I fondi pensione territoriali

Scritto il alle 09:08 da [email protected]

Dovevano costituire la risposta federalista ai “fondi dei sindacati”, ma sono stati realizzati solo in tre regioni, di cui due a statuto speciale, avendo  a disposizione risorse che le Regioni a statuto ordinario non hanno.

Il Fondo pensione Solidarietà Veneto ha chiuso il 2015 con incremento di iscritti del 3%, non eccesivo, ma sicuramente migliore di quei fondi che stentano a tenere il passo, compresi i Pip che, dopo lo slancio iniziale, cominciano a mostrare un po’ il fiato. Segnalo questo fatto perché Solidarietà Veneto è un fondo pensione complementare che opera solo in un determinato territorio della Penisola, il Veneto, naturalmente.
I soggetti della previdenza complementare originariamente dovevano essere unicamente i datori di lavoro ed i rappresentanti dei lavoratori. Erano i soggetti delle “fonti istitutive” che avrebbero dovuto dar vita ai fondi pensione di categoria, i “ Fondi chiusi” disciplinati dai CCNL secondo la normativa e perciò detti anche “Fondi chiusi negoziali”. Una decisione del genere faceva storcere il naso a parecchi, perché si rafforzava, invece di diminuirlo, il potere alle organizzazioni sindacali, facendole entrare nei consigli di amministrazione dopo che erano stati espulsi da quelli degli enti previdenziali. Né si poteva strozzare il libero mercato che viceversa di strozzature ne ha fatte tante. Per cui a fianco dei fondi chiusi si previde la possibilità di istituire i “Fondi Aperti” gestiti dalle banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio.
Con l’occasione, visto che si era in pieno federalismo rampante, nel 2001 fu approvata una legge costituzionale che metteva le regioni nella condizione di legiferare sulla previdenza complementare ( Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001). Lo Stato si sarebbe occupato di tutta la previdenza sociale e di parte di quella integrativa mentre le Regioni avrebbero potuto promulgare leggi in materia di previdenza complementare senza  alcun tipo di approvazione da parte statale. Si pensò di valorizzare il territorio, per cui a fianco dei fondi aperti, furono previsti anche i fondi pensione territoriali riservati specificamente ai residenti o ai lavoratori di una determinata zona geografica, situazione unica in Europa e nei paesi dell’Ocse.

Giusto per ricordare, nel 2005, quando fu pubblicato il decreto legislativo 252 che ridisciplinava la previdenza aggiuntiva, ministro del lavoro era Roberto Maroni, l’attuale presidente della Regione Lombardia. Ma le Regioni non si sono mosse e dai territori non è venuto nessun impulso concreto per lo sviluppo della previdenza complementare se si esclude un paio di eccezioni positive, cui fanno da contraltare due esperimenti non andati a buon fine.
Fino ad oggi, solo due regioni a statuto speciale hanno istituito specifici fondi a favore della previdenza complementare, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta cui si deve aggiungere Solidarietà Veneto che ha avuto un percorso iniziale diverso, ma che oggi è un fondo territoriale a tutti gli effetti.
I fondi territoriali presentano il vantaggio di essere intersettoriali, non
costringendo così chi cambia lavoro a cambiare fondo o a riscattare la sua
posizione; questo vantaggio di tipo operativo si scontra però con il più basso
numero di potenziali sottoscrittori che in genere i fondi territoriali hanno rispetto a quelli nazionali di categoria. Minor numero di aderenti può infatti voler dire maggiori costi per ogni aderente e quindi minore competitività del fondo stesso. Gianpaolo Sticco”.

Un’altro motivo che spingeva le Regioni era l’investimento delle risorse raccolte nelle imprese del proprio territorio, cosa che i fondi territoriali con mille difficoltà cercano di realizzare.

Fra i tentativi non andati in porto si segnalano Fonligure e il Fondo pensione del Friuli Venezia Giulia.
Fonligure, il Fondo pensione per gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori, e altri lavoratori autonomi che svolgono attività di tipo artigianale della regione Liguria fu riconosciuto con decreto ministeriale 18 settembre 2000, ma fu sciolto dopo circa due anni per non aver raggiunto il numero minimo di adesioni.

