Pensioni 2016: lavorare di più per prendere meno

Scritto il alle 08:33 da [email protected]

Niente calza per i pensionati italiani questo Natale, evidentemente hanno fatto i super cattivi.
Doveva essere l’anno delle pensioni, niente riforma e niente perequazione. E’ tutto rimandato a chissà quando. I buoni propositi ci sono, ma soprattutto ci sono le cose concrete e negative. La legge di stabilità approvata sabato scorso alla Camera contiene solo alcuni aggiustamenti indispensabili, assieme alla riduzione delle tasse per i calciatori. Questo indica quali sono le vere priorità del governo. I ludi gladiatories sono ancora un’arma efficace per tenere buono il popolo. Altrimenti come si terrebbe a bada Napoli se non ci fosse il calcio?
Per i pensionati la legge di stabilità prevede l’estensione del meccanismo di «Opzione donna» (che permette di andare in pensione alle lavoratrici che hanno compiuto 57-58 anni con 35 di contributi versati), con il calcolo contributivo e quindi con un assegno decurtato del 20/30%. Il governo farà la verifica delle risorse entro settembre, e poi la rifinanzierà. Aumenta la «no tax area», la soglia di reddito entro la quale i pensionati non versano l’Irpef. Per i soggetti con più di 75 anni si passa da 7.750 a 8.000 euro. Vengono inoltre sterilizzati i possibili effetti della deflazione sull’adeguamento delle pensioni al costo della vita, in modo che gli assegni non saranno ridotti. Non saranno neppure applicati i conguagli della perequazione relativi al 2014, perché porterebbero dei rimborsi all’Inps.
Anche se aumenta la no tax area e tutto il resto, dall’anno prossimo aumenta l’età pensionabile e diminuiscono i coefficienti per il calcolo della pensione. Questi elementi sono stati annunciati per tempo, per dar modo ai futuri pensionati di metabolizzare le nefaste conseguenze della riforma Fornero. La circolare dell’Inps, la n. 63 è del 20 marzo del 2015  ci ha ricordato in burocratese puro che ““A decorrere dal 1° gennaio 2016, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all’art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall’ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, sono ulteriormente incrementati di 4 mesi e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n.243, e successive modificazioni, sono ulteriormente incrementati di 0,3 unità”.
Le donne  iscritte all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed alle forme sostitutive della medesima andranno in pensione a 65 anni e 7 mesi, quelle iscritte alla gestione separata a 66 anni ed 1 mese, lavoratori e lavoratrici dipendenti delle pubbliche amministrazioni 66 anni e 7 mesi.
Per la pensione anticipata ci vorranno 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.
Anche per coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996 scatta l’adeguamento alla speranza di vita, con l’applicazione del requisito anagrafico previsto dall’art. 24 del decreto Salva Italia, (per l’accesso a pensione anticipata con almeno venti anni di contribuzione effettiva ) che, dal 1° gennaio 2016, è di 63 anni e 7 mesi. Ma non è finita, se l’importo della pensione non raggiunge il requisito del c.d. importo soglia mensile
pari a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale (circa 1.255 euro al mese per il 2015). Se non si raggiunge quest’importo non si può andare in pensione.

L’allungamento della speranza di vita porta un’altra conseguenza, il ricalcolo dei coefficienti di trasformazione. L’adeguamento alla speranza di vita sono stati previsti dalla legge Dini e prevedeva l’istituzione di una commissione apposita, perché alcuni fenomeni demografici hanno cambiamenti significativi su archi temporali molto lunghi. Non a caso la Dini ipotizzava un decennio. Invece per ridurre in fretta le pensioni si è passati da un aggiornamento decennale a triennale e dal 2019 a biennale.
Il che non manca di provocare a volte degli effetti paradossali. Prendiamo il caso di due gemelli che alla nascita hanno la stessa speranza di vita. Uno di questi decide di andare in pensione prima, nel 2015, mentre l’altro nel 2016. A questo punto la legge stabilisce che avranno speranza di vita diverse ed il secondo gemello, pur lavorando di più, prenderà una pensione inferiore.

Se può consolare, assistiamo inaspettatamente aò  consolidamento della previdenza complementare. Il numero degli iscritti cresce anche se di poco e molto lentamente e si è assestato a 6.500.000 circa di aderenti.Dopo gli alert dei fondi pensione, tutto sommato, cauti e moderati, sulla necessità di costruirsi una pensione aggiuntiva, ha dato man forte il catastrofismo del presidente dell’Inps, anche se lui non pensa certamente alla pensione integrativa, ma ad un sussidio generalizzato ai cinquantenni, finanziato attraverso il taglio delle pensioni più alte.
L’anno che spira è stato avaro di misure di sostegno per la previdenza complementare Iniziato con un incremento delle aliquote sui rendimenti finanziari, si è tentato di moderarne gli effetti cercando di modificare la direzione degli investimenti. Il credito d’imposta in favore per chi investe nel lungo periodo in settori strategici (italiani)  non è stato utilizzato da nessuna forma di previdenza complementare, atteso che le istruzioni opereative sono state emanate quasi alla fine dell’anno. Ma anche se fossero state emanate prima, è difficile pensare che i fondi sarebero stati in grado di cambiare repentinamente i loro asset ed investimenti in quattro e quattro otto. In questo caso bisogna andare con i piedi di piombo. Sono soldi dei lavoratori e i fondi fanno investimenti etici, non speculativi.
Il disegno di legge sulla concorrenza  recante norme che potrebbero incidere sull’andamento della pensione integrativa e che sembrava dovesse avere vita facile in Parlamento, è ancora in discussione al Senato e bisognerà aspettare l’anno prossimo.
Il Fondo Perseo Sirio che sembrava soffrire una letargica stagnazione si appresta ad affrontare il rush finale con grane dinamicità. La scadenza imminente del bonus di un contributo dell’1.50% su base Tfs mensile per i lavoratori assunti prima del 2001 ha convinto i più ad iscriversi, trascinando anche coloro che assunti dopo hanno diritto al solo beneficio dell’1% sulla retribuzione utile per il Tfr a carico dell’amministrazione. E’ il fondo che attualmente in assoluto vanta il maggior numero di adesioni mensili. L’impegno delle parti istitutive, specie dei sindacati con assemblee seminari e corsi di formazione, hanno smosso le acque oltre alla scadenza di cui sopra.

Camillo Linguella

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