E adesso dove mi iscrivo? Le tipologie dei fondi

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Sul “mercato” della  previdenza complementare esistono vari soggetti che hanno come finalità quella di erogare una pensione aggiuntiva a chi si iscrive. In linguaggio specialistico si  chiamano  forme di previdenza  complementare. Si dividono in due grosse categorie, quelle che non hanno scopo di lucro e quelle che invece che perseguono il profitto. Entrambe sono soggette alla vigilanza della Covip (Commissione di Vigilanza sui fondi Pensione).

Alla fine del primo trimestre 2015, gli iscritti  alla previdenza complementare erano 6,760 milioni; la crescita delle adesioni nei primi tre mesi dell’anno è stata di circa 220.000 unità (3,4 per cento).
I fondi negoziali hanno guadagnato circa 142.000 aderenti (7,3 per cento) per complessivi 2,086 milioni a fine trimestre. Il  dinamismo delle iscrizioni è quasi del tutto imputabile all’avvio del meccanismo di adesione automatica a Prevedi, il fondo rivolto al settore edile: nel primo trimestre del 2015, al netto delle uscite, Prevedi ha raccolto 143.000 adesioni, portando gli iscritti a quota 182.000 su una platea di 480.000 lavoratori.
Nei fondi aperti gli iscritti sono aumentati di oltre 18.000 unità (1,7 per cento); il totale a fine trimestre è di circa 1,074 milioni. Gli iscritti ai PIP “nuovi” sono 2,508 milioni, circa 62.000 unità in più (2,6 per cento) rispetto alla fine del 2014.
Il rinnovato incremento delle adesioni ai fondi di categoria può significare una molteplicità di cose, innanzitutto è il riconoscimento dei buoni risultati che questi fondi hanno saputo portare a casa. Non pochi scommettevano nella incapacità di questi soggetti, istituiti e composti da sindacati e datori di lavoro. Erano certi che  non avrebbero retto il confronto con quei soggetti, banche e assicurazioni che da una vita fanno questo mestiere.
Ma al di là di queste considerazioni, i lavoratori cominciano a maturare autonomamente il convincimento di doversi necessariamente iscriversi alla previdenza complementare, dopo che hanno indelebilmente stampato nella  memoria l’immagine dei pensionati greci in fila ai bancomat per prevelare non più di 60 euro. Una volta convintisi che la previdenza complementare è un’opportunità in più per ripararsi da ulteriori e future leggi Fornero, si chiedono a quale forma conviene aderire per avere un risultato migliore: cioè alti rendimenti, sicurezza del capitale e costi minimi.
L’offerta è ampia ed articolata, ce ne è per tutti i gusti.
Le forme di previdenza complementare disciplinati dalla legge sono:
Fondi pensione chiusi/negoziali
Fondi pensione aperti
Pip (Piani Individuali Pensionistici)
Fondi pensione preesistenti
Fondi pensione territoriali – regionali

Fondi pensione chiusi/negoziali

I fondi pensione negoziali nascono da contratti o accordi collettivi anche aziendali che individuano i possibili aderenti   in base all’appartenenza ad un determinato comparto, categoria, impresa o gruppo di imprese o ad un determinato territorio (es. regione o provincia autonoma).
Il fondo pensione negoziale è un soggetto, un’associazione, una fondazione,  con personalità giuridica. Gli organi di un fondo sono: l’assemblea dei delegati, eletti dai soci-aderenti, il Consiglio d’Amministrazione, il presidente, il collegio dei sindaci, il responsabile del fondo. Gli iscritti quindi possono incidere sulla politica del Fondo.
Per lo svolgimento di alcune attività, il fondo pensione negoziale si avvale di soggetti esterni alla sua struttura.
Le risorse sono depositate presso la Banca Depositaria, la gestione delle risorse finanziarie è affidata a soggetti specializzati (banche, società di intermediazione mobiliare, compagnie di assicurazione, società di gestione del risparmio).
Le pensioni sono generalmente erogate da una compagnia di assicurazione.
I fondi chiusi negoziali non hanno scopo di lucro. Hanno pertanto costi di gestione molto più bassi. Ognuno li può verificare confrontando “l’Isc” , indicatore sintetico dei costi che ogni forma deve obbligatoriamente pubblicare sul proprio sito web.

Fondi pensione aperti

I fondi pensione aperti sono istituiti direttamente da banche, società di intermediazione mobiliare, compagnie di assicurazione e società di gestione del risparmio. i fondi pensione aperti costituiscono, nell’ambito del patrimonio della società che li istituisce, un patrimonio separato ed autonomo finalizzato esclusivamente all’erogazione delle prestazioni previdenziali.
La gestione finanziaria del fondo aperto è svolta generalmente dalla stessa società che lo ha costituito. La banca depositaria, come per i fondi negoziali, deve essere un soggetto esterno.
Il responsabile del fondo aperto svolge la propria attività in modo autonomo rispetto alla società e ha il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti. L’interesse degli aderenti su base collettiva è tutelato anche dall’organismo di sorveglianza. Tale organismo ha il compito di controllare che l’amministrazione e la gestione del fondo avvengano in modo regolare e funzionale alle esigenze degli aderenti.
L’adesione ai fondi aperti può avvenire in forma individuale o collettiva.

