Nuovi coefficienti, età, cura Boeri: nessun referendum salverà le nostre pensioni

Scritto il alle 09:17 da [email protected]

Ieri sono usciti i nuovi coefficienti  di calcolo della pensione, all’inizio dell’anno il decreto che innalzava di 4 mesi l’età pensionabile, alle Camere è in discussione il decreto legge che “lima” i coefficienti  di rivalutazione e infine il rapporto Boeri con le nuove minacce di istituire il contributo di solidarietà per i pensionati abbienti, senza mai citare neppure per sbaglio la previdenza complementare. Eppure c’è un fondo apposito, Fondinps, fra i tanti che dovrebbe amministrare.

Il giorno 8 luglio 2015 nella sala della Regina a Montecitorio, si è tenuta la presentazione del rapporto annuale dell’Inps. La relazione è stata svolta dal presidente dell’Istituto, Tito Boeri; è intervenuto  il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti,  presente anche  il Capo dello Stato, Sergio Mattarella
L’Inps è il più grande istituto di protezione sociale d’Europa, quando si tenga conto del fatto che quasi il 70% per cento della popolazione è direttamente coinvolta dalle sue prestazioni o del fatto che gestisce quasi un quinto del prodotto interno lordo italiano.
Questa macchina  ha dovuto reggere su di sé, in prima persona, una parte molto rilevante della domanda di assistenza generata dalla crisi. Boeri ha poi illustrato una sua proposta di riforma incardinata su 5 punti .
Flessibilità sostenibile, una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, unificazione delle posizioni assicurative (con la fine delle ricongiunzioni onerose), armonizzazione dei tassi di rendimento e nuove opportunità di versamenti perché «non si va in pensione, ma si prende la pensione». Contributo solidarietà su pensioni elevate.  Per Boeri è giusto «chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo al finanziamento di uscite verso le pensioni più flessibili».  Ma ce n’è anche per il governo, perché gli incentivi per i contratti  a tempo indeterminato forse  sono troppo costosi.  “Incentivi fiscali così potenti difficilmente potranno essere mantenuti in via per lungo tempo“.  È la valutazione del presidente dell’Inps sugli aiuti previsti nel Jobs act. Al tasso attuale di assunzioni «si può stimare che la perdita di gettito a regime di una decontribuzione triennale valida solo a partire dal 2015 sia di circa cinque miliardi. Se la decontribuzione dovesse poi continuare anche per tutto il 2016, al tasso attuale di assunzione e di utilizzo degli incentivi il costo salirebbe a 10 miliardi su base annua». La sua ipotesi di riforma che il presidente dell’Inps dichiara di aver sottoposto al governo, ma che sta già registrando le prime reazioni negative da parte delle organizzazioni sindacali. La proposta di una riforma del sistema previdenziale che preveda la flessibilità in uscita utilizzando il sistema contributivo. Utilizzare il sistema proposto da Boeri vuol dire abbassare del 30-35% le pensioni più povere.

E’ discutibile anche l’intervento sui patronati, laddove si afferma di voler “porre fine a quella logica di sostituibilità fra Inps e centri esterni (patronati, caf, consulenti del lavoro) spesso localizzati a pochi metri dalle nostre sedi, che in non pochi casi ha disorientato la nostra clientela, rinviata per la soluzione dei problemi al di fuori dell’Inps, oltre che da un servizio all’altro”.

“La logica della sostituibilità, come la chiama Boeri – spiega Fulvia Colombini, del collegio di presidenza dell’Inca – è in realtà la logica di quei milioni di cittadini che si rivolgono alle nostre strutture per avere quell’assistenza gratuita che l’Inps non è in grado di svolgere”.Se queste persone dovessero rivolgersi all’Inps, si dovrebbe prevedere all’assunzione di circa 100 mila persone. Cosa che di questi tempi non mi sembra realizzabile. Cioè mentre dappertutto si rifiuta perchè dannosa ed improduttiva, da noi si continua imperterriti a percorrere la via dell’austerity e non quella dello sviluppo.

Lo stesso Boeri è consapevole che occorrono soldi  e  personale. L’esigenza di garantire all’Inps adeguate risorse umane e finanziarie scaturisce dalla circostanza che, negli ultimi anni, l’Inps è stato chiamato a reggere sulle proprie spalle una parte consistente della domanda di assistenza generata dalla crisi finanziaria.
Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2014 è risultato pari a 881 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 436,6 miliardi e uscite pari a 444,4 miliardi), valore che supera la metà del Pil Italiano.

