Il cassaintegrato non ha diritto alla pensione integrativa anticipata

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Quando il lavoratore aderisce a piani di accompagnamento alla pensione cessazione del rapporto di lavoro in applicazione della legge n. 92 del 2012, la riforma del mercato del lavoro fatta dalla Fornero, non può chiedere, se iscritto, la pensione complementare priva del diritto alla pensione Inps.
In caso di adesione ad un piano di accompagnamento alla pensione ai sensi dell’art. 4 della legge n. 92 del 2012 (c.d. esodo incentivato) non spetta la pensione complementare previsto dall’art. 11, comma 2, del decreto legislativo n. 252 del 2005 ne è consentita chiederla in anticipo come previsto dal comma 4 dell’ art. 11.
Prima di tutto occorre avere presente che la norma sull’esodo incentivato, prevede la possibilità, nei casi di eccedenza di personale, di stipulare accordi tra i datori di lavoro con più di 15 dipendenti e i sindacati maggiormente rappresentative a livello aziendale, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più vicino al trattamento di pensione.
Con questi accordi il datore di lavoro si impegna a corrispondere all’INPS le somme per l’erogazione a questi lavoratori di una somma di importo pari alla pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento.
I lavoratori che possono essere interessati dai Piani di esodo sono quelli che raggiungono i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei 4 anni successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro.
Ciò premesso, la Covip in risposta ad un quesito, nel mese di febbraio 2016, ha reso noto che a suo avviso i lavoratori che usufruiscono dell’esodo anticipato non hanno titolo, nel periodo di permanenza di detta situazione, per chiedere l’erogazione del trattamento pensionistico di previdenza complementare, sia che si tratti di quello ordinario, di cui all’art. 11, comma 2, sia che si tratti della prestazione pensionistica anticipata, contemplata dal successivo comma 4 del medesimo art. 11 del d.lgs. n. 252 del 2005.
Sotto il primo profilo, si osserva che coloro che aderiscono ai Piani di esodo non hanno ancora maturato, come prevede la legge il diritto alla pensione secondo le regole stabilite per tutti i lavoratori, requisiti che verranno a maturare solo nei 4 anni successivi. Inoltre non hanno neppure diritto alla pensione complementare anticipata, ai sensi del comma 4 del predetto art. 11, che prevede questa la possibilità in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.
Infatti, considerato che i lavoratori che possono essere interessati dai Piani di esodo in parola sono solo quelli che raggiungono i requisiti minimi per il pensionamento nei quattro anni successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro, nel caso dell’esodo incentivato l’inoccupazione può essere al massimo quadriennale, ossia giusto 48 mesi mentre la norma prevede una inoccupazione maggiore di 4 anni..
In conclusione, nella fattispecie considerata l’aderente può sicuramente esercitare il riscatto parziale ai sensi dell’art. 14, comma 2, lett. b) o anche quello integrale di cui all’art. 14, comma 5, penalizzato fiscalmente, mentre per fruire della prestazione pensionistica dovrà, sulla base della normativa attuale, attendere la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione nel regime obbligatorio di base.
Il disegno di legge sulla concorrenza in discussione al Senato è stata prevista l’introduzione di una norma che modifica l’art. 11, comma 4, del d.lgs. n. 25205, che, una volta entrata in vigore, consentirà il conseguimento della pensione complementare anticipata in caso di periodi di inoccupazione superiori a ventiquattro mesi al posto degli attuali 48.
La normativa richiamata:
Art 11 Dlsvo 252/05 comma 2. Il diritto alla prestazione pensionistica si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.
Art 11 Dlsvo 252/05 comma 4. Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, le prestazioni pensionistiche siano, su richiesta dell’aderente, consentite con un anticipo massimo di cinque anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza.
Questo comma va letto in combinato disposto con il successivo art. 14, comma 2, ultimo periodo
Art 14  Dlsvo 252/05 ultimo comma:il riscatto parziale, nella misura del 50 per cento della posizione individuale maturata, nei casi di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

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