Uno sguardo dell’Ocse sulle future pensioni: uno scenario preoccupante

Scritto il alle 08:43 da [email protected]

Sono necessarie ulteriori riforme per scongiurare il rischio crescente di povertà dei pensionati. Si drammatizza sulle future pensioni per tagliare quelle di oggi. Secondo Boeri i giovani di oggi andranno in pensione a 75 anni con una riduzione del 25%.

Il 1° dicembre 2015, presso INPS Palazzo Wedekind a Roma, si è tenuto il Convegno dal titolo “Pensioni e povertà oggi e domani”. Gli interventi hanno gettato uno sguardo sul presente e sul futuro dei minimi pensionistici in Italia. In relazione a questi temi, la sesta edizione del rapporto OCSE “Pensions at a Glance 2015” ( Uno sguardo sulle pensioni) offre la possibilità di comparare il sistema pensionistico italiano con quelli di altri Paesi del mondo.L’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) (in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri prevalentemente quelli occidentali (Stati Uniti, Canada, UE ecc)..L’Organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un’occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l’identificazione di buone  pratiche ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi associati.
Il rapporto contiene quattro capitoli tematici che descrivono: le riforme pensionistiche adottate nei Paesi OCSE; le differenti caratteristiche delle prestazioni sociali; l’impatto delle carriere brevi o interrotte sulle future prestazioni pensionistiche e la sensitività dei tassi di sostituzione pensionistici al variare delle regole previdenziali.

Dal rapporto OCSE  emerge, ma già lo sapevamo, che le generazioni future rischiano di trovare le loro pensioni molto meno generose di quelle di oggi e molti dovranno affrontare il grave rischio di povertà
Pensioni at a Glance 2015, “ Uno sguardo sulle pensioni” rileva che circa la metà dei paesi dell’OCSE hanno adottato  negli ultimi due anni delle misure per rendere i loro sistemi più sicuri nel lungo termine. Un terzo degli Stati hanno rafforzato le reti di sicurezza per aiutare alcuni gruppi di pensionati più vulnerabili, ma tutto questo fa si che  ora in alcuni paesi vi è un rischio crescente che le pensioni future non saranno sufficienti a vivere.
L’età per la pensione è stata aumentata notevolmente dappertutto, dai 65 è stata spostata a 67 anni. Altri  Stati hanno l’obiettivo di raggiungere i 70 anni, tra cui la Repubblica Ceca, Danimarca, Irlanda, Italia e Regno Unito. Tuttavia, permangono incertezze significative, non solo per l’invecchiamento della popolazione ma anche per le conseguenza dovute ai cambiamenti delle tendenze del mercato del lavoro. Molti degli  attuali pensionati hanno lavorato per la maggior parte della loro vita in lavori piuttosto stabili. Ma già oggi il posto fisso  o anche una carriera intermittente non è più la norma. I tassi di disoccupazione, soprattutto tra i più giovani, rimangono molto alti, così come i tassi di disoccupazione di lunga durata tra i lavoratori più anziani. Un calo dei posti di lavoro con contratti a tempo indeterminato e il parallelo aumento dei posti di lavoro temporanei e spesso precari riducono la continuità.
Alla luce di questo probabile scenario, alcuni paesi hanno bisogno di rivedere i loro sistemi per la tutela per i pensionati che non raggiungono i contribuiti  necessari per avere una pensione minima. La media delle pensioni minime nei paesi dell’Ocse è del 22% del reddito medio, in media, che vanno dal 6% in Corea al 40% in Nuova Zelanda. Alcuni paesi dell’OCSE, come il Cile, Corea, Messico, Turchia e Stati Uniti, combinano un alto rischio di povertà e pensioni basse. La maggior parte dei paesi hanno indici di perequazione legati all’inflazione, quindi il loro valore diminuisce nel corso del tempo, in quanto i prezzi tendono ad aumentare meno dei salari.
Pensioni at a Glance 2015 mette in evidenza inoltre anche l’incidenza che può avere la bassa crescita economica e  l’attuale contesto dei tassi ad interesse zero se non negativi.
In Italia, le pensioni pubbliche hanno assorbito 15.7% del PIL in media durante il periodo 2010-2015, il secondo valore più elevato tra i paesi OCSE.

