La natura del contributo datoriale nella previdenza complementare

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Il finanziamento della previdenza complementare avviene mediante versamento di un contributo a carico del lavoratore dipendenti e un corrispondente contributo a carico dei datori di lavoro. Le parti istitutive ed i contratti stabiliscono l’ammontare di questo contributo. Oltre naturalmente l’apporto del Tfr che matura dalla data di adesione in poi e dei rendimenti finanziari degli investimenti.
Sorge qualche volta la questione inerente l’obbligatorietà o meno del versamento delle relative contribuzioni poste a carico del datore di lavoro dai contratti e accordi collettivi, per esempio se l’obbligo vale anche  nei confronti di datori di lavoro che non sono  iscritti all’Organizzazione di categoria che ha  stipulato gli accordi  istitutivi di un fondo pensione. Sembrano questione di lana caprina, ma che poi hanno ricadute pratiche.
Più in particolare, rispetto alla natura di dette quote – da intendersi, nello specifico,
se di natura retributiva (differita) o previdenziale – sottintende il richiamo detti versamenti nell’ambito dell’art. 36 Cost. L’art 36 ha come  oggetto il diritto del lavoratore ad una retribuzione sufficiente e proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Secondo il Ministero del Lavoro la risposta è no. La giurisprudenza costante ritiene che solo gli elementi retributivi di applicazione generale  (es. ferie, tredicesima mensilità, riposo settimanale) possono  rientrare nel concetto di retribuzione minima di cui all’art. 36 Cost. e non eventuali   ulteriori versamenti previsti  dai contratti collettivi a favore del lavoratore .
Si rileva inoltre, che il contributo integrativo del datore è posto a carico di quest’ultimo dai CCNL istitutivi del Fondi, solo a condizione che lo stesso lavoratore versi a sua volta il contributo: pertanto, considerando che non tutti i lavoratori, benché incentivati dalle ultime legislazioni, potranno o vorranno avvalersi del sistema di previdenza complementare, esso non è di generale applicazione per tutti i lavoratori per esempio di una medesima azienda.
A tal riguardo, anche il D.Lgs. n. n. 252/2005 conferma il principio della libertà e volontarietà dell’adesione alle  forme pensionistiche, trovando applicazione tale principio anche nelle forme di modalità tacite di assenso circa il conferimento del TFR.
Lo scopo precipuo della previdenza complementare è quello  di “assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale”, scopo chiaramente ribadito nella successiva Legge n. 335/1995, all’art. 1, chiamando in causa questa volta l’art. 38 Cost.

Conseguentemente la contribuzione degli imprenditori non può più definirsi “emolumento retributivo con funzione previdenziale”, ma sono strutturalmente contributi di natura previdenziale, come tali estranei dalla nozione di retribuzione imponibile potendo (e dovendo) formare oggetto soltanto di un contributo di solidarietà alla previdenza pubblica, il quale non è un contributo previdenziale in senso tecnico (sentenza n. 421/1995).
Su questo aspetto la giurisprudenza della Corte di Cassazione,  è costantemente orientata circa la natura di retribuzione differita con funzione previdenziale delle quote destinate ai trattamenti pensionistici.
Invece i versamenti datoriali ai fondi di previdenza complementare,  considerando che dette somme – erogate peraltro,  solo a favore dei lavoratori che si avvalgono di tale sistema di previdenza e che versano a loro volta il relativo contributo – costituiscono forma di integrazione della retribuzione, continuativa e non occasionale, collegata allo svolgimento del rapporto di lavoro sono quindi da ritenersi obbligatori.
E’ infatti evidente come gli accreditamenti nel fondo di pensione complementare da parte del datore di lavoro, danno luogo in ogni caso ad una forma continuativa e non occasionale.
In conclusione anche se non specificatamente non previsto dalla legge come per i contributi da versare all’Inps, esiste un obbligo di fatto consolidato dalla giurisprudenza ed in definitiva anche se l’azienda non è iscritta al sindacato o associazione di categoria che ha istituito il fondo pensione,  basta la concreta applicazione di fatto del relativo ccnl, per renderlo anch’esso obbligatorio.
Camillo Linguella

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