I dati Inps e quel segnale che arriva da Perseo Sirio

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coupon_700euroI dati dell’osservatorio Inps confermano l’aumento del numero dei pensionati e la diminuzione della spesa pensionistica con un assegno medio sui mille euro metre il fondo di previdenza complementare del pubblico impiego ha raggiunto le superato le 30.000 adesioni ( si è a circa 40.000). Ciò costituisce un pendant positivo che lega le due cose.
L’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps ha reso noto ieri i dati aggiornati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2016 e liquidate nel 2015.
Le pensioni erogate, con esclusione di quelle a carico dell’ex Inpdap ed ex-Enpals, sono 18.136.850. Di queste, 14.299.048 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.837.802, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2015, la spesa complessiva per le pensioni è stata di 196,8 miliardi di euro. Nel 2014 la spesa previdenziale secondo il 3 rapporto di Itinerari previdenziali è stata di 214 miliardi di euro, dati che se confermati dimostrando un trend in discesa dovuto principalmente al’innalzamento dell’età pensionabile.
Il 51,4% delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati.

Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 66,1% da pensioni di vecchiaia, pensioni anticipate e di anzianità,  erogate nel 55,4% dei casi a uomini. Il 7,4% sono invece pensioni di invalidità previdenziale (il 48,8% erogate a maschi), mentre il 26,5% pensioni ai superstiti (l’88,1% erogate a donne). Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 22,3% da pensioni e assegni sociali (il 35,9% erogate a uomini) e il 77,7% da prestazioni a invalidi civili (il 40,1% conferite a maschi).
Le pensioni vengono pagate per la maggior parte nell’Italia settentrionale( 48,1%). Il 19,2% delle prestazioni viene erogato nel Centro Italia, e il 30,5% nel Sud e nelle Isole. Il restante 2,2% è rappresentato da pensioni erogate a residenti all’estero.
L’età media dei pensionati è di 73,6 anni, con una differenza fra i due generi di 4,5 anni (71 anni gli uomini e 75,5 le donne). È da rilevare infine che l’età media al pensionamento è in aumento, passando, per la pensione di vecchiaia dai 62,9 del 2010 ai 65,4 anni dei primi due mesi del 2016.
Alla diminuzione della spesa pensionistica complessiva fa riscontro una diminuzione delle singole pensioni. Se una pensone media è di circa 1000 euro, il 63,4% degli assegni (11,5 mln) è inferiore a 750 euro. Per le donne gli assegni inferiori a 750 euro sono oltre i tre quarti del totale (il 77,1%).

Probabilmente pochissimi di questi soggetti integreranno la pensione con quella complementare.

E’ un fatto che nonostante le cifre suesposte, le adesioni alla previdenza complementare ristagnano. Ma che dovesse finire cosi si sapeva. Le prospettive sulla previdenza obbligatoria  sono sempre più incerte e confuse ed i miglioramenti promessi sulla attenuazione di alcune  rigidità della legge Fornero difficilmente vedranno la luce, almeno a breve, nonostante lo sforzo dei sindacati, del presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano e in ultimo dal presidente dell’Inps Boeri. Attualmente gli aderenti hanno superato la soglia dei 7 milioni, una cifra imponente, ma che raggiunge solo il 30% dei lavoratori interessati.
La crescita così vischiosa delle iscrizioni ha spinto molti a suggerire strade che in qualche modo aggirano il principio della volontarietà dell’iscrizione. La strada intrapresa è quella dell’adesione per via contrattuale. Cioè in occasione dei rinnovi dei contratti di lavoro si iscrivono i lavoratori al fondo di categoria. E’ successo per gli edili prima e per i trasporti dopo. Non è una previsione contra legem perchè è sempre prevista la possibilità di recedere.
E’ una via percorribile, ma secondo me non proprio indispensabile. Basta una corretta comunicazione. Il  segnale in questo senso viene dal fondo dei dipendenti pubblici Perseo Sirio. Esso fa riferimento ad una delle categorie più diffidenti rispetto alla previdenza complementare. Senza contare quelle agguerrite organizzazioni sindacali di base che della lotta alla previdenza complementare ne hanno  fatto un cavallo di battaglia. Mentre al Fondo Cometa, quello dei lavoratori metalmeccanici, ha aderito l’80% degli addetti, con 410.000 iscritti, il fondo Perseo Sirio al ottobre 2015 mala pena raggiungeva 15.000 adesioni.
Il pronostico della vigilia era che non ce l’avrebbe fatta a raggiungere l’obiettivo fissato entro il 31 marzo 2016 delle trentamila adesioni, obiettivo invece raggiunto già a gennaio scorso.
Hanno pesato vari fattori, perché il resto della categoria rimane diffidente. Ma l’esito positivo invoglierà molti altri.
Il primo elemento a favore è stata la scadenza, stabilita al 31.12.2015, del beneficio del contributo mensile aggiuntivo a carico delle amministrazioni pari all’1.5% dello stipendio su base Tfs spettante ai lavoratori anziani in servizio al 31.12.2000. Poi la scadenza è stata prorogata per un quinquìennio.
Questo è il primo elemento del conto della serva.
Hanno pesato altri elementi, principalmente quello relativo, come si accennava prima all’incertezza del futuro pensionistico.

Poi c’è la constatazione che le alternative per costruirsi un gruzzoletto per affrontare la vecchiaia sono piuttosto esigue. L’investimento nei Bot non esiste più, come pure il libretti di risparmio. Cioè esistono ancora, ma non danno nessun interesse, anzi se si mettono mille euro in banca, poi se ne ritirano 950. Il classico guadagno a perdere. Pure l’altro bene rifugio, quello del mattone, si è sbriciolato. Se uno aveva comprato un appartamento nuovo nel 2007 pagandolo 375. 000 euro, se lo vuole rivendere oggi, al massimo gli offriranno 300.000 euro, se è così fortunato da trovare un acquirente. Nè è pensabile, se non si è esperti finanziari pur avendo qualche risparmio da parte, fare investimenti a caso, come i fatti legati ai fallimenti di lacune banche hanno dimostrato. I fondi pensione hanno dei gestori finanziari di tutto rispetto e finora non hanno deluso le attese.
Questi sono i punti – forza su uno scenario che continua ad essere  cupo e non c’è nessuna  reale ripresa economica in vista nonostante gli sforzi lodevoli fatti a più riprese.
Fa ridere il dato sull’aumento della fiducia dei consumatori.
Era 145.5 prima ed ora è 150. Una fiducia cresciuta dello 0.5 è un segnale, ma non di quelli che fanno impazzire.

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