Se la riforma dell’Imu affossa le pensioni

Scritto il alle 08:56 da [email protected]

Povero Poletti, fa tenerezza. E comunque visto che non si dimette mai, è anche un ottimo incassatore.
Appena qualche giorno fa aveva dichiarato che sulle pensioni qualcosa si poteva fare, anche a costo di spendere degli euro. Non si erano ancora spenti gli applausi dei diretti interessati, specie quelli che volevano andarsene prima dei 67 anni di età, parlo di operai, manovali, edili, braccianti, perché gli altri, professori universitari, primari, managers e affini anche 80 anni va bene, che è stato smentito per l’ennesima volta. Bloccata la settima salvaguardia.
E stavolta non dal semplice Boeri, che anche da semplice sottoposto comunque gli detta l’agenda. Proprio fidando sulla condiscendenza di Boeri che è ben visto al cuore del potere, gradimento accresciuto dopo l’attacco alle pensioni dei sindacalisti, che Poletti si era sbilanciato.
Lo stop è arrivato da Renzi in persona. Che anche lui si è rimangiato una precedente apertura sulle pensioni flessibili. “Se una donna a 62 anni preferisce stare con il nipotino rinunciando 20-30 euro ma magari risparmiando di baby sitter – dichiarò il presidente del Consiglio – bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.
Una dichiarazione di forte impatto mediatico, ma che agli analisti non sarebbe dovuto sfuggire l’inciso : “sempre con attenzione ai denari” che la svelava subito come non attuabile. Infatti visto che tutti davano la cosa per realizzata, ci ha pensato lo stesso Renzi a precisare come la flessibilità va bene solo se non comporta nuovi oneri. A costo zero come si dice in questi casi.
Ora torna tutto in alto mare e la flessibilità in uscita si infrange sui costi.
I soldi per finanziare l’operazione al momento non ci sono. Secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri essa costerebbe circa 10 miliardi di euro. L’alternativa per i dipendenti che vogliono lasciare il posto prima di quanto previsto dalla legge Fornero, è quella di vedersi tagliata la pensione fino al 30%, calcolando tutto con il sistema retributivo. Circostanza smentita dallo stesso Boeri, quindi presumibilmente vera. Per questo, scrive Repubblica, il governo ha già deciso che nella legge di Stabilità per il 2016 cambiamenti per le pensioni non vene saranno. Se ne riparlerà nel 2017. Si ripete esattamente lo stesso copione della preparazione della legge di stabilità di quest’anno. Si disse allora che se ne sarebbe parlato nel 2016 ( sempre il solito Poletti ad affermarlo) e ora si slitta nuovamente all’anno prossimo. Il Sole24 Ore, conferma invece che si procede com’era stato presto, la messa a punto di due interventi appositi per lo sblocco dell’opzione contributiva per le donne che vogliono ritirarsi dal lavoro con 57 anni (58 se autonome) e 35 di versamenti con calcolo dell’assegno solo contributivo e per un settimo intervento di salvaguardia per i lavoratori esodati.
Si ricorda che le donne che optano avranno una decurtazione dell’assegno tra il 25 e il 30%.

In questo caso le risorse teoricamente ci sono perché sono avanzate dai precedenti provvedimenti, in quanto i richiedenti sono stati minori di quanto preventivati.
La settima salvaguardia riguarderebbe una platea di circa 25-26mila lavoratori esodati. I risparmi delle prime sei salvaguardie dovrebbe aggirarsi attorno ai tre miliardi (sui 12 stanziati) e utilizzando queste risorse con un sistema di slittamento dei termini di riconoscimento si potrebbe alzare la platea degli esodati tutelati da 170mila a circa 190mila senza maggiore spesa.

Invece, nella riunione odierna alla Commissione Lavoro della Camera con il Mef, il ministero del Lavoro, l’Inps e la Ragioneria Generale dello Stato per varare la settima salvaguardia è giunto inaspettato l’alto là del Mef. Esso sostiene che i soldi non spesi per le salvaguardie precedenti, sono tornati nelle casse dello Stato e non potranno essere più utilizzati. Secondo quanto ha detto il presidente della commissione Cesare Damiano, la posizione del ministro del Lavoro Poletti, per quello che conta,sarebbe diversa.

Riguardo all’opzione donna, tra il 2009 e il 2013 sono state poco più di 16mila le lavoratrici che hanno utilizzato questa via di anticipo con penalizzazione della pensione, con una crescita negli ultimi anni dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero, tanto che nel 2014 si sono aggiunte altre 12mila domande.
Sulla flessibilità I tecnici dell’Economia e di palazzo Chigi continuano a lavorare per trovare delle soluzioni magari da inserire in extremis nella legge di stabilità. Perché nel medio-lungo periodo il meccanismo delle penalizzazione consente alla spesa previdenziale di autoequilibrarsi, è solo nell’immediato che occorre una copertura finanziaria. Che era quella promessa e poi rimangiata da Poletti.
Tutto questo tira e molla e, usiamo un parolone, di “ingiustizia sociale”, non fa che ingenerare sempre maggiore confusione ed incertezza.
Da una parte si fanno proclami di assoluta certezza, come quelli relativi all’abolizione dell’Imu a tutti indistintamente sia che si abita un monolocale che in una villa con piscina ( dal 16 dicembre non vi sarà più l’Imu!), dall’altra, quando si parta di pensioni, si vagola nella nebbia. “ Si, forse, vediamo, faremo….” Su questa scelta pesano anche i veti della Ue. Poiché il governo non distribuisce ricchezza già prodotta, ma quella che dovrebbe essere prodotta domani, deve chiedere clemenza a Bruxelles, che forse gliela concederà sull’Imu, ma non sulle pensioni, dopo tutto quello che è stato imposto alla Grecia.
Ed anche quella generosità che si sarebbe voluto concedere alla nonna che accudisce il nipotino, che magari sopperisce all’assenza di asili nido, non era gratis. La nonna in questione avrebbe dovuto cedere, o cede comunque se sceglie l’opzione donna, il 20/30% della sua pensione.
Eppure sono questioni ineludibili. E’ vero che la previdenza complementare, qualora tutti vi fossero iscritti avrebbe dovuto coprire quel 20/30% di riduzione dell’assegno Inps, ma bisogna ricordarsi almeno due cose:
1 – rispetto alle donne, quando in primis, per effetto della sentenza dell’Unione Europea, l’età delle dipendenti del pubblico impiego fu elevato da 60 a 65 anni, si affermò che i risparmi ottenuti sarebbero stant6i reinvestiti nel welfare femminile. Cosa che non è stata mai fatta;
2 – il limite di età della Fornero, di cui la stessa autrice in una recente intervista ha riconosciuto essere troppo elevati, non può andare bene fisiologicamente per tutte le categorie. Ad una certa età certi lavori non si possono più svolgere. Si aumenta il rischio di incidenti e di malattie che costituiscono comunque un costo a carico dello Stato.
Camillo Linguella

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