Bene gli investimenti istituzionali 2014: + 7%

Scritto il alle 09:16 da [email protected]

I fondi pensione e le altre forme complementari hanno avuto lo scorso anno risultati di tutto rispetto. E’ il modo più chiaro per incrementare le adesioni alla previdenza complementare. Specie se la ripresa si consolida.

Nella previdenza complementare del nostro Paese i principali Investitori Istituzionali sono i Fondi pensione negoziali, i Fondi Pensione Preesistenti (FPP), le Casse di Previdenza Professionali e le Fondazioni di origine bancaria. Poi ci sono le banche, le assicurazioni e le Sgr che tuttavia operano con schemi differenti.
Il 16 settembre 2015 a Roma, Itinerari previdenziali ha presentato il “Report annuale su iscritti, risorse e gestori dei patrimoni previdenziali per l’anno 2014”. Il “Report”, giunto alla seconda edizione, si pone l’obiettivo di fornire un quadro quantitativo di questi operatori, sugli aderenti attivi e pensionati per i fondi pensione e delle casse previdenziali, sul patrimonio, sui soggetti gestori ai quali questi patrimoni sono affidati. Dalla rilevazione si ricavano una serie di dati che consentono a tutti di disporre in modo semplice di una serie di informazioni spesso non sempre disponibili. I dati esposti nel Report, sono rilevati dai bilanci ufficiali e dalle note informative degli Enti. Il dato più importante è il rendimento medio del 7%, difficilmente replicabile è vero, ma non azzzerabile come invece avviene per il Tfr che si rivaluta in base al tasso di inflazione. Che rimane vicino allo zero assoluto.

