8 marzo con troppe differenze di genere sulle pensioni.

Scritto il alle 08:49 da [email protected]

Le ricorrenze sono appuntamenti ai quali non possiamo sottrarci. Se sono feste è tanto meglio. Ma se servissero a riflettere e a progettare qualcosa di concreto sarebbe ancora meglio.
Lo stesso vale per la festa della donne, tante mimose divelte, tante donne in libera uscita e pochi progressi nell’eliminazione delle differenze di genere. Per chi non lo sapesse nel Governo c’è anche un “Dipartimento sulle Pari Opportunità”. Le opportunità saranno pari, la le differenze restano.
Prendiamo per esempio il settore della previdenza ed esaminiamo i dati Istat del 4 gennaio scorso.
Nel 2014 i pensionati erano 16,3 milioni di cui il 52,9% sono donne e ricevono circa 6 mila euro in meno rispetto ai maschi. L’importo medio annuo per gli uomini, in termini lordi, è 20 mila 135 euro, mentre per le pensionate si ferma a 14 mila 283 euro.
E’ uno dei tanti esempi di quella differenza di genere ancora esistente. Le donne percepiscono una pensione inferiore perché le retribuzioni sono generalmente inferiori. Tuttavia l’Italia, secondo Eurostat è uno dei paesi dove questa differenza è meno accentuata grazie ai Contratti collettivi Nazionali di Lavoro. Dove eisstono solo contratti aziendali le differenze sono spesso enormi. Sul minore importo influisce anche i minori versamenti dei contributi. Questi motivi non derivano da una libera scelta della donna né da una minore attività lavorativa svolta. Per diminuire il gap di genere già con la riforma Dini si è provveduto al riconoscimento della maternità ai fini pensionistici anche se avvenuta prima di cominciare a lavorare e recentemente con la possibilità di cumulo del riscatto della laurea con periodi corrispondenti al congedo parentale introdotta con la legge di stabilità 2016.
Poca cosa, perché di converso, la famosa “opzione donna”, quella che ha consentito alle donne con 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi le autonome) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015 di poter andare in pensione prima dei 66 anni previsti dalla legge Fornero. Però la pensione in questo caso diminuisce del 20/30% circa perché è calcolata completamente con il metodo contributivo.
Inoltre vivo allarme sociale ha destato la peregrina idea, peraltro immediatamente accantonata, di rivedere il meccanismo di concessione della pensione di riversibilità che colpisce al 90% le donne. A breve c’è da scommettere che torneranno nuovamente alla carica, magari calcolando l’importo della riversibilità in base all’età dei superstiti.

Inoltre la cura familiare grava quasi completamente ancora sulle donne come si rileva nel rapporto Affrontare il divario salariale fra uomo e donna nell’Unione: «Le responsabilità familiari non sono condivise in maniera equa. Di conseguenza, le donne subiscono interruzioni di carriera più frequenti e spesso non tornano a lavorare a tempo pieno. Guadagnano quindi in media il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini; su base annuale il divario raggiunge addirittura il 31%, considerando che il lavoro a tempo parziale è molto più diffuso tra le donne». E «poichè le donne percepiscono una retribuzione oraria inferiore e accumulano un minor numero di ore di lavoro nel corso della loro vita rispetto agli uomini anche le loro pensioni sono ridotte. Di conseguenza, tra gli anziani vi sono più donne in stato di povertà rispetto agli uomini».
Da segnalare sul tema un’importante raccolta di articoli scritti dai membri della rete tematica Journalist (JTN) per in occasione di un loro incontro a Riga, giugno 2015, per discutere i divari di genere nelle pensioni negli Stati membri dell’UE. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) è un organismo autonomo dell’Unione europea (UE), istituito per sostenere e rafforzare la promozione dell’uguaglianza di genere, compresa l’integrazione di genere in tutte le politiche comunitarie e le politiche nazionali che ne derivano, e la lotta contro discriminazioni fondate sul sesso, nonché per aumentare la consapevolezza della parità di genere cittadini dell’UE. Ulteriori informazioni possono essere trovate sul sito dell’EIGE.
La rete tematica di giornalista (JTN) coordinata da EIGE organizza incontri semestrali con i giornalisti, esperti di comunicazione e funzionari che lavorano con le campagne di tutta Europa, per creare strategie di forte impatto e di idee per superare le differenze di genere. Allo stesso tempo, il JTN è un potente strumento per la diffusione diffondere messaggi dell’Istituto europea per l’uguaglianza di genere . Il JTN coinvolge attivamente gli esperti e assiste EIGE con un feedback prezioso.
Il gap di genere sulle pensioni in Europa
Le disuguaglianze nell’accesso alle risorse economiche in età avanzata sono immense, e le donne pensionate affrontano maggiori rischi di povertà in età avanzata rispetto agli uomini. Il divario di genere nelle pensioni in tutta l’UE è considerevole: pari al 38% in media nella UE.
Questo divario dipende oltre dalle classiche situazioni dovute alla maternità e al mercato de lavoro, ma anche per riflettere su come questo divario si riferisce a più ampie disuguaglianze di genere esistenti nei diversi stati membri che non hanno una normativa omogenea., mentre invece molto si è fatto sul lato dei bilanci dei paesi comunitari. Le politiche di austerity conseguenti hanno costretto i vari paesi, specie quelli dell’area mediterranea della UE ad assumere decisioni impopolari che come prospettiva potrebbero aumentare invece che diminuire le differenze.
La festa della donna deve servire anche a non commettere questa ulteriore discriminazione.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 8 marzo 2016 at 10:39

Qui non si può che condividere m a forse il problema non è tanto nella previdenza, ma nel mercato del lavoro… e la previdenza ne è una conseguenza..

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