Il pensionato se ne va all’estero

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Sono molti gli extracomunitari che tornano al loro paese senza nessuna prestazione Inps anche dopo aver versato contributi per anni. Aumentano  i pensionati nostrani che per vivere meglio scelgono di espatriare. L’Inps eroga all’estero circa 400.000 trattamenti pensionistici all’anno per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro in più di centocinquanta Paesi.
Conosco un pensionato romano che vive da anni a Tenerife. In Italia vi torna solo per Pasqua e Natale. In quel paese il clima è mite ed il costo della vita è abbordabile.             Si emigra da giovani per cercare lavoro che non si trova in Patria e si emigra da vecchi perché la pensione non basta. Di converso, sono molti gli extracomunitari che venuti in Italia se ne tornano poi al paese di origine con nulle o minime prestazioni sociali.
Per fare il punto su questi due fenomeni l’Inps lo scorso 29 settembre ha presentato il primo rapporto Inps  “Rapporto WorldWideInps – L’INPS e le pensioni all’estero”.         Il rapporto è stato presentato dal Presidente dell’Istituto, Tito Boeri, e dal direttore della Direzione centrale Convenzioni Internazionali e Comunitarie, Giuseppe Conte.
In questi anni di crisi aumentano sempre più immigrati extracomunitari “ storici” delle prime ondate che hanno versato contributi in Italia e poi rientrano al paese d’origine senza farsi (o senza potersi far) liquidare nessuna prestazione dall’Inps. Le persone con cittadinanza non italiana nate prima del 1949 (cioè con più di 66 anni e 3 mesi mesi necessari per avere la pensione di vecchiaia), con contribuzione Inps, che non hanno sin qui ricevuto (loro o superstiti) prestazioni previdenziali e non hanno ricevuto rimborso dei contributi versati, sono 198.430 (su 927.448, quindi il 21%). Hanno versato contributi che, capitalizzati in base alle regole del contributivo, valgono oggi oltre 3 miliardi di euro E’ un fenomeno in crescita anche se per i nuovi iscritti dal 1996 non è più richiesta anzianità contributiva minima per accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni (più i mesi di adeguamento alla speranza di vita). Però queste generazioni non sono ancora arrivate a maturare requisiti vecchiaia
Ci sono 4,2 milioni di posizioni contributive ante 96, dunque soggette ai requisiti contributivi minimi. Queste posizioni, capitalizzate, valgono oltre 56 miliardi. Se il 21% non accederà ai trattamenti di quiescenza, già oggi si hanno  circa 12 miliardi di montante contributivo che non darà luogo a pensioni Negli ultimi anni gli stranieri versano mediamente contributi annui tra i 7 e gli 8 miliardi. Se anche solo il 5% (rispetto al 21% riscontrato sui nati ante 1949) di questi contributi non darà luogo a prestazioni, si ha un flusso di free riding annuale di circa 375 milioni di euro, che si capitalizza nel corso del tempo. “Perché non fare un fondo per investire su politiche dell’integrazione degli immigrati attingendo a un alto ‘free riding’ sui contributi degli immigrati?”. E’ questa la domanda che si pone il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Free Riding è un’espressione che prende il nome dal comportamento di colui che sale sull’autobus senza comprare il biglietto. In italiano in generale “free-rider” è rendibile con scroccone e “free-riding” con scroccare. In questo caso è l’Inps che scrocca,  appropriandosi di risorse altrui ingiustificatamente. E giustamente in questo caso Boeri si propone di restituirne almeno in parte.
Ma non se ne vanno solo gli extracomunitari. Ogni anno aumenta il numero di pensionati italiani che emigrano e si fanno pagare la pensione all’estero. Dal 2003 al 2014 sono un totale di 36.578 persone. Un numero tutto sommato modesto che non andrebbe enfatizzato più di tanto. Ma i governanti se ne preoccupano perché questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta) Il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati INPS che rientrano (24.857 dal 2003 al 2014). Afferma sempre Boeri che l’Italia è uno dei pochi paesi a riconoscere la portabilità extraUE della parte non-contributiva delle pensioni (nell’ambito dell’UE questa opzione non è più data in virtù dei regolamenti comunitari) L’Inps paga così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi paesi, mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base.

