Il patrimonio planetario dei fondi pensione ha superato i 15 mila miliardi di dollari

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Le attività dei principali fondi pensione sono raddoppiate negli ultimi dieci anni: L’Italia anche se in coda incrementa la raccolta, ma la collaborazione degli asset  con la Cassa depositi e Presiti è svanita.
Secondo l’indagine annuale Pensions & Investments di Towers Watson, reso noto lo scorso 8 settembre 2015, il totale del patrimonio gestito dai 300 più grandi fondi pensione a livello mondiale è cresciuto del 3% nel 2014 (rispetto a circa il 6% del 2013) per raggiungere un nuovo massimo di oltre 15.000 miliardi di dollari. In Italia si è registrata una crescita altrettanto significativa. La COVIP ha calcolato che a fine 2014 il patrimonio dei fondi pensione italiani è arrivato a quota 131 miliardi di Euro, con un incremento del 12,4% rispetto all’anno precedente.
Nel corso del 2004, dieci anni fa, il totale gestito dai Top 300 Fondi pensione era cresciuto del 27%, raggiungendo quota 8.4 mila miliardi di dollari e superando il precedente record di 6.6 mila miliardi raggiunto a fine 2003. L’indagine, condotta in collaborazione con la rivista americana Pensions & Investments, mostra che le aree geografiche caratterizzate dal maggiore tasso di crescita quinquennale composto sono state il Nord America, con una crescita dell’8% negli ultimi 5 anni, seguito dall’ Europa (oltre il 7%) e dall’Asia-Pacifico (intorno al 4%). L’indagine evidenzia inoltre che i più grandi 300 fondi pensione al mondo attualmente rappresentano circa il 43% del patrimonio previdenziale globale1.
Secondo l’indagine, i fondi a prestazione definita (DB) rappresentano il 67% del totale dei patrimoni in gestione, in calo rispetto al 75% di cinque anni fa. Durante il 2014, gli asset dei fondi a contribuzione definita (DC) sono quelli cresciuti maggiormente (quasi il 5%) seguiti da quelli a prestazione definita (DB) (circa 4%) e dai fondi di riserva2 (circa1%), mentre quelli ibridi sono diminuiti del 2%
Dieci anni fa pensare ad un raddoppio economico dei fondi pensione a livello globale sarebbe stato definito un azzardo. In Italia, che rimane un coda, questo valore è più che triplicato. La sensazione ancora diffusa è che il settore, pur avendo incrementato i propri asset, non si sia ancora focalizzato a sufficienza sui bisogni dei beneficiari finali e sulla minimizzazione dei costi di gestione. Il focus esclusivo sui rendimenti ha determinato infatti, da un lato il consolidamento di rischi eccessivi in portafoglio, dall’altro una lievitazione dei costi a livelli eccessivi. I fondi principali si stanno già muovendo per risolvere tali problematiche e certamente ci possiamo aspettare un settore molto diverso nei prossimi 10 anni; forse anche prima dato l’inesorabile spostamento verso fondi a contribuzione definita, dove il beneficiario finale viene effettivamente al primo posto.
Secondo la ricerca, gli Stati Uniti restano il Paese con la maggiore quota di attività gestite da fondi pensione, pari al 38%; il Giappone ha la seconda quota di mercato corrisondente a circa il 12%. L’Olanda, con il 7%, detiene la terza posizione, mentre Norvegia e Canada sono rispettivamente in quarta e quinta posizione con oltre il 6% ciascuno.
Alessandra Pasquoni di Watson Tower ci riporta alla situazione attuale. A parte la crisi dell’eurozona e della Cina, sicuramente a breve ci potrà essere una progressiva riduzione delle misure straordinarie poste in essere da governi e banche centrali per sostenere i mercati azionari durante la crisi finanziaria del 2007. In un contesto di progressiva riduzione degli effetti prodotti dal quantitative easing della Fed, e con i mercati finanziari destinati ad un ritorno, più o meno complesso, alla normalità, questo sempre secondo la Pasquoni, ma non mi sembra che questa sia l’aria che tira, il tema di una diversa e ampia diversificazione sta tornando sempre più attuale per i fondi pensione. A livello mondiale i fondi diversificheranno gli asset, muovendosi da investimenti in titoli azionari verso altre classi di attività e continuando a ridurre il livello complessivo di rischio dei loro portafogli, al momento esclusivamente focalizzati nella massimizzazione del rendimento.
I Fondi sovrani3 continuano ad essere ben presenti in classifica: 27 di essi, con un valore di circa 4.200 miliardi di dollari, rappresentano il 28% dei patrimoni. I 114 fondi del settore pubblico inclusi nella ricerca hanno un valore pari a 6.000 miliardi dollari a fine 2014, corrispondente al 39% del totale. Fondi settoriali di natura privata (60) e Fondi aziendali (99) rappresentano rispettivamente il 14% e il 19% del patrimonio gestito considerato.
In Italia nel corso del 2015 non ci dovrebbero essere grossi mutamenti negli asset. Si aspetta di vedere come inciderà, nella determinazione degli investimenti il Dm sul credito d’imposta che li canalizza verso investimenti di lungo periodo, dove esistono tante idee e pochi progetti concreti.
Una strada che sembrava positivamente intrapresa, quella di una collaborazione fra i Fondi Pensione italiani e la Cassa Depositi e prestiti, con l’andata via di Bassanini,con il quale erano stati individuati percorsi concreti, sembra essere al momento, completamente dimenticata.
C.l.

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