Il patrimonio totale dei 471 Investitori Istituzionali rilevati, ammonta al 31/12/2014 a 207,738 miliardi di €, dei quali circa 108 (oltre il 50%) sono affidati direttamente o indirettamente a gestori professionali. Nel 2014 il flusso di nuove entrate tra proventi patrimoniali, contribuzioni (al netto delle prestazioni) e dividendi, è ammontato a 16,126 miliardi, segnando un incremento patrimoniale del 7,74% rispetto al 2013. La gestione delle risorse dei Fondi Aperti e dei Pip è per oltre il 90% realizzata dalle stesse società (Sgr, banche e assicurazioni) che li hanno istituiti e investono prevalentemente in strumenti finanziari e titoli in modo simile alle polizze o agli Oicr della casa. L’unica grande società che affida all’esterno la gestione delle risorse è Poste Vita che delega la gestione a Pioneer e Bnp Paribas.
In totale il numero degli italiani iscritti alle varie tipologie di Fondi Complementari è di 6,54 milioni pari al 26,5% del potenziale dei lavoratori attivi; a questi vanno aggiunti 1,6 milioni di iscritti alle Casse Privatizzate.
Negli anni il patrimonio degli Investitori Istituzionali è continuamente aumentato; nell’ultimo decennio si è passati dai 114,8 miliardi di € del 2004, agli attuali 208 circa, con un incremento dell’81%. Le Fondazioni di origine bancaria sono le uniche ad aver visto ridursi il patrimonio soprattutto a causa della crisi economica che ha molto ridotto il valore della banca conferitaria e che tuttavia nel 2014 hanno ripreso a crescere dai livelli segnati nel 2013.
Per quanto riguarda la tipologia dei mandati si evidenza un’elevata concentrazione sui bilanciati obbligazionari, con 121 mandati con Pioneer, Eurizon e State Street tra i più gettonati; seguono 61 mandati Bilanciati classici con State Street, Eurizon ed Amundi tra i gestori preferiti; ancora importante anche se in riduzione la quota dei mandati con rendimento minimo garantito la gran parte dei quali è gestita da UnipolSai, Cattolica Assicurazioni e Generali. I mandati monetari sono prevalentemente affidati a Eurizon, Generali IE e Pioneer. Da rilevare anche oltre una trentina di mandati con garanzia di capitale gestiti in gran parte da Pioneer, UnipolSai, Generali e Cattolica. Infine rileviamo 29 Bilanciati Azionari (con Pioneer, Candriam ed Axa in evidenza) e pochi mandati obbligazionari. Le linee bilanciate sommate tra loro valgono circa 31 miliardi e quindi riflettono bene il senso di moderata prudenza dei fondi di categoria.
Dopo l’illustrazione del Report sono intervenuti alcuni esperti, fra cui il capo della segreteria tecnica del Ministero del Lavoro Bruno Busacca e a conclusione il viceministro del Mef Pierpaolo Baretta.
Per il ministero del Lavoro il panorama della previdenza complementare e delle casse professionali è troppo affollato. Bisogna ridurre il numero dei soggetti attraverso operazioni di fusioni così da permettere migliori economie di scala massimizzando i risultati. Decisamente contrario invece si è pronunciato il segretario generale di Assofondipensione Biagio Ciccone anche in considerazione che molti piccoli fondi funzionano bene con costi bassi e risultati di tutto rispetto. Come a dire che le decisioni devono essere prese autonomamente dai fondi e non imposti dall’alto, come è stato fatto per esempio, in campo di previdenza obbligatoria, con la fusione a freddo dell’Inpdap con l’Inps.
Baretta, politico più navigato, la prende alla lontano cominciando con l’esaltazione della ripresa che si intravede. E appunto, da buon politico mette le mani avanti dicendo che essa si presenta come i germogli in primavera. Se arriva un’improvvisa gelata, si perde il raccolto. Infatti tutte le positività registrate sono anteriori alla crisi cinese e non disponiamo di dati aggiornati. L’unico dato “sensibile” ce lo dà l’indice Mibtel che all’inizio dell’anno era di 24 mila punti ed oggi arranca fra i 21 mila ed i 22 mila. Cioè a fronte di una previsione di crescita dallo 0.7 allo 0.9%, c’è una perdita secca e reale di 3000/4000 punti della Borsa di Milano, dove in sostanza c’è l’economia reale.
Tuttavia ha aggiunto Baretta che la ripresa oltre che da meri indicatori statistici, si nutre di un bene immateriale che è la fiducia. Se manca questa non c’è prospettiva. La mancanza di fiducia deprime anche le nuove adesioni.
E’ indubbio che ci vuole una nuova campagna di informazione ed una diversificazione degli investimenti.
Sull’aumento della tassazione dei rendimenti dei fondi pensione, il vice ministro ha fatto una sorprendente dichiarazione affermando che essa è dovuta ad una visione ( governativa) che assimila il risparmio previdenziale a puro risparmio finanziario,  produce rendita finanziaria e come tale deve essere tassata!
Ciò in assoluta controtendenza di quanto si pensa e si agisce in tutti i paesi dell’Ocse. In effetti  l’operazione sulla previdenza complementare va inquadrata nel disegno fatto alla vigilia della finanziaria 2015. Dopo aver verificato la nullità degli effetti del bonus degli 80 euro sul rilancio dei consumi, è stata decisa una manovra a tenaglia tendente allo stesso scopo: da una parte aumentare la tassazione dei rendimenti finanziari della previdenza complementare, dall’11 al 20% per scoraggiare nuove adesioni e dall’altra parte offrire il tfr in busta paga che avrebbe fornito nuove tasse, poiché viene dato a tassazione ordinaria, e nuove risorse da spendere in consumi. Questo almeno per un triennio, perché, a parte il fatto di nuove elezioni, un possibile aggiustamento del quadro economico nel 2018, può consentire degli aggiustamenti. A mascheramento di quest’operazione che comunque è fallita, è stato istituito il famoso credito di imposta di 80 milioni di euro, a favore di chi investe nel lungo periodo, di cui lo stesso Baretta ha reso noto che non è stato impegnato neppure un cent.
Sono 80 milioni sottratti ai pensionati che probabilmente serviranno, anche se come un granellino di sabbia, a finanziare la soppressione dell’Imu.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 18 settembre 2015 at 12:35

Ricordate che una rondine non fa primavera.. in media i fondi pensioni si sono ripresi dalla batosta post Lehman, in media rispetto al TFR, grazie al 2014… Dati covip!!!
Meditate gente, meditate.
Questo è un investimento che vi vincola fino alla pensione mica perchè 1 anno è andato bene si può dire è valido.. senza valutare anche gli altri aspetti!!!

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