Tagliamo le tasse anche sulla complementare

Scritto il alle 08:57 da [email protected]

Dal 2018 secondo gli annunci pubblici, fatti in una riunione privata, dovrebbero essere ridotte le tasse sulle pensioni, presumibilmente mediante l’erogazione del famoso bonus degli 80 euro che il governo definisce  una riduzione della tassazione. Non tutti sono d’accordo su quest’interpretazione perché considerano gli 80 euro un aumento della spesa , poi non sarebbe  per tutti.

Questo  avviene all’indomani della conversione del DL 65/15 che ha consentito solamente una parziale e minoritaria  restituzione ai pensionati la mancata perequazione prevista dalla sentenza della Corte Costituzionale 70/2015 per mancanza di fondi. Forse anche di questo se ne parlerà nel 2018.
Le tasse servono a finanziare i servizi che la collettività offre ai cittadini ed ai residenti.  Ridurle significa mettere a repentaglio la qualità e la quantità dei servizi pubblici offerti. Molte volte questi sono così rari e scadenti che non se ne accorgerebbe nessuno. E’ pur vero che per chi le paga le tasse, il carico fiscale è uno dei più alti in Europa. Per cui una riduzione generalizzata accompagnata da un equivalente recupero di evasione fiscale dovrebbe far contenti tutti. Meno gli evasori, ovviamente.
Il capo del governo, nella veste di segretario di partito, annunciando la decisione, ha indicato le priorità partendo dall’imposta sulla casa, Imu e Tari, le più odiate dagli italiani. Dopo di che ognuno si è messo ad indicare una propria priorità. Invece che l’Imu bisogna favorire il lavoro, i giovani eccetera. Insomma le solite giaculatorie.
Il tutto mentre i cerberi della Comunità Europea, ancora sfiancati con la battaglia greca, già sono in preallarme e vogliono vedere dove si prenderanno  i soldi senza superare la fatidica soglia di disavanzo del 3% che poi dovrebbe essere del 2.7 % per un saldo finale dell’1.8%.
Mi ricorda, mi si scusi la digressione parecchio opinabile, della filastrocca che recitavamo da bambini. All’epoca non c’erano i videogiochi e ci divertivamo così: “I quattro evangelisti erano tre, Caino e Abele, il quale morì.”
Anche noi ci vogliamo inserire nella folta schiera dei suggeritori  su dove intervenire. Una proposta tutto sommato fattibile perché modesta, senza grosse ambizioni, agevolmente inseribile nei  50 miliardi che costerebbe la proposta Renzi.  Vorremmo suggerire che a partire dall’anno prossimo si restituisca la perequazione completa a tutti gli aventi diritto e che si smetta di giocare con le 5 carte messe sul tavolo  pensionistico da Boeri. Pensasse, all’Inps che ha già tanti problemi di suo.
Al termine del percorso, cioè del 2018, vorremmo  che si alleggerisse la tassazione sulla previdenza complementare e si equiparassero le regole fra settore pubblico e settore privato.
Proprio quest’anno, prima della illuminazione sulla via di Damasco, il governo ha pesantemente penalizzato la previdenza complementare con forti aumenti di aliquote,  dall’11% al 20%, quelle sui rendimenti,  e dall’11 al 17% quella sulla rivalutazione del tfr.
I sistemi di tassazione della previdenza complementare in Europa si basano sul cosiddetto EET, Esenzione dei contributi, esenzione dei rendimenti finanziari, tassazione agevolata sulle rendite.
In Italia c’è invece ETT, cioè esenzione dei contributi, tassazione dei rendimenti , tassazione delle rendite.
Ora per venire incontro alla levata di scudi nella stessa legge finanziaria di quest’anno il governo ha introdotto il credito d’imposta.  A decorrere dal 2015, alla previdenza complementare è riconosciuto un credito d’imposta pari a 80 milioni di euro a condizione che i proventi assoggettati alle ritenute e imposte sostitutive siano investiti in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine individuate con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. Pare che questo decreto sia stato finalmente registrato dalla Corte dei Conti e dovrebbe essere pubblicato in GU a breve. Ma non risolve niente né per il rilancio dell’economia nel suo complesso, né porterà sollievo apprezzabile  ai singoli iscritti alla previdenza integrativa.
