I fondi pensione contro la volatilità

Scritto il alle 08:48 da [email protected]

state strLa volatilità estrema dei mercati finanziari costringe i fondi pensione a mutare la strategia degli investimenti. L’anno ha aperto con rendimenti decisamente negativi e non poteva essere altrimenti visto i crolli delle borse.

La perdita media di gennaio 2016 dei 106 comparti dei fondi pensione negoziali censiti nel DB di Itinerari Previdenziali ammonterebbe a meno 0,9% . Un risultato che va contestualizzato nello scenario che ha visto materializzarsi forti turbolenze su mercati finanziar internazionali. Negli ultimi mesi i fondi pensione chiusi sono stati in grado di limitare le perdite, negli ultimi cinque anni, da 31 gennaio 2011 al 29 gennaio scorso, i fondi pensione negoziali hanno registrato un rialzo medio del +24,8%, mentre l’indice generale dei fondi comuni è salito del +14,1%.
State Street ha effettuato una specifica ricerca. La ricerca  pubblicata il 22 febbraio 2016, dopo aver analizzato la situazione, ha individuato alcuni modi con cui fondi pensione imposteranno le loro strategie per continuare ad avere migliori performance nel lungo periodo. La ricerca è stata effettuata testando l’andamento dei tassi di interesse, l’andamento demografico della popolazione, l’aumento della speranza di vita, e il trend dell’attuale volatilità senza precedenti dei mercato.
Ovviamente non c’è una strategia unica per risolvere i pericoli per l’intero settore. I fondi pensione dovranno rinforzare le loro governance migliorare le capacità di gestione del rischio utilizzando esperti specializzati nel campo finanziario.

State Street ha posto dei quesiti a 400 esperti di pensione in 20 paesi per un periodo di due mesi. L’indagine ha confermato che i fondi pensione hanno individuato alcuni aspetti strategici fondamentali sulle politiche di pensionamento della previdenza complementare.
Il primo punto riguarda la formazione interna.
I fondi ritengono che la competenza interna non è abbastanza forte nelle aree critiche come la “funzione finanza”. Solo il 32% ha una capacità “molto forte” di pensare al di là di problemi a breve termine, per far fronte ai problemi a lungo termine, solo il 38% ritiene di avere un alto livello di alfabetizzazione sugli investimento generale.
Di conseguenza, il 92% dei fondi hanno in programma l’aggiornamento nel corso dei prossimi 12 mesi del loro modello di governo e circa la metà (45%) hanno in programma sottoporre ad aggiornamento i membri dei CdA o stabilire criteri pià stringenti per farne parte, come si attrezza a fare in Italia, dove tuttavia con gli attuali componenti si sono ottenute performance sempre positive e di tutto rispetto..

Nel tentativo di ottenere migliori rendimenti, i fondi dovranno continuare a diversificare le strategie degli investimento. L’83% ha espresso interesse moderato negli investimenti ambientali e sociali (ESG). Gli interessato agli investimenti ESG, l’80% sono in Nord America e dichiarano di essere maggiormente propensi a nominare manager con esperienza specifica negli investimenti etici
Le alternative sono viste come chiave per aumentare i rendimenti. Il il 51% degli intervistati nella programmazione degli investimenti. hanno espresso la preferenza negli hedge e nei fondi immobiliari
Inoltre sotto la necessità di tagliare i costi molti i fondi pensione pensano di utilizzare gestioni comun, consorziandosi o fondendosi. Anche questa è la strada intrapresa dal nostro Paese ed una misura del genere è contenuta nel disegno di legge sulla concorrenza. Sei fondi su dieci sentono questa pressione e 80% pensa di effettuare sinergie per aumentare l’efficienza. Il 24% è per la riduzione dei costi, il 22% per il miglioramento dell’efficienza operativa .
Il problema più grande è quello dei rischi. Per ridurre i rischi i fondi devono affrontare scelte forti.

La prima preoccupazione è la garanzia del capitale degli associati. Gli sforzi convergono tutti su questo punto, poi ci sono i rendimenti che migliorano l’importo della rendita pensionistica.
La propensione al rischio è essenzialmente diviso quasi a metà, con il 36% delle pensioni che dichiarano di essere pronti ad assumere più rischi, mentre il 45% sono attivamente alla ricerca di modi per ridurre la quantità di rischio nei loro portafogli.

Le competenze interne: l‘insourcing continua ad aumentare, ma i consulenti esterni sono ancora di vitale importanza per il successo dei programmi.
Nei fondi c’è un aumento delle competenze interne, quasi la metà prevede di aumentare i loro team interni di rischio (48%) e le squadre di investimento (45%) nel corso dei prossimi tre anni, in particolare per quanti si preparano a maggiori investimenti ESG.
Tuttavia, i fondi continueranno a fare prevalentemente affidamento su partner esterni, il 65% di tutti i fondi sono d’accordo che i consulenti esterni sono essenziali per guidare il loro processo di investimento almeno in questa fase.Certo è che i mercati non ripartono, non c’è strategia che tenga.

 

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