L’ attività creditizia dei fondi pensione

Scritto il alle 07:56 da [email protected]

I Fondi pensione potranno fare direttamente credito alle Piccole e medie imprese. Questo sarà possibile se si realizza un progetto governativo. Ma si prevedono tempi lunghi.

C’e’ allo studio l’ipotesi di ampliare anche ai fondi pensione e alle casse di previdenza la possibilità di fare credito diretto alle imprese“. Lo ha detto venerdì 9 ottobre 2015  Enrico Martini, membro della segreteria tecnica del ministro dello Sviluppo Economico, in occasione del suo intervento a un convegno organizzato a Villasimius (Cagliari) da Frigiolini & Partners sul tema del finanziamento delle Piccole e Medie Imprese (Pmi). Martini ha spiegato che “il progetto è allo studio, ma non si farà in tempo per inserirlo nella legge di Stabilità 2016. Ci stiamo ancora lavorando, ma l’idea è appunto quella di mettere anche fondi pensione e casse di previdenza in condizione di fare credito diretto alle Pmi così come e’ già stato previsto per le compagnie di assicurazione, fondi di investimento specializzati e veicoli di cartolarizzazione”. Nessun accenno è dato sapere delle risultanze di queste possibilità. Ma non devono essere state tante le richieste o almeno le concessioni. Da qui l’idea di ampliare la platea dei soggetti.
Dare ai Fondi pensione e alle Casse private la possibilità di fare credito era un’ipotesi che già avevo espresso fin dal febbraio scorso con il post “La possibile attività creditizia dei fondi pensione”, ma invece che alle Piccole e medie imprese questa facoltà la vedevo realisticamente indirizzata agli aderenti. Non perchè io sia, ideologicamente contrario al finanziamento alle Pmi, anche tramite i Fondi pensione, ma per una visione realistica delle cose. Con il Decreto Mef 175/2015 sul recupero del credito di imposta concesso ai Fondi pensione ed agli altri soggetti che operano nel settore della previdenza integrativa, teoricamente si può benissimo coniugare le due cose, investimenti a lungo termine e investimenti per le PMI. Si tratta di finanziare quelle imprese che operano in uno dei settori individuati dal decreto stesso. Sono processi che richiedono un tempo abbastanza lungo di scelte, di messo a punto di procedure da seguire per non incappare in qualche errore, e soprattutto di valutazione delle garanzie del capitale investito. Perché non esiste né si pensa di istituirlo, nessun fondo ad hoc per tutelare questo tipo di investimento del risparmio previdenziale. Certo sempre meglio che investire in aziende quotate sulla borsa di Shangai. Lasciando da parte questi scenari così ampi, nell’immediato Invece si può, trovando una moderata remunerazione, come avviene per il Fondo Credito dei Pubblici Dipendenti, venire incontro alle esigenze immediate degli iscritti ai fondi stessi, facendo tesoro di quello che si desume essere le necessità, osservando l’andamento crescente delle anticipazioni per ” ulteriori esigenze”.
Le anticipazioni.
Gli iscritti alla previdenza complementare, possono chiedere un’anticipazione del capitale accumulato fino al massimo del 75% con motivazioni molto precise, come intervento chirurgico o acquisto della casa di abitazione. Poi c’è una motivazione assolutamente discrezionale: l’anticipazione per ulteriori esigenze…
Può essere richiesta decorsi otto anni dall’iscrizione e per un importo non superiore al 30 per cento. L´anticipazione per ulteriori esigenze dell’iscritto può essere richiesta anche più volte ma sempre nel limite assoluto del 30% della posizione accumulata. Una nuova richiesta potrà dunque essere erogata solo in presenza di nuova contribuzione e nel limite del 30 %.
Scrissi allora che( scusate l’autocitazione) che “I fondi pensione potrebbero svolgere una attività creditizia minima o concedere mutui. Anche così si aiuta l’economia aiutando i singoli dipendenti.”

Il consumo non è ripartito e non riparte anche perché a fronte di urgenze immediate, i più non possono rivolgersi alle banche sia perché i tassi sono alti oppure semplicemente le banche fanno orecchie da mercante.
Il frequente ricorso alle anticipazioni, specie per quanto attiene quelle richieste in base alle “ulteriori motivazioni”, è motivato dalla necessità di disporre di risorse economiche per poter vivere o affrontare un imprevisto. Questo tipo di anticipazione costituiscono oltre i tre quarti del totale di tutte le anticipazioni erogate.

Le richieste di anticipazioni sono passate da 16.200 a poco più di 18.000 per un importo complessivo di 144 milioni di euro. E’ giocoforza pensare di arginare il fenomeno. Di fatto impediscono una qualsiasi seria programmazione degli investimenti da parte dei fondi.
Ma mentre in caso di anticipazioni per cure sanitarie e per acquisto della casa non ci sono fondati motivi per intervenire, per la terza opzione è il caso di mettere qualche paletto. Stabilire anche qui una sorta di credit crunch ( restringimento del credito) non sarebbe sbagliato.
Regolamentare le “ulteriori motivazioni” restringerebbe di molto la platea dei richiedenti e non farebbe venir meno lo scopo sociale per cui sono state previste. Una tipologia potrebbe essere la seguente:
Matrimonio dell’iscritto o del figlio

Nascita figli o adozione o affidamento

Lavori condominiali della casa di proprietà di residenza

Trasloco per mobilità per lavoro dell’iscritto

Nessuno si nasconde che spesso si hanno delle esigenze impellenti che oggi solo i dipendenti pubblici riescono a soddisfare attraverso il Fondo Credito esistente l’Inps, ex Inpdap. Per gli altri l’unica strada è quella di cadere in braccio alle finanziarie o all’usura.
Per tutte le “altre esigenze” si dovrebbe consentire ai fondi di poter concedere un “Piccolo prestito”, pari ad una due o tre mensilità nette da restituire in 12, 24, 36 mesi al tasso previsto per i prestiti Inps ex gestione Inpdap.
La gestione e l’ammortamento potrebbe essere affidata alla banca depositaria.

Tuttavia per poter regolamentare la concessione delle anticipazioni per “ulteriori esigenze” forse potrebbe bastare una direttiva della Covip, mentre più complicata si presenta la richiesta di poter consentire ai Fondi di concedere prestiti perché la legislazione attuale non consente attività creditizia ai fondi pensione. L’occasione propizia era i l disegno di legge sulla concorrenza che avrebbe potuto modificare l’art 6 comma 13 del Dlgvo 252/05 il quale stabilisce espressamente che i fondi non possono comunque assumere o concedere prestiti. Il DM 166/14 poi ha ribadito questo divieto .

Il pragmatismo che permea tutti gli atti dell’attuale Esecutivo lo dovrebbe favorire. Non costa niente allo Stato, aiuta i soggetti in difficoltà e lascia intatte le posizioni individuali degli aderenti. In più poiché gli interessi maturati,pur applicando un tasso sociale, uguale a quello praticato dall’ex Inpdap per es., forniscono un rendimento superiore ai titoli di Stato che sono prossimi allo zero. Questi rendimenti i possono far diminuire ulteriormente i costi generali di gestione e quindi dare un beneficio indiretto sulle rendite di tutti gli associati.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 19 ottobre 2015 at 10:37

Bellissimo.. i soldi sono dei lavoratori.. ma per averli bisogna chiederli a prestito.. io saro scemo, ma come idea non mi sembra delle migliori. Ma per nulla.

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