I fondi pensione sotto attacco

Scritto il alle 08:50 da [email protected]

Respinto, al momento, il tentativo di portare la previdenza complementare dentro l’Inps, rimane tutta una serie di fatti ed iniziative che obiettivamente pongono sotto attacco i fondi pensione negoziali e più generalmente un attacco complessivo allo strumento della previdenza complementare.
Da quest’anno cominciano ad essere erogate le pensioni calcolate interamente con il metodo contributivo. Questo fa venir meno almeno in parte tutta la querelle sui “regali “ fatti con il calcolo dovuti al sistema retributivo, assegni più alti del dovuto eccetera.

Dal  corrente 2016 cessa di esistere la pensione minima e l’integrazione al minimo per coloro che hanno cominicato a lavorare dal 1996.  Con le regole della Fornero per andare in pensione, oltre ad aver maturato 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età, bisogna aver maturato una pensione pari all’assegno sociale maggiorato del 20%, cioè 538 euro al mese. Se non si raggiunge questo importo, non si può andare in pensione. Va da sé che comunque questa cifra non è sufficiente a vivere neppure una settimana. Da qui l’invenzione della previdenza complementare che dovrebbe aumentare l’importo pensionistico. Su una pensione media di 700/800 euro, un’integrazione di 200 euro può fare la differenza. Se poi vi aggiungiamo che la pensione complementare si sta aggiungendo sempre più la sanità integrativa, balza con netta evidenza la sua convenienza.
Conseguentemente l’attenzione, tranne alcuni isolati censori che ancora oggi gridano alla truffa ed alla santa intocabilità del tfr, l’attenzione dall’oggetto si è trasferito sugli strumenti.
La previdenza complementare è normata e vigilata dallo Stato, ma i soggetti sono privati: Fondi pensione chiusi, fondi pensione aperti e piani pensionistici individuali, i Pip. Anche le Regioni che hanno dato vita ai fondi territoriali agiscono secondo criteri privatistici.
I fondi pensione negoziali sono quelli nei cui consigli di amministrazione siedono in maniera paritetica con i datori di lavoro, i sindacati. Non hanno l’obbligo di assicurare dividenti agli azionisti e a costi minori hanno dato performance di tutto rispetto. I fondi aperti ed i Pip sono gestiti dalle banche ed assicurazioni, hanno un’ottima rete di venditori di polizze e anche loro fanno il loro mestiere.
Il disegno di legge sul mercato e la libera concorrenza, è ancora in discussione al Senato.  Speriamo che veda la luce prima della soppressione del Senato medesimo. All’art 16 reca alcune novità in materia di previdenza complementare, favorendo alcune misure come i riscatti, le anticipazioni e l’istituzione di un tavolo di consultazione per incentivare la fusione dei fondi, solo quelli negoziali, perché quelli delle banche ed assicurazioni ne restano fuori.
Nella discussione di questo disegno di legge, varato un anno fa e che doveva essere approvato entro breve termine, si sono scatenate le pulsioni contro i fondi pensione.
L’ultimo, in ordine di tempo, fortunatamente dichiarato inammissibile, è stato quello del Sen Mucchetti  inteso a  far gestire dall’Inps anche la pensione complementare.
Secondo questo emendamento veniva data facoltà di versare la contribuzione destinata a risparmio previdenziale aggiuntivo al fondo di previdenza complementare denominato ”IntegraINPS”.
L’Inps avrebbe gestito direttamente la forma pensionistica complementare con l’applicazione di criteri di calcolo del metodo contributivo, come la pensione obbligatoria..
A questo punto se il sistema di calcolo è unico, non si vede perché questa separazione fra previdenza obbligatoria e l’altra e la necessità di dare vita ad un nuovo carrozzone dentro il megacarrozzone già esistente. Basta sommare i contributi e calcolare la pensione finale su un unico montante.
Se fu adottato il sistema della separazione dei pilastri,  paradossalmente fu fatto  per garantire il lavoratore non dal rischio della previdenza complementare, ma dal rischio inps.
L’attuale sistema previdenziale si regge sul sistema a ripartizione. Secondo C. Clericetti (Repubblica 13.1.2016) “ il sistema a ripartizione mette al riparo da due grandi rischi fondamentali: non dipende dagli andamenti della finanza, e quindi non è danneggiato neanche da eventi catastrofici come per esempio una guerra, un crollo dei mercati, una drammatica inflazione; e mette al riparo dalle trasformazioni dell’economia, che fanno nascere nuovi lavori ma ne fanno sparire altri. In questo sistema, almeno in teoria, tutti i lavoratori attivi versano i loro contributi in un unico istituto, che con quei soldi provvede a pagare le pensioni di chi ha smesso di lavorare. Gli aspetti essenziali sono il numero di attivi rispetto ai pensionati e la durata dell’attività lavorativa rispetto al periodo di pensionamento (per questo se si vive di più bisogna innalzare l’età della pensione: altrimenti l’importo dei contributi richiesti agli attivi diventa troppo elevato).” A questo bisogna aggiungere che i coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione, seguono l’andamento del Pil. In questo momento perché gli occupati sono pressappoco pari ai pensionati, solo nel 2015 il Pil ha registrato un segno positivo di zero virgola qualcosa. Il “piatto” da cui attingere le risorse per pagare le pensioni obbligatorie con le crisi economiche viene così a restringersi e conseguentemente diminuiranno le future pensioni.
La previdenza complementare invece è a capitalizzazione individuale, e segue l’andamento dei mercati. I rendimenti compensano ed aumentano l’importo complessivo della pensione che diventa “adeguata”.
Come si vede i due sistemi si bilanciano e si rafforzano a vicenda e perciò bisogna sempre monitorarli entrambi.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
I fondi pensione sotto attacco, 10.0 out of 10 based on 1 rating
1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 24 marzo 2016 at 10:48

Il rischio inps?.. io direi il rischio previdenza complementare…. che se salta l’inps vuol dire che è saltato lo stato.. e se è saltato lo stato.. secondo lei chi le paga le pensioni complementari? Babbo natale?
Ma di che parla?
Lo sa dove sono investiti i soldi della stragande maggioranza delle gestioni separate? (si quelle che servono per pagare le Pensioni complementari)..
In titoli di Stato!!!
Semmai del rischio relativo alle gestioni separate in pochi ne parlano… che è molto più presente..

Articoli dal Network
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Continua il momento positivo per la borsa USA e il COT conferma una tendenza positiva. Ma l'interm
Per tante motivazioni, più volte spiegate qui sul blog e nel video di TRENDS, l’oro è stato
Se cercavate il cigno nero, forse cercatelo in vesti diverse, magari mascherato con un parrucchi
Guest post: Trading Room #288. La configurazione grafica della settimana scorsa non si chiude posit
L’attuale governo ha programmaticamente definito, in base del suo contratto  le materie e le moda
La battuta che circola di più sulla finale mondiale vinta ieri dai francesi con 4 goal su due t
Analisi Tecnica E' cambiato nulla dalla scorsa settimana. I'ipotesi di doppio minimo
Stoxx Giornaliero Buona domenica, lo Stoxx rimane ancora nell’area di trading range che si
DJI Giornaliero Buonasera a tutti, ripartiamo con l’analisi del Dow Jones, dopo che l’ult