Pubblico impiego: Perseo Sirio, obiettivo raggiunto

Il fondo pensione complementare dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e della Sanità Perseo Sirio il 15 febbraio 2016, ha raggiunto con largo anticipo le 30.000 adesioni richieste per la sua piena operatività. Un significativo passo in avanti. Smentite tutte le pessimistiche previsioni della vigilia. Anche qui i gufi sono stati sconfitti. Ora si pensi alle Forze Armate e al Settore Sicurezza l’unico comparto tuttora privo della previdenza complementare.

A metà del corrente mese il Fondo Perseo Sirio ha raggiunto e superato le 30.000 adesioni, 30650 per la precisione, come stabilito fra le parti istitutive per la sua piena operatività. Oggi dovrebbero aggirarsi sulle 32.000. Obiettivo raggiunto con largo anticipo sulla scadenza stabilita del 31 marzo 2016. A quella data si spera che il numero delle adesioni sia ancora più consistente. Se l’attuale trend si mantiene costante è facile pronosticare che entro la fine dell’anno si possano raggiungere  50.000 adesioni. Questi risultati danno al Fondo una dimensione di ampio respiro e maggiori possibilità di risultati positivi per gli aderenti, anche perchè  il Fondo Perseo Sirio non ha scopo di lucro e gli avanzi di bilancio vengono riversati in favore degli iscritti.
Non era scontato che questo risultato fosse raggiunto. Pesavano a favore dei “gufi” vari elementi, come l’incidenza della crisi economica ed del blocco dei contratti che  hanno costituito un freno oggettivo alla partenza del Fondo. Ha pesato altresì la scarsa propensione dei dipendenti pubblici a fidarsi di uno strumento pressocchè sconosciuto. Poi la paura di perdere quanto accumulato durante una vita lavorativa per via dell’andamento dei mercati finanziari e ritrovarsi a fine carriera come i risparmiatori della Banca Etruria.
Ora il numero delle adesioni dovrà essere convalidato dalla Covip per i successivi adempimenti, il più importante è l’elezione dell’Assemblea dei delegati. L’Assemblea dei Delegati è l’organo che indirizza e controlla la politica degli investimenti. Pertanto sono gli stesi aderenti che partecipano attivamente alla vita del fondo pensione. Nomina il consiglio d’amministrazione ed il Collegio dei Sindaci ed approva il Bilancio.
Non sono state estranee alle difficoltà iniziali, anche la scarsa convinzione di alcune componenti delle parti istitutive, sia datoriali che delle Organizzazioni Sindacali.

