La Grexit non minaccia i fondi pensione

Scritto il alle 09:20 da [email protected]

Nessuno sa cosa succederà nei prossimi giorni sui mercati finanziari e sulle economie dei singoli paesi, da quelli più solidi a quelli ancora convalescenti per le recenti crisi, fra cui anche l’Italia. Il Paese è solido assicura Padoan e bisogna credergli. Intanto la borsa apre in negativo.
Stamattina sono tutti col il fiato sospeso a vedere come reagiranno i mercati dopo la mossa ad effetto della Grecia su quelle misure minime di buon senso dettate dalla Ue, dopo che ben altre misure erano state imposte e rispettate da paesi come il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e per ultimo anche l’Italia.
Il patrimonio dei fondi pensione è oculatamente investito in titoli esteri da cui sono scomparsi illo tempore i titoli ellenici mentre la parte investita in titoli di debito italiano che potrebbe subire contraccolpi speculativi attualmente a basso rendimento, non spostano l’asticella più di tanto. Anzi l’impennata di oggi dello spread porta in alto i tassi di remunerazione. Purtroppo però un guadagno in più per i fondi, ma un salasso per il debito pubblico. Il Sole24 ore di oggi stima che un aumento di due punti avrebbe un costo finale di 10 miliardi di euro. Quando grosso modo era previsto per introdurre la flessibilità in uscita delle pensioni.
Alla fine del 2014 il patrimonio delle forme pensionistiche complementari cui fanno capo le scelte di investimento era per il 62,4 per cento costituito da titoli di debito, un punto percentuale in più rispetto al 2013; circa i quattro quinti delle obbligazioni totali era impiegato in titoli di Stato. Le azioni sono salite dal 16,1 al 16,6 per cento mentre sono del 12,6 per cento le quote di OICR. Le consistenze obbligazionarie totalizzavano 61,9 miliardi di euro; la quota di titoli del debito pubblico italiano, 27,7 miliardi di euro, è aumentata di 3,8 miliardi, costituendo poco più della metà dell’ammontare complessivo dei titoli di Stato. Gli investimenti azionari si sono attestati a 16,5 miliardi di euro (14 nel 2013); gli impieghi in azioni di imprese italiane, 805 milioni di euro, sono quasi integralmente costituiti da titoli quotati. Nel complesso, gli impieghi diretti in titoli domestici ammontano  a 30,3 miliardi di euro, il 30,6 per cento del totale; di questi, 2,6 miliardi è affluito alle imprese italiane sotto forma di quote del capitale di rischio e di debito ( fonte: rapporto Covip 2015).

Il convincimento è che superale le turbolenze dei primi giorni poi tutto si assesti e allora riemergono i problemi momentaneamente messi da parte per l’insorgere dell’emergenza greca.
Proprio qualche giorno prima che scoppiasse il rifiuto greco ad accollarsi anche misure minime di riforme, l’Ocse aveva pubblicato il il rapporto OCSE  “Affari e Finanza Outlook” reso noto il 24 giugno scorso: I bassi rendimenti minacciano i fondi pensione DB e le Assicurazioni.
Secondo l’Organizzazione di Studi economici, più che la crisi greca, è l’attuale contesto di tassi bassi che può determinare un rischio concreto per la sostenibilità finanziaria a lungo termine dei fondi pensione a prestazioni definite e per le polizze di  assicurazione.
Gli sforzi per mantenere lo stesso trend di rendimento alti come in passato al fine di corrispondere le prestazioni promesse quando i tassi di interesse erano più consistenti,  pone dei rischi molto gravi, anche quello di insolvenza.
I fondi pensione a prestazioni definite, Defined benefit (DB) sono quei fondi che al momento dell’adesione stabiliscono,  quale sarà l’ammontare della prestazione finale. In questo caso l’onere di stabilire gli asset appropriati è a carico del fondo. Lo stesso succede con le compagnie di assicurazione quando stipulano delle polizze vita. Naturalmente i premi sono proporzionati a quanto si vorrebbe riscuotere. Ma una parte significativa del montante dipende dai rendimenti degli investimenti fatti.  Essi fanno dei continui monitoraggi dei rendimenti per vedere se sono in linea con gli impegni assunti. Finchè la barca va non c’è problema, ma quando c’è un ristagno finanziario sono costretti ad  aumentare i premi mensili che gli assicurati devono corrispondere, se vogliono riscuotere quanto pattuito.
Diffusi prevalentemente all’estero, i fondi DB,  in Italia riguardano alcuni fondi preesistenti e quelli dei lavoratori autonomi. Tutti gli altri fondi di categoria, Previambiente, Cometa, Perseo Sirio ecc, sono invece a contribuzione definita. Cioè l’ammontare della prestazione dipende dal risparmio dell’aderente e dai rendimenti ottenuti.
“Generare le risorse necessarie per affrontare la sfida dell’invecchiamento demografico richiederà una migliore ripartizione globale delle risorse sugli investimenti più produttivi, ma senza eccessiva assunzione di rischi”, ha detto il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría  ala presentazione a Parigi.