Pip (Piani Individuali Pensionistici)

Le forme pensionistiche complementari individuali possono essere realizzate anche mediante specifici contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. In tal caso le regole che disciplinano il rapporto con l’iscritto sono contenute, oltre che nella polizza assicurativa, in un apposito regolamento, redatto in base alle direttive della Covip per  garantire all’aderente gli stessi diritti delle altre forme pensionistiche complementari.
Anche le risorse finanziarie accumulate mediante tali contratti costituiscono patrimonio autonomo e separato. Analogamente ai fondi pensione aperti, inoltre, è prevista la figura del responsabile incaricato di verificare che la gestione avvenga nel rispetto di norme e regolamenti e nell’esclusivo interesse degli aderenti.
L’adesione ai Pip avviene in forma individuale. Gli aderenti ai Pip, come quelli dei fondi aperti non possono decidere sulle politiche di gestione e di investimento che sono effettuate dalle società istitutive.

Fondi pensione preesistenti
I fondi pensione preesistenti sono forme pensionistiche complementari già istituite alla data del 15 novembre 1992.
L’adesione a questa tipologia di fondo avviene su base collettiva e l’ambito dei destinatari è individuato dagli accordi o contratti aziendali o interaziendali.

Fondinps

Fondinps è un fondo pensione istituito presso l’Inps, alla quale si applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme di previdenza complementare, come disposto dall’articolo 9, comma 1, del D. Lgs. n. 252/2005, ed è amministrato da un comitato nominato dal Ministro del Lavoro d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, costituito secondo il criterio della composizione paritetica dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Sono destinatari di Fondinps tutti i lavoratori dipendenti che 6 mesi di tempo a disposizione dopo l’assunzione non esprimono nessuna volontà di scelta e sono sprovvisti di un fondo specifico di riferimento.

Fondi  territoriali
Sono assimilabili ai fondi chiusi e si rivolgono ai lavoratori, pubblici, privati e autonomi di una precisa area territoriale, che può essere provinciale o regionale.
Fopadiva
Fopadiva è il Fondo pensione complementare per tutti i Lavoratori Dipendenti della Valle d’Aosta. Il Fondo è operativo dal febbraio del 2004, con l’obiettivo di garantire ai lavoratori della regione uno strumento che possa garantire un tenore di vita dignitoso durante la fase post-lavorativa.
Fopadiva, Fondo pensione negoziale di natura territoriale ed intercategoriale, è un associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo esclusivo di garantire ai lavoratori associati una pensione complementare a quella erogata dal sistema pubblico. Fopadiva è iscritto al n° 142 dell’albo dei Fondi pensione tenuto dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP).
Laborfonds
Laborfonds è il fondo pensione complementare negoziale a capitalizzazione individuale e contribuzione definita, per i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che operano nel territorio del Trentino-Alto Adige. Possono aderire al Fondo anche i soggetti fiscalmente a carico degli aderenti.
Il Fondo è stato istituito dalle parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) in forma di associazione senza scopo di lucro con il forte e concreto sostegno della Regione Trentino-Alto Adige il 2 aprile 1998 e riconosciuto con decreto del Ministro del Lavoro il 14 giugno 2000.
L’operatività di Laborfonds è stata autorizzata con delibera della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (COVIP) in data 19 aprile 2000.
Il Fondo è di proprietà dei suoi aderenti e viene governato da rappresentanti eletti dagli stessi soci lavoratori e datori di lavoro. Sono quindi i rappresentanti direttamente eletti dai soci e non istituzioni anonime lontane a controllare il futuro e la crescita dell’investimento dei risparmi dei lavoratori.
Anche il Friuli Venezia Giulia ha tentato di aprire un fondo territoriale, ma l’iniziativa non ha avuto seguito.
Solidarietà Veneto
Solidarietà Veneto – fondo contrattuale territoriale . Costituito dalla Cisl il 30 gennaio 1990 a Mestre, prima ancora dell’emanazione del dlvo 124/93, Solidarietà Veneto Fondo Pensione è al momento l’unico fondo pensione istituito da un sindacato che non ha avuto ancora imitatori. Il Fondo era stato voluto e costituito con queste caratteristiche fondamentali: aggregazione a livello territoriale regionale, fondo interaziendale e intersettoriale, base partecipativa costituita da rappresentanti anche dei soci, nessuno escluso, neanche tra le imprese. Oggi è una realtà di tutto rispetto che gli altri sindacati farebbero bene a studiare più attentamente.

Camillo Linguella

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