Fondi pensione: una bussola per il futuro

Scritto il alle 08:57 da [email protected]

La previdenza complementare rimane la grande sconosciuta e quelli che ne hanno sentito parlare ne hanno un’idea approssimativa e confusa. Nel pubblico impiego, dove il grado di acculturazione teoricamente è maggiore, è invece maggiore solamente la disconoscenza del problema.
Ma in  alcuni settori della società italiana tuttavia c’è ancora consapevolezza della necessità di costruire una previdenza integrativa.  La pensione pubblica avrà coperture sempre minori, a causa del restringimento dell’occupazione che fa diminuire i contributi  previdenziali e di quello  irpef come diretta conseguenza di  redditi inferiori o della loro mancanza assoluta. Il lavoro che continua ad essere al momento precario, anche se ogni giorno i giornali ci informano di nuovi boom occupazionali, non aiuta a costruirsi una rendita adeguata e quindi ci sarebbe stato bisogno di una forte previdenza integrativa. Invece il governo per fare cassa ha penalizzato proprio i fondi pensione con improvvidi aumenti delle aliquote sui rendimenti. Aumenti che dovrebbero essere compensati da crediti d’imposta per 80 milioni se si investe in Italia.
Oltre le misure del governo,  più in generale è il peggioramento complessivo del sistema previdenziale che impongono al Parlamento, al sindacato e ai patronati, l’obbligo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di varare riforme per rilanciarla.
Il 23 aprile2015 è stato  presentatai una ricerca realizzata dall’Inca in collaborazione con l’Associazione Bruno Trentin sul sistema dei fondi pensione negoziali, ovvero tutti quelli gestiti dalle varie categorie professionali del lavoro dipendente.
Il 12, 13 e 14 Maggio 2015 a Piazza Plebiscito a Napoli, si è svolta la Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro organizzata da Itinerari Previdenziali, coordinata da Alberto Brambilla.
Al primo appuntamento è stata presentata una guida sulla previdenza molto precisa.
Si  tratta di un strumento di lavoro che  sarà utile  a tutti gli operatori del settore e più in generale a tutti quelli che vorranno capire in che cosa consiste oggi il sistema della previdenza complementare. Una ricerca, curata da Clizia Savarese, che si è trasformata quindi nella Guida più aggiornata sul sistema della previdenza integrativa. Molto interessanti (e preoccupanti) in particolare le risposte dei giovani lavoratori che continuano a sottovalutarne  l’importanza.
La maggioranza di questi, interpellati  pensa di essere troppo giovane per porsi il problema della pensione, oppure pensa che sarebbe comunque più conveniente tenere il Tfr in azienda. Alcuni sono convinti addirittura che avranno una pensione pubblica decente, come è successo ai loro padri, ma soprattutto ai loro nonni. Cosa che non sarà mai possibile.
E’ evidente che occorre rilanciare una corretta campagna informativa da parte di soggetti terzi e neutrali e nello stesso tempo fare pressione sul Parlamento e quindi sul legislatore affinché si correggano i tanti errori che sono stati fatti in questi anni sul fronte delle pensioni: a partire ovviamente dai peggioramenti necessitati nel 2011, introdotti  dalla riforma Monti-Fornero.  “Molti dei provvedimenti che si sono succeduti in questi anni hanno anche prodotto una rottura dell’equilibrio tra i diversi fattori che connotavano la riforma Dini – ha spiegato Morena Piccinini  presidente dellInca – cambiandone profondamente il senso e gli obiettivi e hanno permesso l’aumento dell’impatto negativo sulle singole persone di fattori quali la disfunzione del mercato del lavoro o le alterne fasi dell’economia”.

La confusioneè tanta ed è questo sicuramente uno dei motivi di un’adesione che continua a rimanere troppo scarsa nel mondo del lavoro dipendente. Alla fine del 2013 erano operanti 510 forme pensionistiche complementari. Di questi 39 (ora sono diventate 37) riguarda i fondi pensione negoziali di categoria che a differenza degli altri fondi non hanno scopo di lucro. Rispetto a una platea potenziale di 25,5 milioni di persone, che comprende non solo gli occupati, ma anche coloro che sono in cerca di occupazione, il tasso di partecipazione alla previdenza complementare è stato del 24,3%. Per i dipendenti del settore privato, i soli interessati dal meccanismo del conferimento del Tfr, il tasso di adesione sale al 32,2%.

L’altro grande appuntamento di  rilievo sulla previdenza complementare è stato quello della GNP a Napoli che ha trattato gli stessi temi.
Per esempio si parla tanto di “uscita flessibile”, poi si fanno un po’ di conti e la cosa viene rimandata. Se ne riparlerà forse nella prossima finanziaria. Di fronte alla grande rigidità del sistema di previdenza pubblico, di fronte al rischio di avere una percentuale costante  di disoccupazione anziana senza reddito e senza diritto a pensione  non sarebbe male se i fondi pensione mettessero a disposizione una anticipazione della rendita spettante negli ultimi anni precedenti il diritto alla pensione pubblica, una anticipazione che si possa unire ad un reddito a part-time o a prestazioni di sostegno al reddito. Insomma, di fronte ad un sistema pubblico sempre più rigido, proprio la previdenza complementare potrebbe mettere in campo soluzioni nuove che certamente non risolvono il problema, ma lo attutiscono, possibilità fra l’altro prevista dal  disegno di legge sulla concorrenza.
Come si vede sono solo i soggetti privati che si danno da fare, mentre il governo alle prese con le grane della rivalutazione, anzicchè essere stimolato ad intervenire su questa importante materia, si diletta ad immaginare solo futuri tagli sulle pensioni in essere maggiori di 3000 euro mensili lordi (pare).
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 27 maggio 2015 at 16:12

Io mi sbagliero e spero riesca a dimostrarlo ma guardando i dati covip:
http://www.covip.it/wp-content/files_mf/1415374069Agg_StatSet2014v20141031.pdf
i fondi pensione, in media, si son ripresi rispetto al TFR dalla batosta del 2008 solo nel 2014 non mi sembra un gran risultato.
E le rendite poi; le relative gestioni separate hanno avuto rendimenti inferiori al 4% che di fatto non han permesso le rivalutazioni. Altro che blocco della perequazione della Fornero. Queste il blocco l’hanno incorporato!!
E si lei pochi giorni fa aveva fatto un bel post sul retributivo che aveva ridato dignità ai pensionati nel dopo guerra. Ma la previdenza complementare di oggi non le ricorda il sistema previdenziale pre guerra? A mio avviso ci sono molte analogie.
Nella complementare unica certezza i costi… a carico degli aderenti e della collettività, per il resto è tutto un dipende.

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