La UE: Raggiungere i più alti limiti di età ma in buona salute

Scritto il alle 08:12 da [email protected]

anziano al lavoroI limiti del pensionamento si spostano ineludibilmente verso i 70 anni. Ma a prescindere dalla volonta dei singoli non sempre è possibile. La Comunità Europea corre ai ripari e impone tutele per raggiungere in buona salute i nuovi limiti di età.
Il Rapporto della Commissione Europea Lavoro, Affari Sociali e Inclusione, ha affrontato il vecchio problema sulla congruità delle pensioni, preoccupata di come ci si arriva alla pensione. L’adozione di misure imposte ovunque, di costringere a lavorare anni in più per raggiungere i nuovi più alti limiti di età pensionabile obbliga gli Stati membri ad assumere misure di tutela.
I sistemi pensionistici in Europa potranno dare pensioni adeguate anche alle future generazioni di pensionati purché gli Stati membri perseguono politiche forti di innalzamento dei limiti di età.
Il 5 ottobre 2015 il dipartimento del Consiglio europeo su Occupazione, affari sociali e inclusione ha approvato il Rapporto 2015 sull’Adeguatezza delle Pensioni.
Protezione sufficiente ma sono necessari maggiori sforzi per garantire la sicurezza del reddito in vecchiaia. Le politiche occupazionali devono prevedere maggiori possibilità per i lavoratori anziani di rimanere più a lungo nel mercato del lavoro. Il problema si presenta più o meno in maniera uguale nella parte occidentale della Ue, dove maggiore sono stati i morsi della crisi e che ha riguardato la fascia dei lavoratori fra i 50 ed i 60 anni che, perso il lavoro a  inizio  della crisi hanno  difficoltà al loro reinserimento nel mercato del lavoro. Rimanere più a lungo al lavoro quando si è stati licvenziati è una cosa difficile da spiegare, comunque la concorrenza è fra loro ed i giovani.
Poi c’è un altro problema. Allungando l’età pensionabile, i sistemi pensionistici devono essere  assicurate la protezione per coloro che sono inabili a rimanere al lavoro ovvero rimanervi più a lungo per costruirsi una pensione più vantaggiosa.
Questo impone una serie di cambiamenti sia a livello delle imprese che a livello della sanità pubblica. Infatti non si dovrà solo occupare del benessere organizzativo, dell’incremento della salubrità e della sicurezza dei posti di lavoro, ma anche di quello psicofisico individuale per controllare la rispondenza fra sforzo richiesto per l’attività da svolgere e la capacità attuativa, e come welfare incrementare la prevenzione.
Secondo il rapporto, nel suo complesso nella l’UE, le pensioni attualmente forniscono alla maggior parte delle persone una protezione sufficiente contro la povertà e un’adeguata sicurezza circa il reddito in vecchiaia. Generalmente le persone anziane godono di norme simili a quelle della popolazione più giovane. In media nell’UE a 28 membri, il reddito disponibile delle persone di 65 anni o più si attesta al 93 per cento del reddito di quelli di età inferiore 65. Anche durante la crisi le persone anziane sono state più protette rispetto ad altri gruppi di età. Ma diversi Stati devono ancora compiere ulteriori sforzi per ridurre i rischi di povertà e garantire la sicurezza del reddito nella vecchiaia. Non a caso molti cominciano a pensare che in futuro le pensioni pubbliche non esisteranno oppure, se sopravviveranno, avranno importi assolutamente inadeguati. Per questo in moti paesi Ue la pensione complementare sta avendo sostanziosi incrementi di adesioni. La capitalizzazione individuale per risparmi di lungo periodo porta ad accumuli di tutto rispetto che uniti alla pensione pubblica formano importi adeguati. In altri paesi infine, come il Regno Unito, l’iscrizione ai Fondi pensione è addirittura obbligatoria nei primi 3 anni di lavoro ( progetto Nest).

Le differenze di genere
Esaminando i sistemi pensionistici degli Stati membri, emergono che questi sono caratterizzati da differenze di genere persistenti. Le donne sono ovunque le più esposte alla povertà e con pensioni più basse rispetto agli uomini, a causa di salari più bassi e la vita lavorativa più breve legati ai doveri di cura. Le donne vivono più a lungo degli uomini e, diventando vedove se non hanno redditi propri ricevono pensioni inadeguate. In media le pensioni delle donne EU28 sono il 40 per cento inferiore a quello degli uomini. Su questo dato l’Italia è perfettamente allineata come abbiamo visto.  I divari di genere sulle pensioni possono essere ridotti, ma questo richiede sforzi politici di lungo termine. Si devono realizzare in maniera complementare politiche di pari opportunità in diversi campi unitamente a cambiamenti nel sistema pensionistico.

Le riforme delle pensioni
Le recenti riforme delle pensioni hanno riguardato quasi tutta Europa. Il loro obiettivo di sostenibilità e di sopportabilità dei bilanci pubblici dipenderà in larga misura dalla capacità dei lavoratori di raggiungere i nuovi limiti di età. Ma la premessa indispensabile come abbiamo sopraccennato è che siano in grado di farlo.
Per inquadrare correttamente questa considerazione che può sembrare peregrina, basta osservare che nel 2012 solo circa la metà dei pensionamenti si è verificato per raggiunti limiti di età. L’altro 50% è andato in pensione prima fondamentalmente per 3 motivi quali:
◾ salute
◾ disoccupazione
◾ obbligo di cura
Sarà quindi fondamentale per rendere indolore il raggiungimento dei più elevati limiti di età avere un’attenzione per la salute, la prevenzione delle malattie e degli incidenti, l spostamento in mansioni meno gravose, fornire ai disoccupati le competenze necessarie con la formazione e incentivi alle imprese che li assumono e un concreto sostegno sociale alle persone con problemi familiari, per mantenere la loro occupabilità.
Camillo Linguella

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