Numero complessivo di pensioni pagate all’estero (2014)
Gestioni            Maschi          Femmine         Totali
Private             175.270            202.460    377.730
Pubbliche            1.590                2.290         3.880
Spettacolo e sport   960               1.060         2.020
Totale               177.830           205.820     383.630

L’andamento del numero di pensioni erogate risulta altalenante nell’ultimo decennio, con un picco registrato negli anni 2010 e 2011 e una riduzione negli anni successivi. Questa riduzione è causata sia dalle norme intervenute per ridurre i pensionamenti, sia dalle campagne incisive e massive di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati INPS pagati all’estero, che hanno portato alla sospensione di 24.460 posizioni.

Il 61% delle pensioni pagate all’estero nel 2014 sono di vecchiaia o anzianità, il 4% di invalidità e il 35% sono erogate ai superstiti.
Di queste, più del doppio delle pensioni di anzianità/anticipata sono erogate a favore di pensionati uomini, a conferma del fatto che l’emigrazione maschile è stata più numerosa di quella femminile e della circostanza che, per il loro tradizionale ruolo nell’organizzazione familiare tradizionale e per le difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, non sempre le donne hanno maturato contribuzione necessaria per la pensione. Di converso, i titolari di pensioni ai superstiti sono perlopiù donne. Tale rapporto è talmente sbilanciato a loro favore che ne risulta condizionato il dato riferito al numero totale delle pensioni erogate all’estero, il cui bilancio complessivo risulta a favore del genere femminile.
La presenza di pensionati Inps è concentrata nelle aree continentali verso cui storicamente si sono indirizzati i flussi migratori dal nostro Paese, quali Europa, America settentrionale, America meridionale ed Oceania, mentre in Asia, Africa ed America centrale risiedono solo poche migliaia di pensionati INPS.
In America settentrionale, America meridionale ed Oceania l’andamento del numero delle pensioni è in costante diminuzione e l’età media è piuttosto elevata.
In Europa, dopo un periodo di calo, sembra avviata un’inversione di tendenza, in quanto nel 2014, rispetto all’anno precedente, si è riscontrato un incremento del numero delle pensioni. Inoltre, una larga parte (il 73%) dei pensionati all’estero fra i 60 e i 64 anni risiede proprio in Europa e, sempre in Europa, la percentuale di pensionati con meno di 70 anni raggiunge il 30%.
Benché si tratti di un fenomeno di portata ancora limitata in termini assoluti, come ho già notato, negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati italiani si trasferisce in Paesi in cui il costo della vita è più basso rispetto all’Italia e in cui il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni.
Accanto alla «fuga dei cervelli» inizia quindi ad evidenziarsi anche una «fuga dei pensionati»; persone che, per motivazioni personali o economiche  scelgono di stabilirsi in paesi diversi dal nostro.
Questo fenomeno ha dei riflessi economici e sociali: il pagamento di una pensione all’estero rappresenta una perdita economica per l’Italia in quanto l’importo erogato non rientra sotto forma di consumi o di investimenti e genera un minor volume di imposte. Fra l’altro, nei Paesi che hanno stipulato una convenzione in materia fiscale con l’Italia le pensioni vengono erogate al lordo e, per evitare una “doppia tassazione”, le ritenute fiscali vengono applicate solo nei Paesi di residenza. Questo comporta, per il nostro Paese, un minore incasso in termini di imposte indirette.
La «fuga dei pensionati» non riguarda esclusivamente i pensionati di italiani ma anche i lavoratori stranieri che, dopo avere conseguito in Italia il diritto a pensione, decidono di rientrare nel Paese natio, o di trasferirsi in altro Paese.
In totale, i pensionati espatriati negli ultimi cinque anni sono 16.420, di cui 5.345 nel solo 2014. Il numero annuo di pensionati che lasciano l’Italia è più che raddoppiato dal 2010 al 2014, con una brusca accelerazione nell’ultimo anno (+65%).
Considerando i pensionati delle gestioni private e pubbliche emigrati dall’Italia dal 2010 al 2014, l’importo dei trattamenti pensionistici loro corrisposti ammonta a € 300.650.009         ( dato Inps).

. A questo rapporto molto preciso ed approfondito, manca una considerazione di carattere generale. Ed è quella che gli italiani in pensione vanno all’estero specialmente perché con la pensione che prendono in Italia condurrebbero una vita di fame, mentre all’estero possono continuare a vivere dignitosamente. Alla preoccupazione del mancato pagamento delle tasse in Italia da parte di chi va all’estero, bisogna aggiungere che nei paesi esteri la rendita pensionistica ha una tassazione minore mentre in Italia l’Irpef, che i pensionati assolutamente non possono evadere, è uguale per tutti, pensionati e non.
Camillo Linguella

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