Le prime preoccupate di non aggravare ulteriormente il bilancio degli enti, attraverso l’erogazione del contributo dell’1% dello stipendio per ogni aderente, i secondi perché magari avevano altri obiettivi inespressi da seguire o magari, malgrado le dichiarazioni ufficiali, poco convinti della bontà della complementare come salvaguardia pensioonistica e sicurezza degli investimenti. Quando ad ottobre del 2014 si procedette alla fusione dei Fondo Perseo con il Fondo Sirio, pochi crederono che le reali motivazioni fossero quelle di un’operazione sinergica intesa ad efficentare la gestione, ridurre i costi ed aumentare le prospettive agli aderenti. Finalità che in effetti si pone oggi il disegno di legge sulla concorrenza ( favorire le fusioni fra i Fondi). Da due Consigli di Amministrazione di 18 membri ciascuno si passò ad un unico Cda di 16 membri, al posto di due presidenti, uno solo ecc…
I dietrologi invece attribuirono la fusione alla scarsa o nulla prospettiva di riuscita. Le difficoltà si annidavano proprio nella platea di riferimento ed  ha pesato almeno inizialmente su una efficiente campagna informativa. Anche lo spot della “pubblicità Progresso” messo in cantiere dalla Presidenza del Consiglio poi si arenò per non meglio specificate “alterazioni della libera concorrenza” in favore di una sola parte.
Un altro ostacolo di non poco conto è stato costituito dalla macchinosità delle adesioni che è diversa a seconda della data di assunzione.
I dipendenti assunti prima del 2001 hanno diritto alla liquidazione del Tfs ( trattamento di fine servizio), mentre quelli assunti dopo hanno diritto al TFR ( trattamento di fine rapporto). Il primo si calcola sull‘80% dell’ ultima retribuzione moltiplicato per gli anni di servizio, il secondo consiste in un accantonamento del 6,91% della retribuzione per ogni anno di lavoro e viene rivalutato a norma di legge annualmente dell’1.5% più lo 0.75% dell’inflazione.
Stranamente molti dipendenti pubblici non avevano e non hanno dimestichezza sulla natura giuridica ed economica della somma corrisposta alla cessazione. Per moltissimi il Tfr e Tfs sono grosso modo la stessa cosa.
Poiché l’iscrizione alla previdenza complementare comporta l’accantonamento di una somma mese per mese, anno per anno, è ovvio che per potersi iscrivere bisogna optare per la trasformazione del Tfs in tfr in modo da disporre di una somma accantonabile.
Questo ha costituito un altro handicap per l’adesione, in quanti molti sono convinti che il tfs è più conveniente che è vero solo in alcuni  casi, quando  si fanno grossi salti retributivi ( un impiegato di concetto che diventa dirigente p. es).
Per invogliare l’iscrizione peer i dipendenti assunti prima del 2001, è stato previsto un beneficio aggiuntivo pari all’1.5% mensile della retribuzione utile per il calcolo del Tfs, scadente il 31.12.2015.
Questo beneficio, ignorato fino a settembre/ottobre scorso, all’approssimarsi della scadenza, ha funzionato da acceleratore delle adesioni, scatenando, in zona Cesarini, una vera corsa all’iscrizione da parte dei lavoratori più anziani con un effetto di trascinamento anche per gli altri.
Nell’ultimo scorcio del 2015, sono state fatte più iniziative, assemblee e seminari formativi che nel corso di tutto l’anno. Il trend di adesione già alto di Perseo Sirio, circa 500/600 adesioni mensili, nell’ultimo trimestre si è pressocchè raddoppiato per paura di perdere il beneficio del contributo aggiuntivo.
Proprio allo scadere dell’anno, il governo ha prorogato per un ulteriore quinquennio il diritto all’opzione e relativo beneficio per venire incontro alle richieste di coloro che sarebbero rimasti esclusi.
Al momento non si dispone di nessuna analisi sulla distribuzione degli aderenti. Il Fondo già si è attivato in questo senso, ma a lume di naso, esaminando i primi report, si vede che fra gli aderenti prevalgono i dipendenti comunali e delle asl, seguiti a distanza dai ministeri. Le adesioni minori si registrano invece negli enti del parastato, come l’Inps e l’Inail.
Ora bisogna provvedere ad estendere la previdenza complementare al Comparto Sicurezza, Carabinieri, Forze Armate, Polizia, gli unici a cui manca a tutt’oggi questa possibilità. Risulta che all’Aran sono in corso dei contatti per risolvere il problema, il principale  è se istituire un nuovo fondo specifico o trovare altre soluzioni.
Il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 all’articolo 24, comma 18, ha previsto di adottare per le Forze Armate, «con regolamento da emanare entro il 30 giugno 2012», «le relative misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonchè dei rispettivi ordinamenti»le modalità di trasformazione della buonuscita in trattamento di fine rapporto, le voci retributive utili e la quota da destinare a previdenza complementare.
Finora non c’è stato nessun accordo per definire le modalità di finanziamento della previdenza complementare, lo stesso Tfr necessario per il finanziamento della previdenza complementare, al momento non esiste per queste categorie.
I dipendenti dei comparti difesa e sicurezza continuano a rimanere con il Tfs fino a quando la negoziazione fra le parti, o qualche norma di legge, non prevederà il passaggio dal Tfs al Tfr compreso i criteri di trasformazione).
Per gli altri dipendenti pubblici i criteri furono definiti con l’accordo quadro Aran- Sindacati del 29 luglio 1999 e recepiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999 e quindi basterebbe estendere quest’accordo.

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