Per cui la strada maestra dovrebbe essere il ripristino della situazione quo ante, magari sempre con qualche stringente indicazione di investimento nella nostra economia.
Altra situazione da sanare è quella dell’eliminazione delle persistente differenze fra il settore di lavoro pubblico e quello privato. In questo caso la data del 2018 dovrebbe essere anticipata.
La previdenza complementare è disciplinata dal decreto legislativo 252 del 2005. Esso, come stabilisce il decreto stesso, non si applica ai dipendenti pubblici. Per questi continua ad applicarsi il decreto legislativo 124 del 1993, meno favorevole, specie sotto il profilo fiscale.
Le regole vigenti con il d.lgs. 124/93
I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile entro il limite più basso tra:
• Il 12% del reddito complessivo
• L’importo assoluto di € 5164,57 annui
• Il doppio del TFR versato a previdenza complementare
Cosa prevede il   d. lgs. 252/05
I contributi versati sono deducibili dal reddito :
• Entro il limite assoluto di € 5164,57 annui
• I lavoratori di prima occupazione successiva all’entrata in vigore del decreto i quali nel primo quinquennio, versando contribuzioni ridotte usufruiscono di una deducibilità inferiore a quella massima fruibile,  possono usufruire nei successivi 20 anni di una deduzione maggiore, rapportata a quella non fruita, nel limite massimo di ulteriori 2.582,29 € annui.
Regime fiscale delle prestazioni
Le regole vigenti con il d.lgs. 124/93
• Le prestazioni in forma periodica vengono tassate:sulla base imponibile al 31/12/2000 nella misura dell’87,50% e per le somme maturate successivamente con tassazione ordinaria, al netto di quanto già tassato
• Le prestazioni in capitale sono soggette a tassazione separata.
Cosa prevede il  d. lgs. 252/05
• Sia per le prestazioni in forma periodica che per le prestazioni in capitale viene applicata una ritenuta nella misura del 15% (sostitutiva). Per ogni anno successivo al 15° di partecipazione alla forma complementare c’è una riduzione annua di 0,30 punti sino ad un massimo di 6 punti.
• Cioè da una parte si paga con l’aliquota media del 27% e per i privati si può scendere al 9%!
Anticipazioni e riscatto.
Le regole vigenti con il d.lgs. 124/93
• Anticipazioni: è utilizzato il criterio della tassazione separata, sull’ammontare anticipato, al lordo delle rivalutazioni già tassate ed al netto dei contributi non dedotti. Alla definitiva liquidazione si conguaglia l’imposta già versata
• Riscatti: se per cause non dipendenti dalla volontà del lavoratore e del datore è utilizzato il criterio della tassazione separata. Diversamente si applica la tassazione ordinaria,  ma al netto di quanto già tassato.
Cosa prevede il  d. lgs. 252/05
• Anticipazioni: per spese sanitarie la ritenuta è pari al 15%, con riduzione di 0,30 punti per ogni anno successivo al 15°; per gli altri tipi di anticipazione l’aliquota è del 23%
• Riscatti: per riscatti per morte la ritenuta è pari al 15% con riduzione di 0,30 punti per ogni anno successivo al 15°di partecipazione alla forma complementare; per riscatti per cause diverse l’aliquota è del 23%.
Camillo Linguella

 

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 28 luglio 2015 at 08:38

Cose più che togliere tasse toglerei l’iniquo sussido fiscale che costa allo stato e non da garanzie ai lavoratori.
O meglio lo darei solo a che si impegna a dare garanzie in termini reali e non monetari nei confronti degli iscritti. Allora si che la spesa sarebbe giustificata.
La previdenza complementare per come é disciplinata ora rischia solo di creare maggiore povertà (chiaramente tra gli iscritti). A mai visto il meccanismo di calcolo e rivalutazione delle rendite?
A chiacchiere sono tutti fenomeni ma allora mettiamo lo nero su bianco.. E siccome ti impegni, come fondo, io stato ti aiuto, perché ho un utilità sociale. Non si buttano i soldi al vento. Come chiede lei!!!
Basta con gli sprechi il tempo é passato!!

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