Un fondo di investimento per i fondi pensione

Scritto il alle 08:46 da [email protected]

L’economia italiana, nonostante tutti gli sforzi messi n campo non decolla. C’è stata un’inversione di tendenza è vero, ma un Pil che cresce dello 0,6% è praticamente zero. Inoltre le borse sono sull’ottovolante: breve salite seguite da rapide e lunghe discese da far paura. La gente non vuole portare i soldi in banca perché ha paura di perderli, non vuole investire per lo stesso motivo e non li tiene in casa per paura dei ladri. Ma neppure consuma perché aspetta una ulteriore discesa dei prezzi. I fondi pensione hanno perso la strada degli investimenti sicuri dei bond e dei titoli di Stato che erano sempre più remunerativi del Tfr.

Proprio perché si è di fronte a titoli pubblici con redditività negativa, i fondi pensione cercano di percorrere nuove strade riformulando le asset class. Si guarda alle private equities, real estate funds, private bonds, Fondo per PMI e simili. Tempo fa si teorizzava la creazione di un fondo ad hoc per l’economia italiana promosso dai Fondi Pensione e dalle Casse di Previdenza dei professionisti, completamente volontario, aperto anche ad altri investitori istituzionali pubblici e privati con una dotazione iniziale di
2-4 miliardi. Una specie di fondo di fondi, rivolto essenzialmente per investimenti indiretti anche perché è difficile per investitori istituzionali investire direttamente; c’è sempre la necessità gestori professionali.
Un’operazione del genere avrebbe i seguenti vantaggi: diversificazione, aumento rendimenti, aumento afflusso di risorse nell’economia del paese, ma soprattutto si avrebbe una riduzione di un mai sopito “rischio politico”, cioè la tentazione che qualcuno anche da noi possa decidere di appropriarsi in qualche modo il patrimonio degli investitori previdenziali come è successo Polonia, Repubblica Ceca, Argentina. Bisogna però dire che in Italia non c’è nessuna avvisaglia del genere. Anzi tutti gli sforzi sembrano concentrarsi sul rilancio della previdenza complementare visto che sia la busta arancione che le dichiarazioni del presidente dell’Inps Boeri su future pensioni povere, impongono di fare qualche cosa. Però non si sa mai.
Un fondo di investimenti implementato dai fondi pensione sarebbe utile per l’economia italiana e dovrebbe riguardare quegli investimenti infrastrutturali previsti per ottenere il credito d’imposta.
Tuttavia poiché i fondi pensione gestiscono risparmio previdenziale gli investimenti andrebbero eseguiti con la dovuta prudenza, limitando i rischi, valutando attentamente tutte le opzioni ed il trend dei mercati finanziari. Ma i rischi sono dappertutto, scenari demografici, economici e politici ( vedi la riforma delle pensioni senza fine) dimostrano che anche con la pensione obbligatoria non si è mai al sicuro.
Il sistema pubblico viene continuamente cambiato in base alle esigenze e disponibilità presenti e quelle ipotizzate nel futuro; le riforme restringono l’area dei benefici, vedi i tentativi di mettere mano sulle pensioni di riversibilità scongiurata in extremis ( al momento). Il grado di generosità e di solidarietà, diventa sempre più evanescenti e per nascondere la loro incapacità di avere un progetto complessivo (i governanti) non sanno far di meglio che mettere i giovani (i futuri pensionati) contro i vecchi (gli attuali pensionati).
I lavoratori subiscono tutto questo oppure si oppongono in maniera molto blanda. Secondo Mefop c’è modo e modo di affrontare questo rischio: da soli o collettivamente. Con l’ approccio collettivo (fondi pensione) il rischio si ripartisce meglio e si riduce e da più forza agli investimenti degli iscritti; rende possibile forme di redistribuzione del rischio tra settori e individui.
La strada è quella di un fondo privato invece che pubblico.
Un fondo di investimento di natura privata garantisce il decentramento delle decisioni, l’ indipendenza, libertà nella gestione e scelta degli investimenti finanziari, maggiori capacità di controllo, riduce rischio politico e la tentazione dei governi.
Viceversa le decisioni finanziarie in un fondo pubblico potrebbe seguire obiettivi legittimi di politica economica non la diversificazione/minimizzazione del rischio a scapito della redditività.
Se un fondo ( di investimento o fondo pensione) si collocasse all’interno di un sistema pubblico unico ( dentro l’Inps per fare un esempio), i decisori finali dell’allocazione dei fondi tra le varie alternative di investimento sarebbero in definitiva i funzionari dello Stato. La contrarietà ad un sistema di accantonamento pubblico deriva dalla possibilità che le decisioni di investimento possano essere guidate da considerazioni politiche piuttosto che economiche, con l’effetto di ridurre il rendimento degli investimenti, destinandoli a impieghi improduttivi e generare intromissioni nelle decisioni dei manager delle imprese. Viceversa oggi sono gli aderenti che determinano le scelte di investimento nella duplice fase di scelta del comparto di investimento e di partecipazione all’elezione degli Organi dei fondi pensione.

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