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Con una legge piena di mance, sulla Previdenza si poteva fare di più

La legge di stabilità approvata ieri con l’ennesima fiducia, si caratterizza per l’ennesimo assalto alla diligenza, con inaspettate mance per chi ha trovato lo sponsor giusto. Dall’abolizione dell’Imu all’abolizione della tassazione del 15% sulla compravendita dei calciatori. Poi ci sono 100 milioni per il Casinò di Campione d’Italia, i 500 euro per voto di scambio ai ragazzi di 18 anni,  eccetera. La finanziaria 2016 è una legge che si fonda sul debito in base alla filosofia tutta napoletana, ma esportata in Toscana che dice “ Domani penso ai debiti, stasera sono un Re” che dovrà passare ancora al vaglio della Comunità Europea che forse la farà passare o forse no. Ma poiché così è forse sulle pensioni si poteva fare qualcosa di più specie sulla perequazione e sull’opzione donna, mitigandone la decurtazione o dando la possibilità di usufruirne a tutte le richiedenti. Sulla previdenza complementare proprio niente, mentre non si sa che fine abbia fatto il disegno di legge sulla concorrenza che conteneva misure per il suo rilancio.
In materia previdenziale, la legge  contiene disposizioni volte alla realizzazione di un ulteriore intervento (il settimo) in favore dei soggetti salvaguardati, garantendo l’accesso al trattamento previdenziale con i vecchi requisiti ad un massimo di ulteriori 26.300 soggetti, sia individuando nuove categorie di soggetti beneficiari, sia incrementando i contingenti di categorie già oggetto di precedenti salvaguardie, attraverso il prolungamento del termine (da 36 a 60 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma pensionistica) entro il quale i soggetti devono maturare i vecchi requisiti. Per effetto di tali disposizioni il limite massimo numerico di soggetti salvaguardati viene stabilito a 172.466 (commi 263, 265-273).
Viene prorogata la sperimentazione della cosiddetta opzione donna, consentendo l’accesso all’istituto (transitorio e sperimentale) – che permette alle lavoratrici l’accesso al trattamento anticipato di pensione con calcolo esclusivamente contributivo – a chi matura i previsti requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015. Inoltre, si introduce un sistema di monitoraggio che, laddove dovesse risultare un onere previdenziale inferiore rispetto alle previsioni di spesa, consente, con successivo provvedimento legislativo, l’utilizzo delle risorse residue per la prosecuzione della sperimentazione o per interventi con finalità analoghe (comma 281).
Inoltre, viene introdotta una disciplina che consente di trasformare (in presenza di determinati requisiti anagrafici e contributivi) il rapporto di lavoro subordinato da tempo pieno a tempo parziale, con copertura pensionistica figurativa e corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica che sarebbe stata a carico di quest’ultimo (relativa alla prestazione lavorativa non effettuata) (comma 284).
A decorrere dal 2016 (2017 nel testo iniziale del disegno di legge), viene elevata la misura delle detrazioni dall’imposta lorda IRPEF spettanti con riferimento ai redditi da pensione (cd. no tax area per i pensionati) (commi 290-291).

Si esclude che l’andamento negativo dell’inflazione incida sulla rilavutazione degli assegni pensionistici (comma 287).
Ai fini del concorso alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle disposizioni su “opzione donna” (comma 281) e “no tax area pensionati” (commi 290-291), la disciplina transitoria in materia di perequazione automatica dei trattamenti pensionistici, già posta per gli anni 2014-2016 e diversa da quella generale, viene estesa agli anni 2017 e 2018 (comma 286) ). Pertanto questa misura, giusta e doverosa non va a carico di tutta la collettività, quelli che risparmiano l’IMU tanto per intenderci, ma ai soli pensionati. Ma la perequazione non è al 100 né per tutti. Come si ricorderà seguito della dichiarazione di incostituzionalità del blocco della perequazione deciso dalla Fornero, il decreto legge n. 65 del 2015, conv. in L. n. 109/2015, è intervenuto, prevedendo una parziale maturazione della perequazione, nei seguenti termini:
a) nella misura del 100 per cento per i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS;
b) nella misura del 40 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS;
c) nella misura del 20 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS;
d) nella misura del 10 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
In pratica, quindi, la perequazione non è riconosciuta solamente ai trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
Si introducono disposizioni in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro e in caso di disoccupazione involontaria. (commi 305, 308, 309 e 310). Si dettano disposizioni in materia di trattamento previdenziale dei lavoratori esposti all’amianto, istituendo – tra l’altro – il Fondo per le vittime dell’amianto (commi da 274 a 279), Si estende l’esclusione della penalizzazione dei trattamenti pensionistici anticipati (ossia liquidati prima dei 62 anni) ai trattamenti già liquidati negli anni 2012, 2013 e 2014 (comma 299).

Proroga opzione agli statali
In ultimo si apprende dal Mef che il termine per esercitare l’opzione per iscriversi alla previdenza complementare dei pubblici dipendenti, scadente il 31.12.3015, è stato prorogato per altri 5 anni. Il provvedimento è in corso di emanazione.

E per finire, Buone Feste a tutti

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 24 dicembre 2015 at 09:36

Ma la storia della proroga dove l’ha vista?

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