La borsa allerta i fondi pensione ma senza panico

Scritto il alle 08:48 da [email protected]

Diversificare ancora l’asset di portafoglio dei fondi pensione e puntare sugli investimenti infrastrutturali. Rilanciare i mini bond per le PMI

Il mercato finanziario italiano sembra su un otto volante. Il -5% di mercoledi 20 gennaio scorso ha superato le più pessimistiche previsioni. Fortunatamente il giorno successivo il + 4 ha quasi pareggiato le cose facendo tirare un sospiro di sollievo. La soglia dei del Mibtel di Milano arranca attorno ai 17.000/19.000 punti, esattamente come negli anni bui della crisi. FTSE MIB è il principale indice di benchmark dei mercati azionari italiani. Questo indice, che coglie circa l’80% della capitalizzazione di mercato interna, è composto da società di primaria importanza e a liquidità elevata nei diversi settori italiani. Gli analisti, quelli bravi a spiegare le cose dopo che sono avvenute, ci diranno se la colpa maggiore è da attribuirsi alla Cina, al calo del prezzo del petrolio, ad un “complotto” contro Renzi per fargli fare la fine di Berlusconi, oppure è una crisi tutta casalinga innestata dal fallimento della Banca Etruria oppure altro o dalla cattiva “comunicazione” della BCE come ha affermato Padoan. Di una cosa eravamo certi e fieri : la solidità del sistema bancario italiano. Ora anche questa sembra evaporata lasciando nel panico gli investitori. Fra cui i Fondi pensione.
Ci si augura che il combinato disposto di queste negatività non spazzi via i flebili segnali di ripresa che i microscopi dei vari laboratori di studi economici avevano individuato. Fortunatamente lo spread non è schizzato in alto ed è, al momento, un segnale confortante.
Finora le forme di previdenza complementare non hanno avuto di che lamentarsi. I rendimenti fino ad ieri non sono andati  male ma era evidente che i segnali dal luglio scorso non potevano essere ignorati : occorre una strategia di consolidamento e miglioramento. Nel 2013 i Fondi negoziali di categoria hanno reso il 5,7 % a fronte dell’1,7 % del Tfr, nel 2014 il 7.3% contro l’1.3 del Tfr, ma nel 2015 i rendimenti sono scesi al 2.5% avvicinandosi a quello legale del Tfr. Oggi anche questo risultato è insidiato dall’andamento delle borse e se i rendimenti si pareggiano, a favore della previdenza complementare rimane il contributo aggiuntivo dell’1% a carico del datore di lavoro e il trattamento fiscale sulle prestazioni finali notevolmente più favorevole di quello che si applica al Tfr, con abbattimento dell’imponibile fino a 5164,57 euro annui.
Ora è tempo di ridefinire i comparti, le loro caratteristiche, le combinazioni di rischio-rendimento, e l’ attivazione di meccanismi life cycle.

La politica di investimento dei Fondi pensione ha superato la fase pionieristica e l’azione è diventata più sicura dopo la delibera Covip del 16 marzo 2012 e il DM di luglio 2014 del Mef. Essi impongono ai fondi pensione, fra l’altro, di indicare il rendimento atteso per ciascun comparto in un dato orizzonte temporale d’investimento.
Questo implica una ridefinizione degli asset, una revisione periodica e un dover confrontarsi con il cambiamento delle esigenze degli iscritti obbligandoli a tenere necessariamente conto dell’evoluzione dei mercati finanziari e degli scostamenti, spesso significativi, dei rendimenti delle asset class dalle loro medie di lungo periodo.
Non sempre una bassa crescita implica necessariamente rendimenti deludenti ovvero non sempre è cosi. In presenza di bassi rendimenti o con i mercati finanziari caratterizzati da stime contenute dei rendimenti attesi, occorre una gestione attiva.
La soluzione è l’adozione di asset allocation molto flessibili, in grado di adeguarsi facilmente ai differenti cicli di mercato. Poiché ci sono sempre delle nuvole di incertezza che offuscano l’orizzonte, si deve saper vedere oltre  queste.
Il vero problema è quello di minimizzare i c.d. Risk Management per limitare le perdite ed evitare rischi del “left tail risk”, un indicatore di misura di rischio molto utilizzato nella definizione dei requisiti patrimoniali degli intermediari finanziari bancari e assicurativi. Così si può generare una più regolare distribuzioni dei rendimenti.
Da qui la necessità di trovare metodologie alternative per costruire l’allocazione dei portafogli, attuando una diversificazione sulla base dei rischi piuttosto che sulla base delle previsioni della volatilità e utilizzando tecniche di allocazione tra classi di attivo ad allocazione dei portafogli per fattori di rischio.

