Dite a Boeri che non l’hanno fatto ministro

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T. Boeri

T. Boeri

Il presidente dell’Inps considera il suo ruolo non come amministratore, ma di ministro obbligando il governo a prendere cautamente le distanze. Non l impressionano il disavanzo strutturale dell’Inps, ma i presunti benefici concessi ai pensionati. Non caccia agli evasori contributivi, ma tagli alle pensioni da 2000 euro.
Il presidente dell’Inps straripa e straparla. Boeri dopo essersi lamentano che la paga è poca, si è messo a pontificare, ad approntare progetti di legge . Certo se confrontiamo il suo compenso con quello dell’amministratore delegato delle Poste che ha ammesso di prendere più di un milione e duecentomila  euro annui, c’è da dargli ragione. Con i suoi miseri 124.000 euro fa la figura del poveraccio. Comunque quando ha accettato lo sapeva e poteva benissimo rinunciare. Non glielo ha consentito il suo narcisismo e, dallo scranno della sua poltrona, pensando forse di essere stato nominato ministro, si è messo a discettare sulle pensioni, a chi darle e a chi toglierle, come bisogna tagliare quelle in essere a cominciare dai ferrovieri, dirigenti , cioè le categorie pubblicate nella versione 2.0 delle liste di prescrizioni “l’Inps a porte aperte”.

Ditegli che non è così anche a costo di farlo rimanere male. Non l’hanno fatto ministro,  solo presidente. E non della bocciofila sotto casa, ma del più grane ente previdenziale assistenziale della UE Dare pensioni in tempi rapidi e conformi alle leggi, secondo le indicazioni del Civ .Erogare le prestazioni istituzionali, scovare gli evasori contributivi legati al lavoro nero. Questo è il compito del presidente dell’ente: fare l’amministratore. Poiché una recente riforma pensionistica in Inghilterra consente ai lavoratori di 55 anni di poter ritirare tutti i contributi previdenziali presso l’Inps inglese, per non apparire provinciale, Boeri ha pensato di introdurre il salario minimo garantito per i lavoratori che perdono il lavoro dai 50 anni in poi. Cioè, da una parte si afferma che bisogna lavorare fino a 70 anni per effetto dell’allungamento della vita e dei costi pensionistici e poi si vogliono introdurre massicci prepensionamenti mascherati. Tanto vale la pena allora tornare ai limiti di età ante Fornero, 65 per tutti e non se ne parla più.

Il 14 aprile 2015 dalle pagine di Repubblica ha illustrato il suo programma: “Pensioni il primo del mese, uscite dal lavoro flessibili, reddito minimo agli over 55″, pur concedendo che le scelte poi toccheranno al Parlamento, costringendo il ministro pro tempore in carica, Poletti a precisare: «Reddito minimo agli over 55? Prima a chi ha perso il lavoro».
Ma a parte i disappunti di Poletti, che forse non lo sopporta, il governo invece lo supporta e dopo averlo nominato ha archiviato immediatamente il problema della governance dell’Istituto. Prima che scoppiasse il caso Mastrapasqua, l’allora governo in carica ( Monti) e quello succedutogli ( Letta) promisero a breve un nuovo assetto del massimo istituto previdenziale italiano a partire dalla definizione del potere duale. Cioè un Consiglio di Indirizzo e vigilanza ed un Consiglio d’amministrazione. Nel frattempo furono nominati in rapida successione, due commissari straordinari, Vittorio Conti, di estrazione Bankitalia con il compito di dare una sistemata ai conti dopo l’innesto improvvido dell’Inpdap e Tiziano Treu, esperto di pensioni e di lavoro, ma vecchio e veneto, una nomina che fece scalpore. Ma non essendo Treu un personaggio effervescente, ma solo competente, fu sostituito dal nostro.
Chi si aspettava che Boeri desse mano alla riorganizzazione dell’Ente, portasse a termine il processo di integrazione del personale del’Inps, dell’ex Inpdap, ex Enpals ed ex Ipost, senza guardare le appartenenze, come lui stesso aveva dichiarato, migliorare i rapporti con gli enti di patronato che sono il front office dell’Istituto, risolvono un sacco di grane e per questo sono bistrattati e vilipesi, diffondere la cultura previdenziale, rendere l’Inps accessibile ( non in senso digitale), diciamo che è rimasto un poco perplesso. Scrivere per esempio circolari esplicative in linguaggio corrente e corredarle sempre di esempi. Io vorrei citare per esempio la circolare sui limiti pensionistici, quella scritta dall’Inps, la circolare 74 del 10/4/2015 e quella scritta dall’Inca Cgil, la circolare 46 del circolare limite pensionistico del 22/4/2015 che oltretutto è corredata di ben 4 esempi. Pur non potendo rinunciare ad una certa dose di burocratese, la differenza è evidentissima. Qui il discorso ritorna ai patronati. L’Inps ha potuto effettuare i vari risparmi che gli sono stati imposti dalla spending review proprio perché ci sono i patronati che, sottopagati, hanno svolto tutta la manovalanza amministrativa di cui l’Inps se n’è liberata. Oltretutto non ha personale sufficiente per i numerosi compiti che è chiamato ad assolvere.
Niente lui si sente chiamato ad assolvere ad una funzione salvifica di eliminazione dei “privilegi acquisiti”.

Il vice direttore del Corriere della Sera, Daniele Manca ha ricordato che non si può stracciare un patto che il cittadino-lavoratore ha stretto con lo Stato nel momento in cui è andato in pensione secondo quanto previsto dalle leggi allora vigenti. Infine Alberto Brambilla, di itinerari previdenziali ed ex responsabile del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale – dati alla mano – presentando il suo rapporto il 15 aprile scorso, ha evidenziato le penalizzazione subite in questi anni dalle pensioni liquidate con il metodo retributivo, ricordando che i contributi versati hanno un rendimento decrescente a partire da una certa cifra, calcolati si base annua. Le pensioni di importo medio non solo quelle alte, nel corso del tempo, hanno subito blocchi delle rivalutazione automatica e sono stati sottoposti (lo sono ancora) a una lunga sequela di contributi di solidarietà.
Incurante delle critiche, Tito Boeri, ha ribadito il suo diritto di avanzare delle proposte, diritto che non si nega a nessun cittadino. Ma in genere occorrerebbe avere magari un’investitura parlamentare tanto per sottolineare che parla anche a nome di altri e non solo in base alla sua convinzione teorico professionale.Perchè altrimenti ha solo lo stesso diritto che hanno tutti gli italiani di fare la formazione della Nazionale.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
rnitti
Scritto il 24 aprile 2015 at 16:18

Purtroppo BOeri sta proprio facendo questo: autopromozione per una prossima poltrona ministeriale. TAnto per gestire l’INPS quello che occorre ormai e’ un curatore faiimentare nominato dal ministero delle finanze.

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