La riorganizzazione Inps bypassa la governance

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La sede Inps di Ballarin Roma

La sede Inps di Ballarin Roma

Una nuova organizzazione dell’Inps che cristallizza e rafforza il potere del presidente. I risparmi che si otterranno non andranno in favore delle prestazioni, ma al governo. Una mossa ad effetto la riduzione delle Direzioni Centrali.

Il neo management dell’Inps si esercita in una nuova riorganizzazione delle funzioni e lo fa con un approccio di grande impatto mediatico: la riduzione delle Direzioni centrali da 48 a 10, sicuri di avere su questo fronte applausi in quantità che serviranno a distogliere i più da una analisi sulla reale portata dell’operazione.
Ormai parlare di riforma della governance oltre ad essere inutile è anche di cattivo gusto. Avendo messo dei genii alla guida del più grande istituto previdenziale dell’Europa, come governance basta ed avanza. Poi ci sarebbe il Civ, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. Molti dei governanti pensano che se si potesse abolire, come fu fatto per il Consiglio d’Amministrazione, sarebbe una cosa giusta. Non è che siano di ostacolo ad alcunchè, per carità, ma abolirli con la scusa di ulteriori risparmi, anche se fanno spendere poco, sarebbe un’altra bella mossa.
Le linee della riorganizzazione presentate da Cioffi nella sede dell’ex Direzione Generale dell’Inpdap di Via Ballarin il 23 gennaio 2016, sono state pubblicate su tutti i giornali con l’enfasi che la cosa meritava. Si basa su tre punti fondamentali: centralità dell’utente, digitalizzazione, riduzione dei costi e ci mancherebbe. Le prestazioni avranno un approccio consulenziale, personalizzato mutuando una prassi dell’Inpdap che già tempo non si limitava a dare l’informazione nuda e cruda sullo stato delle pratiche, ma consigliava i vari scenari possibili ad ogni singolo utente. Faceva presente che magari era consigliabile riscattare un perdiodo di studio o la maternità, si metteva a spiegare la differenza e la convenienza fra la ricongiunzione, la totalizzazione ed il cumulo dei periodi assicurativi. A questo scopo sarà creato un fascicolo unico per ogni utente che contenga la sua storia contributiva e tenga traccia della sua interazione con l’Istituto. Qualcosa che grosso modo esiste già ed è consultabile on line. L’ Inps punta ad espandersi in varie direzioni (multicanale), rafforzando la presenza territoriale e quella digitale costruendo un rapporto più stretto e funzionale con  i patronati cui il governo come ringraziamento anno dopo anno riduce  gli stanziamenti per le loro attività. Altro obiettivo, non nuovo è il potenziamento dello scambio di flussi informativi con altre pubbliche amministrazioni. I costi di funzionamento saranno ridotti potenziando l’informatica ed i risparmi ottenuti non andranno in favore dei pensionati ma allo Stato per la riduzione del debito pubblico.

Il crono programma della riorganizzazione prevede l’attuazione in tre anni. La prima cosa che si intende  realizzare subito è mettere mano alla struttura organizzativa al fine di renderla più funzionale al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal nuovo modello di fornitura dei servizi. Gli incarichi in essere cesseranno a febbraio. Questo fatto creerà ulteriori problemi di pace sociale all’interno dell’ente, perché al di là delle dichiarazioni ufficiali, cova molto malcontento sotto la cenere della presunta integrazione fra i diversi enti previdenziali confluiti all’Inps. Il cambio di poltrone riaccenderà la guerra di posizionamento a tutti i livelli.
Il nuovo modello prevede l’accentramento e la  separazione tra le funzioni di governo, di competenza della sede centrale, e le funzioni di fornitura dei servizi, di competenza delle sedi  regionali, provinciali e locali. Molti hanno scritto che le direzione centrali da 48 diventreranno dieci. Ma forse non è proprio così. Ci saranno 10 strutture di coordinamento con a capo una sorta di vice direttore. La soppressione riguarderà quelle strutture inventate di nessuno spessore concreto di “Funzioni di livello Dirigenziale Generale per progetti temporanei” ne sono 12 assegnati 10 su 12 a dirigenti generali ex Inpdap (guarda caso) del tipo:
Presidio integrato per il contrasto ed il deflazionamento del contenzioso amministrativo    e  giudiziario interno ed esterno all’Istituto
• Competenze del presidio sponsorizzazioni e valorizzazioni dei beni
• Competenze del Coordinamento integrato monitoraggio e ottimizzazione centro territorio,
mentre le altre strutture, continueranno a sopravvivere in qualche modo fino all’andata in pensione dei preposti. Delle dieci direzioni, sei avranno funzioni di coordinamento: la direzione entrate, responsabile della gestione del credito e del contrasto all’evasione contributiva; la direzione personale, innovazione, processi e sistemi, responsabile della gestione del personale, della formazione, dell’organizzazione e dell’innovazione tecnologica; la direzione pianificazione, bilanci e controllo di gestione che si occuperà della contabilità e del controllo di gestione; la direzione prestazioni che definirà le regole e le procedure applicative per tutti i servizi forniti dall’Istituto (pensioni, prestazioni a sostegno reddito, invalidità civile, etc.), la direzione risorse strumentali e patrimonio, responsabile degli acquisti, della gestione del patrimonio e del sistema informativo; la direzione servizi agli utenti, che coordinerà le strutture territoriali e governerà tutti i punti di contatto con l’utente (sito web, call center). A queste sei direzioni si aggiungeranno la direzione relazione esterne, la segreteria tecnica, la direzione studi e ricerche e la direzione audit. E ciliegina sulla torta, per far vedere che la democrazia non è cosa vana, mettendo da parte …la voce di una presunta assunzione  di tutti o quasi i componenti del sito “la voce. info”, entro il mese di febbraio, partiranno gli interpelli interni per l’assegnazione delle nuove funzioni di direzione, tranne poi decidere magari che nessuno ha i requisiti richiesti e procedere a nuove assunzioni dall’esterno.