L’obiettivo d’investimento deve essere di tipo absolute return, con estrema attenzione alla preservazione del capitale, attraverso un’ ampia diversificazione con l’utilizzo di un elevato numero di classi d’attivo.

I classici modelli prudenziali disegnati che mettevano nel paniere titoli dai rendimenti più sicuri, secondo la formula tradizionale 30% azionario e 70% obbligazionario ormai è fuori tempo … da tempo, ma resiste. Almeno fino a ieri. Se si voglkiono fare investimenti che abbiano ricadute sull’economia nazionale, questo 30% azionario che prende la via dei paesi esteri deve poter contenere una percentuale riguardante le piccole e medie aziende italiane, che ordinariamente non sono quotate in borsa.
La creazione dei mini bond poteva riorientare e definire le asset allocation strategiche. Ma finora questo strumento non solo non è decollato secondo le aspettative, ma non è decollato per niente.
A distanza di circa 3 anni dai provvedimenti di Monti, il governo dovrebbe semplificare il quadro regolatorio per facilitare l’uso di questo strumento. La prima emissione in Italia di minibond da parte di una Pm è stata la società piemontese CAAR, che lanciò sul mercato obbligazionario minibond da 3 milioni euro a un tasso fisso del 6,50% della durata di cinque anni. I mini bond furono interamente collocati, con un buon anticipo rispetto alla data di chiusura, smentendo lo scetticismo attorno a questo strumento, perché offrivano rendimenti più interessanti dei titoli di Stato. Però bisogna aggiungere che le successive emissioni sono state risicate, circa una ventina e poche delle successive emissioni hanno riguardato PMI propriamente dette, in quanto fra gli emittenti dei mini bond troviamo società come Poste Italiane, Sisal ecc… Secondo una stima del Mef del 2012, il mercato dei mini-bond per le Pmi doveva valere fra i 50 e i 100 miliardi di euro all’anno, ma si è fermato sui 20 miliardi, come ebbe a dichiarare Giuseppe Vegas, presidente della Consob in una audizione in commissione Finanze della Camera del 2013. Oggi non esistono stime attendibili.
I Fondi pensione si sono tenuti alla larga, ma ora è il momento di ripensarci, anche approfittando al decreto su recupero del credito di imposta che indirizza gli investimenti dei fondi in opere infrastrutturali con investimenti di lungo periodo. Nato con l’obiettivo di ridurre l’impatto dell’incremento della tassazione sui rendimenti finanziari della previdenza complementare, previsto dalla legge di Stabilità per il 2015, il legislatore ha ritenuto opportuno ridurre la tassazione sui rendimenti solo per quegli investimenti reputati «apprezzabili».
Il decreto in particolare individua l’ambito degli investimenti oggetto di incentivo come azioni o quote di società ed enti operanti prevalentemente nella elaborazione o realizzazione di progetti relativi a settori infrastrutturali turistici, culturali, ambientali,
idrici, stradali, ferroviari, portuali, aeroportuali, sanitari, immobiliari pubblici non residenziali, delle telecomunicazioni, compresi quelle digitali Questa è una strada da tener presente se si vogliono mantenere risultati di segno più anche perchè entro il 28 maggio 2016 i Fondi pensione dovranno adeguare le politiche di investimento ai limiti dettati dal nuovo decreto.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 25 gennaio 2016 at 22:01

Paroloni per confondere?…
Siamo sicuri che i fondi pensione non barcollano?

Articoli dal Network
Niente di nuovo sotto il cielo delle valute mondiali, il dollaro continua a dettare legge ovunqu
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Ftse Mib: prosegue l'ottimismo sui mercati internazionali, con gli indici americani che segnano nuov
Colgo l’occasione per ricordare che spesso, per quanto riguarda l'invio dei manoscritti di Machiav
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
23 Se prima della notizia dell'embargo totale nei confronti del petrolio dell'Iran c'era forse il
Ftse Mib: l'indice italiano apre debole dopo il ponte festivo e dopo aver testato i 22.000 punti. Il
Non accenna a placarsi la polemica sugli esigui importi del reddito e della pensione di cittadinanza
Innanzitutto spero che tutti voi siate riusciti a regalarvi qualche giorno di relax e di serenit
Analisi Tecnica La long white ha determinato la susseguente rottura della resistenza a 21330 portan