La trasformazione del lavoro da pubblico a privato. Effetti pensionistici

Scritto il alle 09:01 da [email protected]

Nella trasformazione del rapporto di lavoro dal settore pubblico a quello privato è importante tutelare l’aspetto pensionistico – previdenziale. Chi è iscritto alla previdenza complementare trasferisce la posizione al nuovo fondo di riferimento.

Anche se meno frequente che nel passato, accade ancora che alcuni servizi pubblici vengano privatizzati. Oppure che dei lavoratori pubblici vista la riduzione degli organici statali, spontaneamente, prima che li “esodano”, cercano un impiego privato.
Le privatizzazioni rispondevano al principio non rivelatosi veritiero di maggiore efficienza e minori costi.
Abbiamo visto che cosa è successo con le aziende municipalizzate. Forse nella prossima legge di stabilità saranno sottoposte veramente ad una salutare anche se tardiva cura dimagrante e rivitalizzante. Queste operazioni oltre ad avere ricadute sul mercato dei servizi, hanno delle ricadute sul personale, ai fini della loro carriera, retribuzioni ed effetti pensionistici.
Quando un lavoratore pubblico, pure in presenza di un contratto a tempo indeterminato, come ad esempio un dipendente delle Camere di Commercio oppure della Forestale, i dipendenti delle ex province, delle Asl , di propria volontà, vista la mala parata, cerca, riuscendovi, un impiego nel settore privato, la sua iscrizione previdenziale passa automaticamente presso il Fondo Pensione lavoratore dipendente, se il nuovo lavoro consiste in un lavoro appunto da dipendente. Se invece si tratta di un lavoro atipico, viene iscritto alla gestione separata. I periodi pregressi possono essere ricongiunti ai sensi dell’art 1 della legge 29/79 oppure cumulati.
Diverso è il caso di trasformazione di un Ente pubblico a società privata. Quando si stipula il protocollo d’intesa con le Organizzazioni sindacali, si disciplinano anche gli effetti pensionistici e si prevede una possibilità di scelta degli interessati, la cosiddetta opzione.
Le tipologie di trasformazioni sono molteplici ma tutte riconducibili a tipologie standardizzate.

Enti soppressi o interessati a processi di mobilità. Conservazione della posizione previdenziale.
In questo caso i dipendenti conservano l’integrità della posizione previdenziale anche quando particolari vicende che modificano il rapporto di lavoro precedentemente instaurato, potrebbero pregiudicarla o limitarla.
Fra tali forme di intervento rientra la disciplina della l. 27 ottobre 1988 n.482, relativamente al trattamento di quiescenza e previdenza del personale degli enti, gestioni e servizi interessati a provvedimenti di soppressione, scorporo o riforma, trasferito o assegnato alle Regioni od Enti locali, ad altri Enti pubblici e ad Amministrazioni statali.
In particolare la norma prevede per il personale trasferito, l’iscrizione al regime pensionistico previsto per i dipendenti dell’ente di destinazione; per la ricongiunzione di
tutti i servizi e periodi assicurativi connessi con il servizio prestato presso le
diverse amministrazioni, si applicano le disposizioni di cui all’art.6 della l. 7 febbraio 1979 n.29 ( ricongiunzione gratuita), legge 5 marzo 1990 n.45 e d.lgs. n.42 del 2 febbraio
2006.
Al fine di garantire la “unicità” della posizione assicurativa è prevista una disciplina (art.6, legge 29 dicembre 1988 n.554) di carattere generale per il personale dipendente di un ente pubblico interessato a tali processi.
Il diritto d’opzione
Di particolare importanza è la facoltà di opzione per il mantenimento del regime pensionistico di provenienza, in sostanza mantenere l’iscrizione all’ex Inpdap. L’opzione è irrevocabile.

Nei processi di privatizzazione i lavoratori sono soggetti, nella tutela previdenziale alle sorti del “nuovo” datore di lavoro che non è più un soggetto pubblico, ma privato.
In questo caso, il legislatore è intervenuto con l’art.5 della L.274 del 1991 prevedendo che i dipendenti degli enti pubblici e delle aziende municipalizzate o consortili che transitano a società private per effetto di norme di legge, di regolamenti o convenzioni, che attribuiscano alle stesse società le funzioni esercitate dai citati enti pubblici ed aziende, possono optare per il mantenimento del regime previdenziale pubblico in godimento.
Ciò al fine di garantire ai lavoratori il trattamento previdenziale da essi ritenuto più favorevole nel momento del cambiamento di natura giuridica del datore di lavoro (ma anche per “attenuare” la resistenza alla privatizzazione).
La facoltà del lavoratore interessato di scegliere il mantenimento del regime previdenziale di provenienza, è possibile anche per i dipendenti degli enti che perdono la loro natura giuridica pubblica.
I dipendenti degli enti locali transitati ad aziende private, possono optare, ex art.5 l.n.274/91 per il mantenimento dell’iscrizione all’ ex Inpdap.
Effetti previdenziali
I lavoratori si devono preoccupare anche della buonuscita, perché essa si prescrive se non viene richiesta entro 5 anni.
Per es. l’art. 20 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032, dispone che il diritto alla buonuscita da parte dell’ex iscritto o dei suoi aventi causa si prescrive nel termine di cinque anni dalla data in cui è sorto.
Oppure succede che in caso di passaggio di dipendenti pubblici alle Autority, l’Inps, Gestione dipendenti pubblici, non consideri il rapporto di lavoro senza soluzione di continuità liquidando il trattamento di fine rapporto all’atto del passaggio nel nuovo posto di lavoro.
Ma il trattamento di fine rapporto, trattandosi di accantonamento annuo di quote, non reca nessun problema.
Il problema nasce per coloro che sono in godimento del Trattamento di fine servizio che non vogliono la liquidazione all’atto del passaggio, ma vogliono una sola liquidazione da calcolarsi sull’ultima retribuzione che è ben maggiore e quindi comporta una buonuscita molto più consistente. Comunque la quasi totalità delle sentenze riconoscono il diritto al Tfs calcolando tutto il servizio come ininterrotto.
Su questo aspetto c’è un vivo contenzioso dove finora l’Inps ha quasi sempre perso.
Per coloro, pochi in verità che sono iscritti alla previdenza complementare, al Fondo Perseo Sirio, Espero, o ad un Pip, possono continuare a rimanere iscritti nel fondo di provenienza, oppure chiedere il trasferimento di tutta la posizione maturata presso il fondo di categoria di riferimento.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 14 settembre 2015 at 13:33

Bel post informativo… finalmente complimenti.

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