I rendimenti negativi possono aiutare l’economia

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

Ha l’aspetto di un paradosso pirandelliano, ma la negatività dei rendimenti può finalmente costringere i fondi pensione ad investire nell’economia cosiddetta reale.

Finalmente anche l’Italia è entrata nel gruppo elitario dei paesi con solida struttura economica: i rendimenti dei suoi titoli di debito finalmente sono negativi al pari di pesi come la Germania e la Svizzera. Il mercato, nonostante i rating non esaltanti, la inserisce nei paesi sostenibili e senza rischio di defalut. La ufficializzazione di questo è avvenuto con la discesa dei tassi sui BOT trimestrali sotto zero, in linea con la financial repression. La financial repression, è quella situazione economico-finanziario nella quale le banche centrali del G20 spingono i tassi di mercato su valori minimi in modo tale da alleggerire le pressioni sul debito pubblico dei paesi più esposti.
Venerdì scorso il rendimento dei BOT a tre mesi sul mercato secondario è sceso a -0,05%. il BOT a sei mesi allo 0,22%, quelli a dodici mesi allo 0,38%.
Nel 2011, quando lo spread Btp-Bund raggiunse ll record storico di 575 punti base (oggi è a 110), il rendimento dei BOT semestrali arrivò a superare il 6%.
Questo scenario può essere l’occasione buona per costringere i fondi pensione a mutare politica d’investimento, senza abbandonare la connaturata prudenza, sulla quale comunque vigila la Covip.
Hanno sempre privilegiato gli investimenti in titoli di debito, in ciò incoraggiati oltre dalla loro redditività, anche per far sottoscrivere tutti i titoli messi all’asta.
Ancora nel 2014 il patrimonio dei Fondi è investito per il 61,1 per cento in titoli di debito, di cui i quattro quinti sono titoli di Stato. Solo il 16,1 per cento è investito in azioni e il 12,6 per cento in quote di OICR (Organismi di investimento collettivo di risparmio).
Con i rendimenti negativi , se vogliono mantenere la redditività degli anni scorsi, devono aprirsi ad altri asset., altrimenti i rendimenti medi come quello dello scorso anno, dal 5 al 7% diventano chimere irraggiungibili. La scelta ovvia sarebbe direzionarsi da subito verso il settore azionario, ma ci sono ampi rischi di volatilità. Oggi i Fondi sono aiutati i da uno strumento in più, il credito d’imposta previsto dalla legge di stabilità 2015 cui possono accedere qualora facciano investimenti fra quelli individuati dal Mef.
Il settore delle energie rinnovabili per esempio, può rappresentare per fondi pensione un’alternativa di investimento particolarmente interessante.
«In un contesto internazionale caratterizzato da incertezza, con tassi di remunerazione del capitale molto bassi associati a rischi crescenti, l’Italia è il posto giusto verso il quale indirizzare gli investimenti di lungo termine, tipici dei fondi previdenziali, per almeno tre ragioni: finanza pubblica sotto controllo e stabile nel lungo termine, con un quadro politico-istituzionale che sarà più funzionale grazie alle riforme; una crescita sostenibile nel lungo termine perché sostenuta dalle riforme strutturali; e una profittabilità crescente degli investimenti .” Queste le riflessioni del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan a conclusione del convegno “Dalla previdenza all’economia reale” tenutosi il 22 ottobre 2015 a Roma sul tema dei Fondi e Casse Pensioni privatizzate.
Secondo Baretta, sottosegretario Mef, per quanto riguarda l’investimento in infrastrutture e nelle PMI non quotate, l’investimento diretto non è realistico a causa della scarsa capacità di controllo e monitoraggio che gli investitori istituzionali potrebbero avere su grandi progetti infrastrutturali o sul reale andamento di società non quotate. Bisogna creare forme di investimento indiretto attraverso la loro partecipazione in fondi specializzati e dedicati. In questo caso sarebbe interessante riprendere un percorso che era stato iniziato con la Cassa Depositi e prestiti con il governo Letta, che poi è stato abbandonato dall’attuale governo.
Sui fondi specializzati vi è una notevole attenzione della Commissione Europea che sta procedendo ad emanare nuove norme in materia. Si prevede l’istituzione di fondi comuni specializzati nell’investimento di lungo termine dotati di passaporto europeo, in modo da poter operare in tutto il territorio comunitario.
Prevedere la possibilità che i Fondi investano in tali strutture consentirebbe sia l’apertura del risparmio previdenziale al finanziamento di particolari settori dell’economia reale, che una maggior tutela degli aderenti attraverso una maggiore diversificazione degli investimenti e la presenza di operatori specializzati.
È opportuno evidenziare che meno del 10% della capitalizzazione delle società italiane quotate è riferibile agli investitori istituzionali. C’è solo la difficoltà della scelta. Il Decreto ministeriale sul credito di imposta, all’articolo 2 individua una larga possibilità di investimenti di tipo settoriale (progetti infrastrutturali, turistici, culturali, ambientali, idrici, stradali, ferroviari, portuali, aeroportuali, sanitari, immobiliari pubblici non residenziali, delle telecomunicazioni compresi quelle digitali e della produzione e trasporto di energia). In questo panoramica c’è una grave assenza che è costituita dal settore agroalimentare cui il governo dovrebbe rapidamente rimediare. Il decreto consente gli investimenti in  questi settori sia attraverso l’acquisto diretto di azioni di società o enti che vi operano, che tramite l’acquisto di obbligazioni o altri titoli di debito, di azioni o quote di organismi di investimento collettivo del risparmio di durata non inferiore a cinque anni.
Questo cambio di direzione sarà particolarmente laboriosa e soprattutto penso che richiederà tempi non abbastanza brevi, ma servirà a capire, dai primi passi, in quale direzione i fondi intendono muoversi, prima di tutto per consolidare i risultati acquisiti e poi per accrescerli, sapendo che oggi le crisi finanziarie tendono avere intervalli temporali molto brevi fra una e l’altra, non quelli lunghi cui si era abituati fino a quella del 2007. Da allora l’economia mondiale si è messa su un otto volante la cui corsa sembra non terminare mai.
Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
Scritto il 3 novembre 2015 at 09:16

La domanda che dobbiamo porci è: ma i tassi negativi aiutano la previdenza complementare e quali sono gli effetti sulle compagnie assicuratrici e sulle linee di investimento più prudenti?

tbtcot
Scritto il 3 novembre 2015 at 20:14

Sinceramente chiedere ai fondi pensione di trasformarsi anche in banche… non mi sembra una grande idea.. e se i debitori hanno problemi? altro che bassi rendimenti che come è già stato fatto notare è un problema.

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