del Paese.

C. Damiano

C. Damiano

Da ultimo, l’On. Damiano ha posto l’attenzione sul fatto che la scarsa flessibilità nell’accesso alla pensione ha creato a sua volta povertà: si pensi a chi ha perso il lavoro ed è ancora lontano dalla pensione. Un accesso più semplice alla pensione, per Damiano, crea anche maggior turn over tra vecchi e nuovi lavoratori, a tutto favore dei giovani. Il problema è semplice: i lavoratori, specie quelli non adibiti a lavori impiegatizi, non possono e non vogliono rimanere fino a 67 anni ed oltre al lavoro. D’altra parte le stesse imprese vogliono persone più fresche fisicamente e mentalmente e più aggiornate, ma con la legge Fornero questi non possono essere accontentati. Secondo Damiano, la riforma Fornero da qui al 2060 provocherà risparmi pari a circa 300 miliardi. Sarebbe il caso, in questo…caso, che al posto della spending review, una volta tanto ci fosse una “spanding review”, questa volta non a favore dei soliti noti, ma dei pensionati e dei dipendenti.
Il presidente della Commissione Lavoro ha  presentato un disegno di legge, di cui è primo firmatario con l’On. Baretta, per consentire l’accesso alla pensione con 62 anni di lavoro e 35 di contributi versati, con – naturale – applicazione di  riduzione della prestazione ottenibile e di fissare la soglia per la pensione anticipata, senza agganci alla speranza di vita, a  41 anni di contributi versati.

c.l.

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