Anche il fondo territoriale per la previdenza complementare del Friuli Venezia Giulia non è mai decollato. Il progetto, lanciato nel 2011 e istituito con la legge regionale 199/2012 con oltre 3 milioni di stanziamenti, è stato chiuso dopo circa due anni. La causa fondamentale forse è da attribuire alla concomitante partenza del fondo complementare per i Pubblici Dipendenti Perseo Sirio, anche se dal punto di vista tecnico e giuridico, i due fondi potevano coesistere. Tuttavia, però, l’operatività del fondo Perseo Sirio, metteva in forse l’adesione dei 16mila dipendenti pubblici della Regione, ritenuto il nucleo centrale del fondo regionale . Gli studi di fattibilità prevedevano una soglia minima di 33.500 iscritti, un obiettivo teoricamente raggiungibile sulla carta, ma realisticamente molto difficile, considerando che in Fvg già allora, secondo il “Gazzettino” circa 130mila persone risultavano già iscritte alle varie forme di previdenza.
Solidarietà Veneto è un fondo territoriale del Veneto che nasce in maniera diversa, prima ancora del decreto legislativo 124/93, per iniziativa di una Organizzazione sindacale già nel 1989. Quando poi divenne operativa la previdenza complementare il Fondo affrontò tutta la trafila di “riconoscimento” e infatti fu riconosciuto come fondo preesistente e iscritto nell’Albo dei Fondi della Covip a partire dal 13 luglio 1999.  Gli aderenti oggi sono circa 50.000 con 7500 imprese associate.
Fopadiva è il Fondo pensione complementare per tutti i Lavoratori Dipendenti della Valle d’Aosta. Il Fondo è operativo dal febbraio del 2004, con l’obiettivo di garantire ai lavoratori della regione uno strumento che possa garantire un tenore di vita dignitoso durante la fase post-lavorativa. Fopadiva è iscritto al n° 142 dell’albo dei Fondi pensione tenuto dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP).
Gli aderenti sono circa 7000, 400 le imprese associate.
Laborfonds è il fondo pensione complementare negoziale a capitalizzazione individuale e contribuzione definita, per i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che operano nel territorio del Trentino-Alto Adige. Possono aderire al Fondo anche i soggetti fiscalmente a carico degli aderenti.
Il Fondo è stato istituito dalle parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) in forma di associazione senza scopo di lucro con il forte e concreto sostegno della Regione Trentino-Alto Adige il 2 aprile 1998 e riconosciuto con decreto del Ministro del Lavoro il 14 giugno 2000.
L’operatività di Laborfonds è stata autorizzata con delibera della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (COVIP) in data 19 aprile 2000. Ha circa 100.000 aderenti.
Come si vede i fondi territoriali sono geograficamente localizzata al nord, specie al nord-est, mentre nelle rimanenti regioni l’idea non è mai stata presa neppure in considerazione. Forse è un bene. Ma se poi andiamo a vedere le esperienze dei fondi territoriali,  Pensplan per esempio, vediamo che oltre ad interessarsi di previdenza complementare in senso stretto, si occupano e molto anche di welfare allargato o integrato. Certo in quelle zone a statuto speciale gli euro girano in maggiore abbondanza, in virtù della loro specificità costituzionalmente riconosciuta, senza tuttavia trascurare il fatto che sono accompagnati da una sana e trasparente gestione che ne farebbero un esempio da imitare.

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2 commenti Commenta
tbtcot
Scritto il 11 febbraio 2016 at 01:28

Io mi sbaglerò..ma se il l’obbligo foraggia i territoriali vanno..( cioè se le regioni mettono i soldi)… Ma allora dove sta il guadagno?.. Se paga sempre pantalone..

tbtcot
Scritto il 11 febbraio 2016 at 01:32

Non so perché il correttore del telefono mi ha cambiato “pubblico” in “obbligo”.. Chiedo scusa ma é questo che volevo scrivere

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