In arrivo le (poco attendibili) buste arancione

Scritto il alle 08:36 da [email protected]

Il palcoscenico pensionistico è sempre più affollato. Oggi registriamo gli interventi di Padoan e di Boeri, di segno opposto che si annullano e gli spettatori sono sempre più frastornati.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo in Parlamento sul Def, ha affermato che “Nel 2015 dopo 3 anni consecutivi di contrazione” l’economia italiana “è tornata a crescere e nel 2016 la crescita continuerà e si consoliderà”. sottolineando che “l’occupazione migliora, i conti pubblici migliorano, la pressione fiscale scende” grazie a “una politica fiscale rigorosa e misure espansive e riforme strutturali” che continuano nonostante il peggioramento del quadro internazionale. Non fa niente che in contemporanea con queste asserzioni sull’occupazione l’Osservatore sul precariato dell’Inps notava che nei primi due mesi di quest’anno i nuovi rapporti di lavoro subordinato sono stati oltre 138.000 in meno rispetto a quanto avvenuto nello stesso periodo del 2015 e di meno anche rispetto a gennaio-febbraio 2014. Sono diminuite sia le assunzioni a tempo indeterminato (-33%,5%), sia quelle a termine (-5,8%), sia le stabilizzazioni dei rapporti a termine (-14,7%). Bene solo le assunzioni in apprendistato (+4,5%) e le stabilizzazioni di apprendisti in tempo indeterminato (+23,9%), ma in entrambi i casi i numeri assoluti sono piccoli.
Il saldo tra assunzioni e cessazioni resta comunque positivo, ma nettamente inferiore rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni.

Per Padoan comunque “Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” . Padoan si è detto “sicuramente favorevole a un ragionamento complesso” sul tema delle pensioni. Cioè aria fritta
A smorzare queste dichiarazioni un poco enfatiche in realtà ci ha pensato il presidente dell’Inps che nel corso del suo intervento al ‘Graduation Day’ all’Università Cattolica ha dichiarato che il suo Istituto .ha studiato la storia contributiva della «generazione 1980 ed è emerso come per un lavoratore tipo ci sia «una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni».
Questo ‘buco’ potrebbe avere l’effetto di protrarre il mantenimento al lavoro «fino anche a 75 anni». Altro che flessibilità in uscita. Precisando subito di non volero terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell’importanza della continuità contributiva.

Poi ha continuato “L’Italia «entrerà appieno nel sistema contributo dal 2032, troppo tardi, meglio una riforma seria e definitiva invece che uno stillicidio di riforme che disorienta le persone».
Da questa settimana partono le prime buste arancioni, saranno 150 mila e conterranno le informazioni di base» con la stima dell’estratto conto contributivo, e la previsione del rapporto tra contributi versati, pensione futura e possibile data di uscita, ha aggiunto Boeri per cui si tratta di una operazione «importante, perché in Italia c’è una bassa cultura previdenziale e una consapevolezza finanziaria ancora più bassa, soprattutto fra i giovani. Abbiamo trovato tantissimi ostacoli per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare».
Le previsioni contenute nelle buste arancione sono comunque poco attendibili. Sicuramente fotografano la situazione previdenziale fino al momento della spedizione. Per il futuro troppo le variabili da prendere in considerazione. Negli ultimi 20 anni, a partire dalla Dini c’è stato almeno un intervento legislativo annuale e gli assunti base su cui le previsioni sono formulate non sono realistiche. Cioè si basano su carriere lineari senza interruzioni, una crescita del Pil minimo dell’1,5% e un’inflazione al 2%.
Secondo simulazioni fatte dalla società di analisi Progetica per Repubblica, un 30enne che guadagna 1000 euro al mese e che stando alla busta arancione può contare su una pensione di 2.278 euro (lordi) dall’1 novembre 2056 ne incasserà 270 in meno se il pil crescerà in media solo dello 0,5% l’anno e la sua carriera sarà piatta, senza incrementi salariali.

Tito Boeri, oltre ad essere accusato di fare la Cassandra pensionistica è accusato di favorire lo sviluppo della previdenza complementare in favore dei Fondi Aperti, gestiti da Banche ed Assicurazioni, a scapito dei Fondi Chiusi di categoria gestiti invece dai (vituperati) sindacati. Non dimentichiamo che il nostro è un prof. bocconiano, della stirpe dei Monti, Fornero eccetera. Ma le sue osservazioni comunque non sono del tutto infondate.
Quando Giuliano Amato varò i primi interventi per mettere in sicurezza le pensioni nel 1992, consapevole che avrebbero determinato una riduzione degli assegni pensionistici, si preoccupò di mettere in campo la pensione integrativa, come già avveniva negli altri paesi dell’Ocse. Infatti l’anno successivo fu varato il Decreto legislativo 124/1993 istitutivo del secondo pilastro pensionistico.
Busta arancione o non busta arancione, oggi il convincimento che la pensione dell’Inps non basterà a vivere è un dato diffuso. Affidarsi alle dichiarazioni del ministro dell’economia è una nobile manifestazione di speranza che non deve mai venir meno, ma cercare strade più concrete è un segno di maturità.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 20 aprile 2016 at 17:28

l’inps sarà poco attendibile.. ma allora gli spacciatori pollize con previsioni di rendimenti del 4% annui?

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