La convenienza della complementare

Scritto il alle 08:53 da [email protected]

La previdenza complementare rimane l’unico presidio per tutelarsi nella vecchiaia: la pensione pubblica subisce colpi da tutte le parti, dalla crisi contributiva, al mancato incremento del Pil, alle proposte demagogiche di tutti i tipi.

I lavoratori, pubblici e privati se interrogati sui problemi pensionistici, manifestano una forte insicurezza nei confronti della pensione obbligatoria pubblica e molti sono convinti addirittura che in un prossimo futuro non ci sarà del tutto.
Questo non si traduce in richiesta di aderire alla previdenza complementare perchè lì viene alimentata una paura aggiuntiva, quella di perdere tutto, a cominciare dal Tfr.
Se noi vediamo i dati reali, non le enunciazioni essenzialmente di carattere ideologico, ci accorgiamo che per i sei milioni e passa di italiani che hanno aderito alla previdenza complementare non si è trattato di nessuna truffa, anzi molti ne hanno conseguito benefici altrimenti non fruibili.
Poi se andiamo a scorrere l’ultimo rapporto della Covip, come sottolineato dalla stessa autorità di vigilanza, la previdenza complementare, a cominciare dal triennio 2009/2011 ha svolto una funzione impropria rispetto a quella istituzionale, ma di grande valenza sociale, quella di ammortizzatore sociale aggiuntivo atttraverso le anticipazioni.
Nel 2014 le uscite dal sistema sono state circa 144.000 per erogazioni di prestazioni in conto capitale. Le posizioni individuali trasformate in rendita l’anno scorso sono state nel complesso circa 2.000. I percettori totali di rendite pensionistiche erano a fine anno 133.000.
Ci sono stati altresì 98.000 riscatti
Si può ottenere il riscatto della propria posizione quando si diventa invalido al lavoro, quando purtroppo si decede senza diritto alla pensione (in questo caso il riscatto va ai beneficiari), oppure se si perde il posto di lavoro.
In tutti questi casi i diretti interessati hanno ricevuto la posizione maturata che ha ricompreso il tfr versato ( quindi non scippato), i rendimenti che nel lungo periodo sono sempre superiori a quelli del tfr, il contributo del datore di lavoro che non avrebbe avuto senza l’adesione ad un fondo, più i benefici fiscali.
Comunque chi non vuole correre rischi può sempre scegliere il comparto garantito. La scelta del comparto “garantito” assicura sempre lo stesso rendimento del Tfr.
Per i dipendenti pubblici c’è un’opportunità in più. Per esempio chi sceglie il Fondo Perseo Sirio, ai rendimenti del Tfr si aggiungono :
• 1% della retribuzione utile ai fini del Tfr versato dall’amministrazione
• 1,5% calcolato sulla retribuzione utile ai fini del Tfs.

Questa possibilità di beneficio aggiuntivo scade il prossimo 31.12.2015.
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Totale un minimo garantito di incremento pari al 2,5% in più oltre al Tfr
Chi agita infine lo spettro dell’Enron, si ricorda che ai sensi del comma 5 dell’art. 15 Dlvgo 205/05, ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, attribuendo le relative competenze esclusivamente al Ministro del lavoro ed alla COVIP.
Ma il ruolo principale di ammortizzatore sociale improprio è stato svolto con la concessione delle anticipazioni.
Le anticipazioni possono essere concesse per cure mediche, per acquisto della prima casa per sé o per i figli e soprattutto, decorso otto anni di iscrizione al fondo, si può chiedere un’anticipazione pari al 30% della somma accumulata, con possibilità di reintegro, senza dover specificare alcuna motivazione, se non quella generica “per altre esigenze”. Le somme erogate per le anticipazioni, stando ai dati Covip, per il 2011 sono state pari a 372 milioni di euro.
I due terzi di quelle concesse hanno riguardato “le altre esigenze”. E’ evidente come in questo caso le anticipazioni hanno costituito una sorta di prestito dato a se stessi, senza dover ricorrere alle banche o peggio a forme di indebitamento illegali e senza l’aggravio degli interessi. Infine ci sono state l’erogazione delle pensioni complementari vere e proprie. Il numero delle uscite per prestazioni pensionistiche in capitale ( in sostanza il tfr conferito inizialmente e restituito con annessi e connessi), è pressoché raddoppiato rispetto all’anno precedente, passando da 10.400 a 20.500, per un ammontare complessivo di circa 366 milioni di euro,mentre le trasformazioni di capitale in rendita sono un fenomeno ancora molto limitato.
Questo ci dicono i dati nudi e crudi e su questi bisogna fare le proprie riflessioni e le conseguenti scelte responsabili.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 25 novembre 2015 at 09:30

Alcune precisazioni in ordine sparso… Ma lo sa che un dipendente pubblico che gode del TFS può vedersi raddoppiata la tassazione se opta per la complementare… Oppure che le rendite così come concepite hanno già fallito nel passato?… Cosi tanto per far riflettere chi legge e non raccontare solo parte dei fatti con grossolaneria come qui ha fatto lei… (A mio modesto avviso)

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