Tutto questo deciso e pensato in solitudine che ripropone il problema della riforma della governance. Tale esigenza appare tanto più rilevante ove si consideri che l’Inps, a seguito dell’attribuzione delle funzioni riguardanti la previdenza dei dipendenti pubblici e dei lavoratori dello spettacolo e, quindi, ente gestore di tutto il sistema pensionistico pubblico, delle prestazioni a sostegno del reddito e di molte delle prestazioni assistenziali, è chiamata ad amministrare, nel complesso, 21 milioni di assicurati, 1,5 milioni di aziende e 23 milioni di pensionati per oltre 700 miliardi di euro di masse amministrate, con un costo di circa 4,6 miliardi di euro di spese di funzionamento.

A seguito dell’ incorporazione l’Inps, peraltro, ha ulteriormente incrementato l’entità delle proprie partecipazioni che, pertanto, attualmente comprende: il 49 per cento della holding di Equitalia che amministra, attraverso le sue società operative Equitalia Nord, Equitalia Centro ed Equitalia Sud, il sistema delle riscossioni dei contributi previdenziali ed erariali dello Stato; un rilevante patrimonio immobiliare nato dalla fusione dei patrimoni immobiliari dei tre enti la cui gestione, tanto per gli immobili da reddito che per quelli strumentali, è effettuata, in parte direttamente dall’Inps (per il patrimonio di provenienza ex Inpdai), in parte attraverso l’Igei spa,  di cui l’Inps possiede il 51 per cento  (per il patrimonio cosiddetto «storico» dell’Inps e per quello di provenienza ex Ipost) e, in parte, attraverso la Idea Fimit sgr di cui l’Inps, per effetto dell’incorporazione di Inpdap ed Enpals, detiene ora circa il 30 per cento delle azioni; il 100 per cento di Sispi (Società italiana di servizi per la previdenza integrativa). In sintesi, il valore complessivo delle attività in carico all’Inps, rappresenta circa il 25 per cento del prodotto interno lordo nazionale. Il governo dei compiti affidati all’Inps sull’intero «sistema Paese» non può essere affidato ad un solo soggetto. A questo riguardo ne erano ben consapevoli i precedenti governi, poiché il sistema di governance  è stato più volte rivisitato.
La prima riforma riorganizzativa dell’Inps si ebbe con la legge 9 marzo 1989, n. 88, il Decreto legislativo 479/94 ha istituito il cosiddetto modello duale: Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza ed il Consiglio di amministrazione.
Il consiglio di indirizzo e vigilanza individua le linee di indirizzo generale dell’ente. Determina gli obiettivi strategici nell’ambito della programmazione generale  e approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo, nonché i piani pluriennali e i criteri generali dei piani di investimento e disinvestimento predisposti dal consiglio di amministrazione, verificandone i risultati.
Il presidente predispone i piani pluriennali, i criteri generali dei piani di investimento e disinvestimento, il bilancio preventivo ed il conto consuntivo e approva i piani annuali nell’ambito della programmazione..
L’articolo 7, comma 8, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, ha istituito una gestione monocratica, mediante soppressione e trasferimento delle competenze del consiglio di amministrazione al presidente dell’Inps, lasciando invariati gli altri organi istituzionali, come confermato dalle direttive ministeriali del 29 novembre 2010 e del 28 aprile 2011.
L’art. 21, comma 7, del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 stabilì la riforma della governance per bilanciare i poteri e bloccare gli “ strapoteri” presidenziali.  Il 28/6/2012 fu insediato un gruppo di lavoro sulla governance degli Enti previdenziali e assicurativi pubblici .
Il Ministro del lavoro dell’epoca, Giovannini, comunicò in Commissione lavoro della Camera, la volontà di presentare un nuovo modello di governance entro il 2012.
Poi il governo cadde ma gli impegni furono riassunti dal governo successivo. Il 2014 doveva essere l’anno della svolta. Finora niente.

E’ indubbio che la nuova riorganizzazione  mette definitivamente da parte i propositi di varareun nuovo modello di governo, mettendo l’istituto direttamente alle dipendenze del governo che se ne serve come un bancomat ed  ignorando la voce degli “azionisti” dell’ente, i lavoratori iscritti. La fine di fatto del potere duale in favore del presidente padre padrone.

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