Gli asset dei Fondi pensione: rinforzare la funzione Finanza

Scritto il alle 08:13 da [email protected]

I mercati finanziari continuano ad avere un andamento altalenante, con tendenza prevalente al negativo.  Gli esecrabili fatti di Parigi non aiutano. Per questo occorre una oculata politica di investimento sul lungo periodo.

I Fondi pensione negoziali in uno scenario di persistente incertezza finanziaria, hanno perso la loro funzione trainante, nonostante siano l’asse portante del sistema del secondo pilastro, mentre altri prodotti più aggressivi, che possono contare però su una capillare rete di collocatori, come i Pip, incrementano sensibilmente le adesioni, nonostante l’andamento da otto volante dei mercati finanziari valga anche per essi . Ciò è dovuto essenzialmente perché sui fondi negoziali, si scaricano ansie e paure non imputabili né direttamente né indirettamente ad essi. E’ il mercato che non rassicura gli italiani, almeno la gran parte che non vede veramente la ripresa economica. Infatti essa è ancora più nei desideri che nella realtà. Il governo che si dibatte come il classico “capitone”  natalizio prima di finire nel cenone di Natale, cerca di indirizzare gli investimenti del patrimonio dei fondi, 2016 miliardi di euro, dove gradirebbe maggiormente  e per avere anche qui  esecutori fedeli, vuole imporre nei CdA,  suoi amministratori, come cerca di attuare con il ddl sulla concorrenza in discussione al Senato.

Per scongiurare questi pericoli occorre che la governance dei Fondi si attrezzi meglio. Occorre avere competenze specifiche per studiare il mercato e prendere le decisioni conseguenti . Hanno bisogno di definire o meglio, ridefinire la politica degli investimenti.
In merito alla messa in campo di strumenti adeguati, ci fu un’ interessante ed inascoltata proposta di Assofondipensione, che prevedeva l’istituzione di una struttura consortile di alta consulenza finanziaria, cosìcchè i fondi associati, grandi o piccoli, potessere accedere più agevolmente servizi consulenziali, come una sorta di mega Advisor. Sugli indirizzi agli investimenti già da tempo era intervenuta la Covip con la delibera del 16 marzo 2012 , poi c’è stato il DM 166/2014 ed infine c’è stato il successivo DM del 2015 sul credito d’imposta dei fondi pensione, tutti indicanti le modalità di investimento del risparmio previdenziale.

Alle turbolenze diciamo così normali oggi si aggiunge che il serbatoio usuale degli investimenti, cioè i titoli di Stato, ora hanno perfino rendimenti negativi per cui è giocoforza rivolgersi su altre tipologie. Per questo nei fondi è importante una definizione più puntuale del numero dei comparti di investimento possibili, delle combinazioni di rischio-rendimento, dell’eventuale presenza di meccanismi life cycle sulla base delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione di riferimento e dei suoi bisogni previdenziali.

Per ciascun comparto di investimento,dovrebbe essere indicato: il rendimento medio annuo atteso (in termini reali) la sua variabilità nell’orizzonte temporale della gestione e la probabilità che, anche in base all’esperienza passata, il rendimento dell’investimento, nell’orizzonte temporale considerato, risulti inferiore a un determinato limite, fermo rimanendo che la definizione degli obiettivi di per sé non costituisce, nei confronti degli aderenti, un impegno al raggiungimento degli obiettivi stessi.

Nell’attuazione della gestione invece occorre seguire i seguenti criteri:

– Ripartizione strategica delle attività (classi di strumenti e aree geografiche, settori di attività, valute, margini di oscillazione). La composizione azioni/obbligazioni e la vita media residua (duration) della quota obbligazionaria devono essere coerenti con l’orizzonte temporale del comparto.

– Se gestione a benchmark, riportare gli indicatori di mercato prescelti e il loro peso (comprensivi di dividendi e cedole, specificando la valuta).

– Se gestione non a benchmark, indicare gli indirizzi che si intende seguire per assicurare l’obiettivo di rendimento stabilito.

– Indicazione degli strumenti finanziari e le cautele per gli investimenti alternativi,( derivati e OICR) e le valutazioni effettuate circa l’opportunità del loro impiego, con eventuali limiti quantitativi e qualitativi (rating emittenti/controparti, nazionalità degli emittenti, mercati di negoziazione degli strumenti finanziari, ecc..).

– Scelta della modalità di gestione diretta o indiretta, stile di gestione (attiva, passiva o idonea combinazione). Motivazione sul rapporto costi/benefici. Indicare: turnover; TEV (per gestione a BMK, ma evitando continui ribilanciamenti).

– Mandati: numero, natura e tipologia (specialistici/generalisti; attivi/passivi, mandati di gestione del rischio); costi (commissioni base e/o di incentivo).

Di fronte ad una mole così elevata di compiti i fondi si stanno adeguatamente attrezzando. Già da tempo è invalsa la prassi, in taluni, di costituire dei gruppi di lavoro, delle commissioni specifiche in seno ai Cda per approfondire meglio le tematiche da discutere e deliberare nelle sedute plenarie dei Consigli d’Amministrazione.

In genere le commissioni istituite sono la Commissione organizzativa, una sulla Comunicazione e una sull’attività finanziaria. Diventa importantissimo in questo contesto il compito del CdA nell’ individuazione dei requisiti e della composizione della Commissione finanza e/o Funzione finanza, a prescindere dall’advisor naturalmente.

E’ evidente che il CdA deve essere composto da soggetti con adeguata preparazione professionale, con livelli di conoscenze ed esperienze adeguati, senza peraltro dover attingere necessariamente alla Bocconi. Infatti le attuali governance dei Fondi, con l’ausilio di esperti e di advisor finanziari, hanno svolto egregiamente il loro compito, effettuando perfino l’ opportuno controllo sull’ indipendenza di giudizio dell’advisor rispetto ai gestori. Non meno secondaria è la definizione dei compiti della Funzione finanza: non è una cosa separata dalla struttura del fondo! Risponde sempre e comunque al CdA, si rapporta con il Direttore e al Responsabile del Fondo (quando le figure non coincidono.), contribuisce all’impostazione della politica di investimento, effettua l’ istruttoria per la selezione dei gestori e propone al CdA l’affidamento o la revoca dei mandati, verifica la gestione e invia periodiche relazioni a CdA e agli organi di controllo specificatamente sul grado di rischio /rendimento. Effettua relazioni straordinarie oltre al controllo dei gestori ( la documentazione dei controlli deve essere conservata per dieci anni) – In oltre verifica principi e ai criteri di investimenti sostenibili e responsabili.

Una mole immane di lavoro che deve sempre avere l’imprimatur del CdA che rimane in ogni caso, l’organo responsabile della gestione cui fanno capo solidalmente responsabilità civili, amministrativi ed anche penali.

Camillo Linguella

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