La rapida transizione verso il sistema contributivo  per tutti I lavoratori dal gennaio 2012, l’aumento dell’età del pensionamento e la sua equiparazione per uomini e donne permetteranno, secondo le proiezioni del gruppo di lavoro sull‘invecchiamento dell’Unione Europea di ridurre, entro il 2060, la spesa pubblica per pensioni di circa 2 punti di PIL rispetto ad una riduzione media di 0.1% nell’Unione Europea.
Ad oggi, il sistema di previdenza sociale ha svolto un ruolo importante nel proteggere gli anziani dal rischio di povertà assicurando loro delle buone condizioni di vita rispetto ad altri gruppi di età. Oggi in Italia, 9.3% degli ultrasessantacinquenni vivono in situazione di povertà relativa, rispetto al 12.6%% nella popolazione totale. Le persone anziane hanno un reddito medio superiore al 95% di quello della media nazionale.  Il passaggio ad un sistema di tipo contributivo é stato accompagnato dall’eliminazione della integrazione al minimo lasciando unicamente una prestazione assistenziale come rete di sicurezza per i poveri  futuri. Il valore di questa rete sarà relativamente basso: gli individui senza contributi previdenziali riceveranno il 19% del salario medio rispetto al 22% in media nei paesi OCSE.
Migliorare la conoscenza degli individui in merito alla loro pensione attesa e alle alternative fonti di reddito da pensione disponibili può essere anch’esso un elemento importante per aiutare a costruire delle pensioni più adeguate nel futuro.
Boeri coglie l’occasione per attaccare nuovamente i pensionati di oggi e di rilanciare l’idea del sussidio ai 55enni. Infatti egli ha affermato che “ i redditi dei pensionati hanno retto meglio alla crisi di quelli dei lavoratori, la povertà è aumentata tra i non-pensionati. Le future Pensioni saranno del 25% più basse di quelle di oggi tenendo conto di anni di percezione. I problemi reali saranno per chi perderà lavoro sotto i 70 anni avendo avuto una carriere con bassi salari. In realtà il presidente dell’Inps questa volta è stato ottimista. Perché tutte le simulazioni fatte, comprese quelle della busta arancione, danno un tasso di sostituzione dal 40 al 50%: Come si sa, il tasso di sostituzione è pari al rapporto fra ultimo stipendio e prima rata di pensione. Il che vuol dire brutalmente la metà. Per ovviare a questo gap era stata introdotta la previdenza complementare che dava l’integrazione necessaria alla pensione Inps, non grava sulle casse dello Stato e le risorse raccolte investite danno un sollievo alla stremata economia italiana.
Ma non ha mai nominato la previdenza complementare come unica risorsa attualmente disponibile per eliminare questo rischio, mentre l’Ocse la suggerisce apertamente.
Camillo Linguella

 

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2 commenti Commenta
tbtcot
Scritto il 2 dicembre 2015 at 11:40

Secondo me non l’ha nomininata correttamente.. pensa che un disoccupato possa aprisi una posizione? Per i giovani senza lavoro potrà esserlo solo in rari casi…
Integrare il reddito?.. speriamo.. ma il calcolo e soprattutto la rivalutazione delle rendite non aiuta…

draziz
Scritto il 3 dicembre 2015 at 08:13

C’è da aggiungere che la tassazione attuale ed il carico contributivo richiesto, un vero scippo, rendono insostenibile l’apertura di una qualsiasi posizione aggiuntiva per la maggior parte degli esseri umani che popola questo disgraziato Paese.
C.Linguella vorrebbe farci scegliere tra morire di fame oggi oppure in vecchiaia…

Proviamo invece a tagliare vitalizi e pensioni a personcine come certi parlamentari della vecchia Repubblica, ma anche di quella nuova neh?, che prendono anche 30.000 (sì!! Trentamila!!) Euro al mese e si vantano di aver versato i contributi per averla, omettendo che tali soldi sono stati sborsati a carico dei cittadini e con la complicità di leggine varate dal Parlamento.
Che non a caso ha rigettato la riforma Boeri…

Ci può fare un favore Signor C.Linguella?
Ogni settimana, oltre a scrivere i suoi articoli su questo blog, alcuni dei quali sicuramente illuminanti e ben argomentati, può inviare un’e-mail direttamente ad ogni parlamentare ed alle istituzioni lamentando l’inequità del loro comportamento verso le generazioni future di cittadini onesti?

La disonestà del comportamento della politica di un certo tipo è esemplare (in senso negativo) e deve essere continuamente stigmatizzata e castigata per spingere ad un cambiamento in positivo, a vantaggio di tutti, del Popolo che dicono di rappresentare.

Rammentare a noi utenti di questo blog che siamo dei morti di fame e che ci aspetta una vecchiaia di merda…beh…non la vedo a favore della lotta all’evasione (che tra l’altro serve per garantire flussi continui di denaro ai papponi di cui sopra…)

Faccia un ulteriore sforzo e si attivi contro l’ingiustizia palese.
Un’e-mail tutti i giorni ai papponi ed alle loro segreterie di partito un segno lo potrà lasciare, sicuramente più importante dei soli post pubblicati qui.
Grazie e buon lavoro

tbt­cot@fi­nan­zaon­li­ne:
Se­con­do me non l’ha no­mi­ni­na­ta cor­ret­ta­men­te.. pensa che un di­soc­cu­pa­to possa apri­si una po­si­zio­ne? Per i gio­va­ni senza la­vo­ro potrà es­ser­lo solo in rari casi…
In­te­gra­re il red­di­to?.. spe­ria­mo.. ma il cal­co­lo e so­prat­tut­to la ri­va­lu­ta­zio­ne delle ren­di­te non aiuta…

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