Il rapporto fa anche presente il rischio reale insito nell’attuale tendenza delle aziende di distribuire agli azionisti i dividendi e riacquisti, al fine di incrementare i rendimenti a breve termine. Con la distribuzione dei dividenti o il riacquisto di propri titoli, azioni o bond,  il capitale non sarà  reinvestito in attività produttive.  Questo provocherà una contrazione degli  investimenti innovativi e ostacolerà la crescita economica.  Ci sono anche i rischi costruiti da una maggiore leva finanziaria e degli investimenti a più alto rendimento ma con maggiori rischi e di scarsa liquidità.
 Nel corso dei prossimi cinque anni, i fondi pensione sono attesi in crescita del 26% da 28.400 miliardi di dollari nel 2014 a 35,8 miliardi di dollari nel 2019;  L’ attività delle imprese di assicurazione crescerà del 33% da 28,2 miliardi di dollari nel 2014 a 37,7 miliardi di dollari nel 2019;  e fondi comuni di investimento si espanderanno del 38% da 33,4 miliardi di dollari nel 2014 a 46.100 miliardi di dollari nel 2019.
I fondi pensione e le assicurazioni devono affrontare il problema della sostituzione nel loro portafoglio delle obbligazioni ad alto rendimento sono con quelli a basso rendimento.  I più bassi tassi di interesse più bassi porteranno ovviamente  a rendimenti più bassi, un danno  per i fondi pensione, che investono circa il 40% o più del loro patrimonio in titoli a reddito fisso, inclusi titoli di stato che ora sono a basso rendimento.  Se i tassi di interesse rimangono invariati nel futuro, i fondi DB e gli assicuratori potranno trovare difficoltà al pagamento delle rendite  promesse.
Per ridurre i rischi di insolvenza, le compagnie di assicurazione devono offrire rendimenti più bassi sui nuovi contratti per ridurre le passività e, in casi estremi, di rinegoziare i termini stabiliti.  La previdenza integrativa deve completare il passaggio dai benefici definiti ai contributi definiti per i nuovi assunti.
L’OCSE Affari e finanza Outlook analizza anche la nascita di un sistema bancario “ombra” e l’impatto delle riforme del settore finanziario attuate durante e dopo la crisi.  C’è ancora molto da fare per eliminare l’attuale la sottovalutazione  del rischio di crisi e di rafforzare la capacità del sistema di assorbire gli shock futuri.
“Outlook e finanziamento” si occupa anche del  mercato delle piccole e medie imprese;  settore in cui da tempo in Italia si cercano di convogliare quelle risorse che oggi sono investite in titoli di Stato a bassissimo rendimento. Ma gli sforzi fin qui fatti, per la mancanza di garanzie del ritorno dei capitali, non ha prodotto nessun risultato. Per cui i fondi italiani continuano ad investire nei titoli esteri, specie quello dell’azionariato.  Dulcis in fundo, può darsi che l’attuale situazione venutasi a creare possa costituire un catalizzatore per una significativa inversione di tendenza e la previdenza complementare investa concretamente nelle PMI.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 30 giugno 2015 at 13:14

Mi sembra che il titolo sia molto fuorviante al limite del falso…
Ritiene che in caso di espolsione della crisi e con conseguete rischi contagio i Bond italiani e i titoli azionari Europei non ne risentano? E su quali basi?
Se i mercati crollano potrebbe spiegare perche i fondi pensioni non dovrebbero risentire di quel crollo?
In effetti, a pensarci bene, forse a ragione lei il problema non è per i fondi pensione, ma è per i poveri aderenti che richiano i propri risparmi…

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