La sentenza della Corte frena l’arrembaggio alle pensioni

Scritto il alle 08:42 da [email protected]

La sentenza della Corte Costituzionale aggrava il fabbisogno del bilancio, ma mette un freno all’arrembaggio alle pensioni. Ora i vari Boeri e compagnia cantando devono mordere il freno ed il governo cercare altre strade per aggiustare i conti.

Sugli effetti della sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato la norma Monti Fornero che bloccava la perequazione delle pensioni, si è scatenato il solito balletto delle cifre da sborsare. Dagli iniziali 5 miliardi si è passati subito a  10 o forse 12, ma il governo non si mostra preoccupato. Quello non si preoccupa mai. Mi viene in mente una commedia di Scarpetta, La Santarella, dove c’erano due accaniti giocatori al lotto. Giocavano  sempre numeri “sicuri” che non uscivano mai.  Puntualmente uno dei due spiegava perché i numeri previsti non erano stati estratti ma che avevano comunque vinto, perché un numero si era avvicinato alle previsioni, poiché un altro era frutto di una erronea interpretazione di un sogno eccetera. Così ripartivano con maggiore determinazione per la prossima giocata. Senza vincere.
Questa volta forse a vincere saranno i pensionati anche se l’aggiustamento dei conti del paese scricchiolerà un po’, ma non possono essere solo coloro che hanno smesso di lavorare a sostenerne l’onere. Al di là delle dispute sulla quantificazione e dell’impatto della tenuta dei conti, la sentenza della Corte Costituzionale mette fine alle discettazioni sulle pensioni. Ognuno si sentiva autorizzato a dire la sua e a proporre soluzioni. Da Boeri per finire ad Alberto Bisin, economista bocconiano,  discepolo di Mario Monti, professore dell’Università di N. York. Il quale su Repubblica del 22.4.2015 da economista si trasforma in aspirante giurista, spiegando che il sistema delle pensioni è inquinato da troppi privilegi giudicando strumentali le critiche fatte a Boeri perché difendono privilegi (non diritti) acquisiti” e senza spiegare la differenza di come si rilevano giuridicamente i privilegi dai diritti soggettivi, continua  “ l’unica patrimoniale che abbia senso in Italia in termini di efficienza economica e giustizia sociale” è l’abolizione di tali privilegi. Quindi invece di una patrimoniale che so, sui grandi patrimoni, una bella patrimoniale sulle pensioni.
Solo l’editorialista Daniele Manca  prima della sentenza sul Corriere della Sera del 15/04/2015 aveva  scritto:“Con leggerezza si parla di trattamenti pensionistici e spesso ci si dimentica, in buona o in malafede, di distinguere tra quelli già in essere e percepiti attualmente da quelli futuri. Con altrettanta poca accortezza si procede a ricalcoli che riguardano i redditi di alcune categorie, lasciando sottintendere, anche qui, dei provvedimenti. Si alimenta così nel Paese una paralizzante sensazione di precarietà.”
La sentenza comunque sconvolge i piani del governo e del Parlamento. Il 23 aprile  2015 alla Canera ed al Senato era stato approvato il documento di economia e finanza – Def –  impegnando il governo ad utilizzare parte del tesoretto di 1,6 miliardi di euro per introdurre una maggiore flessibilità nell’età di accesso alle pensioni. Ora questo impegno deve essere almeno momentaneamente accantonato anche se fonti governative fanno sapere che l’eliminazione del blocco della rivalutazione  nel 2012 e 2013 delle pensioni oltre i 1.406 euro mensili lordi, che il  problema è serio, ma gestibile senza troppi problemi, e con un impatto relativamente contenuto sui conti pubblici. La restituzione delle somme dovute ai pensionati per gli anni passati si scaricherebbe infatti, per il principio di competenza dei bilanci, sul disavanzo pubblico del 2012 e del 2013. Il  problema si porrebbe sul bilancio del 2014, che ha un deficit al limite del tetto del 3%.
Un’altra soluzione può venire dalla decisione  di non rimborsare tutti, ma solo le pensioni tre/quattro volte il minimo inps  così da ridurre i danni.
Fino al 2011, l’adeguamento era per  scaglioni: l’importo di pensione pari  fino a tre volte il minimo Inps adeguato al 100%, da tre volte a 5 volte, adeguato  al 90% mentre la parte eccedente veniva adeguata al 75 per cento. Si pensa di fare così anche per gli anni 2012 e 2013. Oppure il blocco della rivalutazione 2012-13 potrebbe rimanere ad esempio sulle pensioni superiori a sei volte il minimo ed essere agganciata al  reddito, come prevedeva, per il 2014, il decreto Letta.
Infatti nel 2014 e 2015 la perequazione non avviene a scaglioni bensì rivalutando l’assegno in funzione dell’importo complessivo della pensione. L’Unione Europea ha già messo le mani avanti. Ogni eruo speso in più, deve essere recuperato da qualche altra parte e quindi a parte la scomparsa del “ tesoretto”, della cui esistenza, fra l’altro pochi credevano, diventa realistico l’aumento dell’Iva e dell’accise. Con buona pace per il rilancio dei consumi.
Camillo Linguella
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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 9 maggio 2015 at 15:15

Giustamente si richiede la rivalutazione delle pensioni alla stato, ma perchè nella previdenza complementare non si da alcuna garanzia di rivalutazione dato che molto sicuramente la rivalutazione (tra aliquote di retrocessione, costi, tasso tecnico, tasso minimo garantito etc.. etc..) sarà irrisoria e nessuno se ne preoccupa?

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