Audizione Consob, serve più consapevolezza previdenziale

Scritto il alle 09:08 da [email protected]

Il  4 giugno 2015 c’è stata l’audizione della Prof.ssa Anna Genovese, Commissario della Consob,  alla Commissione Bicamerale di Vigilanza sugli enti di previdenza presso il Palazzo San Macuto  a Roma.
L’audizione è stata una buona occasione per poter illustrare ruolo e competenze dell’autorità di controllo sui mercati finanziari nell’importante settore della previdenza complementare. Infatti nel marasma riformistico/pensionistico essa diventa sempre più lo snodo centrale per la stabilità del sistema finanziario domestico, oltre che per la sicurezza delle persone. Così il secondo pilastro pensionistico è al centro di  un grande interesse politico-istituzionale anche per la sua capacità potenziale di investimento nell’economia concreta italiana, anzicchè in soli titoli del debito pubblico, così da favorire il rilancio  dell’economia reale.
Nell’ultimo ventennio il risparmio previdenziale è stato oggetto di profondi mutamenti strutturali, causati dall’esigenza di assicurare la sostenibilità nel lungo periodo del sistema pensionistico complessivamente considerato,  tenendo conto del progressivo allungamento della vita media e della necessità di garantire la stabilità dei conti pubblici, sforzandosi di far mantenere ai pensionati  un tenore di vita adeguato. Le c.d. “forme di previdenza complementare”, deputate ad affiancare la previdenza pubblica e obbligatoria sono nate per questo.
Questo  processo ha reso la previdenza italiana più simile a quella di tutti gli altri Paesi sviluppati. Tuttavia, la rilevanza delle forme di previdenza complementare rispetto alla previdenza pubblica, in Italia, è ancora molto diversa da quella di altri Stati solitamente presi a raffronto. Anche se, e pochi lo ricordano, in Italia esiste il Tfr che di fatto ha sempre costituito una sorta di “stampella” economica sia in caso di perdita di lavoro, ma soprattutto al pensionamento. Il governo aveva pertanto deciso di eliminare questa anomalia italiana dando la facoltà di riscuoterlo mensilmente. Ma gli italiani si sono mostrati restii a svuotare il loro salvadanaio per la vecchiaia.
In Italia gran parte del sistema pensionistico è ancora di natura pubblica, mentre lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari risulta estremamente contenuto. In base ai dati OCSE, nel 2013 la spesa pensionistica complessiva in Italia (erogazioni), misurata rispetto al PIL, risultava la più elevata tra i Paesi considerati nell’indagine (16% circa a fronte di una media dei Paesi Ocse inferiore al 10%). Di tale spesa, solo una minima parte è riconducibile a forme di previdenza complementare. Se il rapporto previdenza pubblica – previdenza complementare si rafforzasse, l’economia ed i pensionati ne trarrebbero un vantaggio parallelo.
Ma ad oggi sussiste ancora una scarsa conoscenza da parte delle famiglie dei benefici apportati dall’adesione volontaria a forme pensionistiche complementari. L’Italia si caratterizza, infatti, per un grado di educazione finanziaria molto contenuto che rappresenta una delle cause non solo del mancato sviluppo del settore dei fondi pensione ma anche del basso utilizzo dei servizi d’investimento a più alto valore aggiunto (consulenza e gestione di portafoglio).
Gran parte della ricchezza delle famiglie continua ad essere investita in depositi e risparmio postale (ben oltre il 45%), mentre l’investimento in prodotti del risparmio gestito si colloca attorno al 16% delle risorse finanziarie complessive.
Il mancato sviluppo in Italia del settore dei fondi pensione risultano con maggiore evidenza anche se si osservano le dimensioni relative di esso, con riferimento agli attivi. Nel 2013 il totale attivo dei fondi pensione privati italiani rappresentava il 6% circa del PIL a fronte di un valore medio dei Paesi OCSE superiore al 36%.
La Consob svolge una sua propria attività di vigilanza rivolta per la maggior parte al settore finanziario. Le attribuzioni della COVIP invece riguardano l’intero settore della previdenza complementare, fondi pensione negoziali, fondi preesistenti, fondi aperti, PIP e fondi istituiti da Casse professionali, e vertono tanto sulla trasparenza e la correttezza quanto sulla sana e prudente gestionevi. In tema di rapporti internazionali, la COVIP è l’Autorità nazionale designata a partecipare agli organismi (Unione Europea, EIOPA, OCSE) nei quali operano, ove esistenti, le autorità dei Paesi membri competenti in materia di previdenza complementare. Pertanto, nel comparto previdenziale, la COVIP assomma le competenze di vigilanza che nell’ambito degli intermediari finanziari ripartisce tra Banca d’Italia (sana e prudente gestione) e CONSOB (trasparenza e correttezza).
i giovani dovrebbero essere i destinatari diretti e indiretti privilegiati di un progetto di       educazione finanziaria, soffrendo maggiormente gli effetti delle riforme apportate al c.d. I pilastro pensionistico. L’educazione finanziaria dunque può accrescere la consapevolezza. Il grado di consapevolezza degli italiani riguardo alla propria posizione reddituale nel futuro da pensionati potrà innalzarsi anche per effetto della recente iniziativa dell’Inps, “La mia pensione”  perchè consente di simulare informaticamente il trattamento previdenziale di cui si andrà a beneficiare. Questo potrà, verosimilmente, stimolare un nuovo interesse per la previdenza complementare, intesa come integrazione del reddito negli anni dopo il pensionamento.
Non v’è dubbio che, in una prospettiva più generale, favorire la crescita dimensionale della previdenza complementare avrebbe positive ripercussioni non solo dal punto di vista sociale, in virtù dell’importante ruolo che essa svolge in termini di adeguatezza e sostenibilità del sistema pensionistico, ma anche dal punto di vista della crescita economica, in virtù delle ingenti risorse finanziarie che tale accumulazione può, medio tempore, astrattamente convogliare, almeno in parte, verso il finanziamento delle attività produttive.

c.l.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 5 giugno 2015 at 23:54

Concordo che serve più consapevolezza perchè la previdenza complementare è piena di ciofeche e bisogna imparare a riconoscerle!!!

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