I 40enni sono i più interessati all’integrazione pensionistica

Scritto il alle 08:25 da [email protected]
businessman suicide gesture in a company

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Sembra che fra i lavoratori che più sono in ansia per il loro futuro previdenziale, il picco sia raggiunto dagli attuali quarantenni , quelli nati attorno agli anni 60 e 70. Le preoccupazioni sul futuro stanno spingendo sempre più in alto le richieste di fondi pensione integrativi, che in due anni sono quadruplicate. Questo dato emerge dalle piccole e grandi ricerche ed indagini. Una delle fonti in tal senso è la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate che lo ha reso noto a margine di un’iniziativa dello scorso giugno del corrente anno, a Busto Garolfo, quando a un centinaio di quarantenni è stata consegnata la “busta arancione”, il documento che contiene la proiezione della loro situazione pensionistica.Anche secondo Wall Street Italia “Sono i quarantenni i più attenti al loro futuro. Se fino a due anni fa meno di uno su 10 pensava ad attivare un fondo pensione integrativo, oggi quasi il 50% si rivolge a noi- afferma il giornale – per chiedere informazioni su come costruirsi una pensione integrativa.

Dai dati Covip 2015 vediamo che in merito alla ripartizione per età, solo il 16 per cento delle forze di lavoro con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare3; il tasso di adesione è pari al 24 per cento per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 31 per cento per quelli tra 45 e 64 anni. Nel complesso, l’età media degli aderenti è di 46,2 anni, rispetto ai 42,6 delle forze di lavoro.
Secondo il genere, il tasso di partecipazione è del 27,2 per cento per gli uomini e del 23,5 per le donne. Gli iscritti di sesso maschile rappresentano il 61,1 per cento del totale degli aderenti rispetto a una percentuale sulle forze di lavoro del 57,6 per cento.

Quasi tutti quelli che si informano su questa possibilità poi finiscono per aderire ad un fondo pensione integrativo. Diciamo che i motivi sono ovvii. C’è troppo incertezza e confusione nella pensione pubblica. Basta vedere quello che sta succedendo in questi giorni,  troppe proposte buttate alla rinfusa sul tavolo delle discussioni politiche sindacali, proposte contraddittorie, in cui i protagonisti ( governativi)una volta svolgono il ruolo di proponenti, e la volta dopo di opposiozione. Di  sicuro sarebbe di rimettere mano in modo organico e sistematico per un lungo periodo, almeno per una generazione. Finchè c’è un mercato di lavoro ancora ingessato con redditi fermi tutto rischia di essere un inutile vaniloquio in cui soffriranno i pensionati  prossimi di domani, i quarantenni appunto.. Poiché la pensione è reddito differito, non può che essere una proiezione al ribasso della propria vita lavorativa.

Con l’attuale sistema contributivo un quarantacinquenne di oggi con alle spalle 19 anni di versamenti andrà in pensione tra 21 anni, al 66esimo anno di età, con meno del 70% dell’ultimo stipendio. Una donna di 43 anni, laureata e con un contratto da impiegata otterrà nel 2039 una pensione pari a circa il 67% del suo stipendio. Il tutto, considerando che i 1.500 euro di oggi ( stipendio medio lordo) avranno un peso ben diverso tra 20 anni. L’iniziativa della “busta arancione” un’operazione fondamentale per capire la propria posizione previdenziale, elimina gli ultimi margini di incertezza. Un’operazione che oggi con il regime contributivo assume ancora più valore: la direzione intrapresa è quella di abolire anche i diritti acquisiti per comprimere ancora la spesa previdenziale con tagli generalizzati che possono arrivare anche al 20/30% ( se si facesse il ricalcolo contributivo per tutti, anche quelli già in pensione e che avevano cominciato a lavorare prima del 1996.
Intanto, mentre la domanda di fondi pensioni integrativi continua nei suoi numeri assoluti a crescere sempre lentamente, non si placano le preoccupazioni sul raggiungimento gli obiettivi di investimento a lungo termine.
E’ la paura di rimetterci il tfr che paralizza. Come abbiamo già detto la paura delle borse blocca le adesioni. Ora si è aggiunto anche il crollo dei titoli automobilistici che fino a ieri “tiravano” il mercato. Sono crollati tutti i titoli automobilistici, in base al ragionamento che se imbrogliavano i tedeschi, così precisi, figuriamoci cosa possono aver fatto le altre case automobilistiche.
Il rischio geopolitico, gli scossoni inferti alla ripresa economica appena intravista e i movimenti dei tassi di interesse sono percepiti da parte degli investitori come i rischi principali. Tuttavia, dopo che solo il 34% di un sondaggio europeo prevedeva l’uscita della Grecia dall’Eurozona, ed ancora meno (9%) ritiene che il Regno Unito abbandonerà l’Unione Europea , sul palcoscenico sta per esordire il “caso della Catalogna” che porterà nuove fibrillazioni economiche.

In presenza di un allungamento della vita, altra barriera per la generazione dei 40enni è la paura dei continui cambiamenti delle regole per cui la busta arancione può diventare uno strumento insicuro oppure un semplice specchietto per le allodole.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 23 settembre 2015 at 10:14

Paradossalmente la complementare presenta molti pù pericoli e pochi vantaggi per i quarantenni…
Il fatto di essere lontani dalla pensione rende il vantaggio fiscale un pannicello caldo..
Poi se opti per la rendita e quindi scegli una pensione integrativa rischi davvero di trovarti con due spicci quando davvero i soldi ti serviranno (ma avrai perso TFR e i risparmi li confluiti).. attenzione che i costi sono sicuri.. i vantaggi..non proprio!!!

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