Il Bilancio Sociale Inps ignora la complementare

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Presentato il bilancio sociale Inps 2015. Diminuiscono il disavanzo  e i pensionamenti e migliorano i conti. Le nuove pensioni di vecchiaia (131.641) diminuiscono complessivamente del 12,6%. Sulla governance Poletti frena.

Il 20 ottobre 2015, il Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, Pietro Iocca, ha presentato il Bilancio sociale Inps 2014 a Roma, presso la Sala Mancini della Direzione Generale. Presenti anche il direttore generale Cioffi, il presidente dell’Istituto Tito Boeri ed il ministro del Lavoro Poletti.
I lavori del Civ dell’Inps non sono all’apice della visibilità nel sito istituzionale dell’ente. Niente nella pagina “l’Inps Comunica”, niente nell’ufficio Stampa dell’Inps, neppure un comunicatino piccolo piccolo.
Nel sito oggi campeggia in primo piano le pensioni dei piloti, fra le notizie le nuove modalità operative per i dipendenti pubblici e nei comunicati stampa il monitoraggio del flussi di pensione. Per sapere del Bilancio Sociale Inps bisogna andare alla sezione Banche Dati che poi diventa Banche dati e bilanci per scoprire che  lì si annida il bilancio sociale Inps 2014 a cura del Civ. Ben altro risalto ebbe Boeri quando illustrò i suoi 5 punti nel Salone della Regina alla Camera dei Deputati.
Eppure il Bilancio Sociale INPS prosegue quel percorso di rendicontazione sociale, iniziato già da qualche anno, nei confronti dei cittadini, dei lavoratori, delle imprese, delle Pubbliche Amministrazioni, dei pensionati e di tutti i propri interlocutori.
Attraverso lo strumento del Bilancio Sociale, l’Istituto fornisce ai diversi portatori di interesse – con cadenza annuale – elementi chiari e trasparenti in relazione alla propria missione istituzionale, ai programmi di azione, alle attività svolte.
Non è possibile ignorare, infatti, come l’intera comunità è sempre più attenta al modo con il quale un Ente come l’Inps impiega le proprie risorse e  svolge il proprio ruolo.
Tale attività oggi è diventata ancora più rilevante in quanto, essendo stati ridefiniti gli scenari del Welfare nazionale a seguito della soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals, l’Inps è diventato il principale – se non l’unico – attuatore delle disposizioni legislative in materia previdenziale ed assistenziale.
Dal Bilancio consuntivo 2014 risulta che il totale delle uscite ammonta a circa 431 miliardi, nell’ambito delle quali la parte più rilevante è rappresentata dalle prestazioni istituzionali, che sono risultate pari a 303 miliardi. A fronte di queste uscite, il totale delle entrate è pari a circa 424 miliardi (+6,6 % rispetto al 2013). Le entrate correnti ammontano a circa 314 miliardi, dei quali 211 miliardi (+0,6 % rispetto al 2013) derivano da quelle contributive e quasi 98 miliardi dai trasferimenti dal Bilancio dello Stato.
Il saldo tra entrate ed uscite evidenzia un disavanzo complessivo di 7 miliardi – determinato per lo più dalla parte corrente – che presenta un miglioramento di quasi due miliardi rispetto a quello del 2013 (- 8,7 miliardi).
Le nuove pensioni previdenziali liquidate nel 2014 ammontano a quasi 560.000, con un decremento rispetto all’anno precedente sia nel numero, sia nell’importo complessivamente erogato. In particolare scende del 6,2% il totale dei nuovi assegni e del 5,1% la spesa complessiva annua. Le nuove pensioni di vecchiaia (131.641) a seguito dei più elevati limiti di età, diminuiscono complessivamente del 12,6%, come anche la spesa annua pari a circa 1,4 miliardi di euro, (-9,9%). Il 42% dei pensionati prende un assegno al disotto di 1000 euro mensili ed il 12 % al di sotto di 500.Le prestazioni assistenziali (finanziate dalla fiscalità generale) hanno comportato nel 2014 una spesa di oltre 25 miliardi di euro, registrando rispetto al 2013 un incremento dello 0,7% (pari a 180 milioni in valore assoluto).

Molto prudente e misurato il presidente Iocca sul disegno di legge di stabilità, anzi non ha detto proprio niente, mentre Boeri non ha nascosto la  delusione sul mancato recepimento delle sue indicazioni criticando le misure parziali ed insufficienti adottate dal governo che creano asimmetria, disagi e nuove spese.

Qui forse c’è un punto di caduta del Civ. Non ha approfittato il Civ per lanciare le sue eventuali proposte di modifica delle norme pensionistiche e previdenziali, attenendosi strettamente al suo ruolo e competenze. Ha solo invocato, per l’ennesima volta il varo di una nuova governance, replicando quanto aveva già chiesto lo scorso anno. La nuova governance Inps et similia sembrava un risultato acquisito. C’era stata la Commissione Valotti, l’odg Moffa, e l’avviso comune Confindustria – Sindacati.
Quella di oggi è stata la rappresentazione plastica del fallimento del sistema duale di guida degli enti. Nel privato già si sono verificati vistosi ripensamenti. In questo caso  sembrava che il modello duale, con qualche rivisitazione e contentino al Civ, dovesse essere confermato. Dopo le parole del ministro Poletti non è dato di sapere.
Il ministro Poletti nelle sue conclusioni si è soffermato essenzialmente sui benefici del giob att,  ha ammesso la necessità di procedere a nuove assunzioni di personale richiesto dal Direttore Generale,mentre quasi incontemporanea la ministra Madia dichiarava che non ci sarebbero state assunzioni nella Pa,  ha eluso l’affondo di Boeri sulla mancata riforma previdenziale, ma sulla governance è stato chiaro. Che cos’è questa fretta, ha detto. Abbiamo nominato Boeri presidente non commissario, quindi è stata chiusa una fase emergenziale e l’istituto restituito alla normalità. Per la governance c’è tempo per studiare, rivedere il tutto e magari fare un provvedimento legislativo.
E’ stata tirata in ballo la busta arancione come elemento positivo in favore degli iscritti in quanto costoro potranno finalmente simulare la loro prospettiva pensionistica. Se i dati ci dicono che già oggi circa la metà dei pensionati percepisce 1000 euro mensili e le simulazioni prospettano scenari ancora peggiori, meraviglia che nessuno si sia posto il problema di come provvedervi.
Infatti sulla previdenza complementare nessuno ha speso una parola. Eppure essa al momento è l’unica strada possibile per le giovani geneerazioni di poter costruirsi una pensione pari al 70/80% dell’ultimo stipendio come avveniva fino a qualche anno fa. Eiste una profonda ignoranza previdenziale che l’Inps non si preoccupa affatto di colmare.
Camillo Linguella

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