La gestione finanziaria di competenza evidenzia un saldo negativo di 7,87 miliardi di euro.
Il 72,5% dei pensionati percepisce una sola pensione per un valore medio mensile di 1.240 euro lordi (risultanti dalla media di 916 euro per le donne e 1.536 euro per gli uomini). Il restante 27,5% cumula due o più pensioni raggiungendo in media 1.541 euro lordi al mese (1.443 euro le donne e 1.759 euro gli uomini).
Nella ripartizione dei redditi pensionistici, si rileva che il 42,5% dei soggetti (pari a oltre 6,6 milioni) riceve una pensione , in media, pari a 700 euro lordi mensili. Tra questi il 12,1%, pari a 1,9 milioni, è al di sotto dei 300 euro. Circa 3,6 milioni di pensionati, pari a circa il 23,5% del totale, ricevono una prestazione compresa tra 1.000 e 1.500 euro e assorbono circa il 22% della spesa pensionistica annua (59 miliardi), mentre un ulteriore 17,2% di beneficiari (circa 2,7 milioni di pensionati) percepisce redditi compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili, pari al 22,2% della spesa totale .
Circa il 12,2% (pari a 1,9 milioni) dei beneficiari percepisce un trattamento tra i 2.000 e i 3.000 euro lordi assorbendo il 21,7% della spesa lorda complessiva, per un totale di oltre 58 miliardi di euro.
Infine, sono 724.250 soggetti, pari al 4,6% del totale dei pensionati Inps, a percepire pensioni oltre 3.000 euro mensili, per una media mensile di 4.336 euro lordi. Queste prestazioni hanno un costo pari a 41 miliardi l’anno e assorbono il 15,2% della spesa totale. Il rapporto tra contribuenti e pensioni in essere al 31 dicembre 2014 è in media di 129,7 iscritti su 100 pensioni in pagamento, in aumento rispetto al dato del 2013 (128).
I trattamenti di natura assistenziale in essere al 31 dicembre 2014 sono un totale di 3.731.626 (+1,6% rispetto al 2013 – 3.674.367), per un valor medio mensile di 418, destinati in maggioranza alle donne (61,4%).
Nell’ambito delle prestazioni assistenziali, il 22,7% è costituito da pensioni e assegni sociali, erogati a favore di cittadini italiani residenti, ultra 65enni e sprovvisti di redditi minimi. I trattamenti in essere al 31 dicembre 2014 sono in totale 845.824 (+1,2% sul 2013) con un importo medio mensile di 419 euro. Quasi il 47% delle erogazioni si concentra nelle regioni meridionali.
Il presidente dell’Inps si preoccupa  giustamente, dei 55 enni che perdono il lavoro ma non cita mai la previdenza complementare, come se la cosa non incidesse più di tanto sul futuro tenere di vita dei pensionati. Si critica la Dini, ma si dimentica spesso che fu concepita come un unicuum costituito da due pilastri, pensione pubblica, primo pilastro, pensione complementare, secondo pilastro. Eppure fra i molteplici fondi che l’Inps gestisce c’è anche un fondo pensione complementare, Fondinps che al momento forse non gli interessa espandere.
Il rapporto che cita di sfuggita la nuova governance dell’Ente, in realtà mette una pietra tombale sul sistema duale, perché ieri si è celebrato un modello monocratico con un protagonista a tutto campo che spazia dalla gestione alla redazione di indirizzi di politica previdenziale.

Dopo aver detto questo, c’è da ricordare che con tempismo degno di miglior causa  il DECRETO  del Mef del 16 dicembre 2014  pubblicato sulla GU del 30.12.2014 anticipò che dal 2016 per andare in pensione occorreva lavorare 4 mesi in più, poi c’è stata la rivalutazione negativa dei montanti contributivi dovuti all’andamento del Pil, negatività annullata con il Dl 65/15 in corso di conversione che però limita le future rivalutazioni. Poi c’è stato il decreto sui nuovi coefficienti  dal 2016 per il calcolo della pensione, inferiori a quelli precedenti.  In sostanza si dovrà lavorare di più per prendere di meno, dall’1 al 2% e infine la botta finale della relazione di Boeri con la fissa del contributo di solidarietà solo sui pensionati, sia pure d’oro. Ma d’oro sono anche alcune performance di attori, presentatori, giornalisti, ecc non solo i parlamentari. Quindi facciamo contribuire anche costoro. Purtroppo non c’è nessuno che indica in quattro e quattrotto un referendum qualsiasi, cosicchè ancora una volta i pensionati si devono far carico di tutte le responsabilità per la salvaguardia di un sistema economico che non li riguarda.

Camillo Linguella

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3 commenti Commenta
perplessa
Scritto il 9 luglio 2015 at 12:48

in merito alla separazione assistenza . previdenza:http://www.formiche.net/2015/02/22/inps-pensioni-previdenza-assistenza/

perplessa
Scritto il 9 luglio 2015 at 12:49

in merito alla mistificazione che si voglia calcolare le pensioni in base ai contributi realmente versati: http://www.formiche.net/2015/03/16/tutte-le-idee-populiste-boeri-patriarca/

tbtcot
Scritto il 9 luglio 2015 at 14:41

Penso io che.. giustamente Boeri non cita la previdenza complementare.. perchè per come è oganizzata/disciplinata oggi il contributo che potrà dare sarà marginale.
Ha mai visto i coefficenti per il calcolo delle rendite? Ha mai visto come queste si possono rivalutare?
Allora perchè perdere tempo, denaro e risorse?

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