Il Civ Inps blocca Boeri e non approva la variazione del bilancio

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Pietro Iocca, presidente Civ Inps

Pietro Iocca, presidente Civ Inps

Finalmente il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps stanco di aspettare la riforma della governance che gli avrebbe dovuto dare più voce in capitolo, stretto fra le esibizioni di Boeri e la politica ondivaga del governo sulle pensioni, ha deciso di uscire allo scoperto dando un robusto segnale ad entrambi.
Il Consiglio è composto dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, cioè i sindacati, confindustria, confesercenti ed altri, in sostanza i delegati di coloro che con il versamento dei loro contributi, circa 200miliari e passa all’anno tengono in piedi la baracca.
La governance degli enti pubblici non economici, copiano dal settore privato, si fonda sul cosiddetto modello “duale adottato nel 1994, modello che le aziende provate stanno progressivamente abbandonando perché paralizza qualsiasi decisione, almeno finchè uno non soccombe all’altro.
E infatti il Civ dovrebbe formulare di indirizzi e vigila sulla realizzazione ed il Cda limitarsi ad attuarli con la gestione. Dopo l’abolizione del Cda il potere effettivo è passato tutto nelle mani del presidente, relegando il Civ ad un potere formale e non sostanziale. Potere che è stato reclamato dalle parti interessate da sempre e ampiamente promesso da tutti i governi da Monti in poi senza nessuna traduzione in realtà. Ma finquanto c’è stato un tacito equilibrio sulle politiche gestioniali/previdenziali che passavano attraverso la cosiddetta “moral suasion” ed i pensionati venivano in qualche modo salvaguardati, nessuno aveva interesse ad inasprire i toni. Equilibrio scosso vigorosamente dall’irrompere sulla scena di Boeri che invece di preoccuparsi del funzionamento dell’ente si è lanciato in profonde incursioni sulla politica ondivaga del governo sulle pensioni. L’affondo è stato dato con l’operazione “pensioni a 75 anni” che ha accompagnato il varo della famosa busta arancione, che mostrando in concreto cose che io affermo da anni, ha messo tutti in agitazione.

Il 28 aprile 2016 il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS presieduto da Pietro Iocca per la prima volta da quando è stato istituito, ha deliberato all’unanimità di non approvare la proposta della prima nota di variazione al bilancio di previsione per il 2016. Le motivazioni che hanno indotto il Consiglio ad assumere una posizione consapevolmente critica rispetto al documento in esame sono di ordine formale e sostanziale, legate alla mancata informativa sulla consistenza e gestione del patrimonio immobiliare ed alla assenza di criteri di investimento e disinvestimento; al mancato controllo sulla posizione debitoria verso l’INPS degli enti pubblici; alla gravità della situazione dei residui attivi e passivi. Cioè tutte cose vecchie di anni. In una prossima riunione il CIV esaminerà le precisazioni ed i chiarimenti già pervenuti dagli Organi di gestione. Educatamente il comunicato stampa dell’Ente indora la pillola parlando di “ un atto costruttivo e finalizzato a confermare il positivo dialogo, nel rispetto delle reciproche competenze”.
Tutti sanno che le misure messe in campo per fronteggiare il disavanzo di 11,2 miliardi (per l’erogazione delle pensioni) non siano sufficienti. In particolare, ai componenti del Civ non piace che l’Inps non abbia fornito adeguati ragguagli sui crediti vantati nei confronti di enti pubblici e privati. Si tratta di 168 miliardi di euro che continuano a rimanere in bilancio senza un’adeguata svalutazione oppure senza che sia prospettata una qualche operazione di finanza straordinaria come le cartolarizzazioni. Ultimo ma non meno importante è il capitolo spending review: i risparmi dell’Inps (cioè i tagli all’istituto), infatti, sono riversati al bilancio dello Stato e non destinati a migliorare la funzionalità dell’Ente o ridurre il disavanzo delle gestioni previdenziali in dissesto. L’ultimo Def appena varato sottrae all’Inps ulteriori 53 milioni da riversare al Mef. Sembra che più Boeri sbraiti a chiedere nuove risorse per far funzionare meglio il priù grande ente previdenziale europeo, più il governo gli scava la fossa sotto i piedi togliendogli risorse.
Finora il voto contrario al bilancio ed alle successive variazioni era appannaggio di bandiera della Uil ed essendo un atto previsto e quindi consuetudinario, non allarmava nessuno. Il fatto che per la prima volta il Civ nella sua unanimità decide di uscire dal cono d’ombra cui era stato messo e rivendicare il proprio ruolo è una brutta segnale per i protagonisti perché segnala che i sindacati hanno deciso di utilizzare un’altra arma per combattere la lotta delle pensioni . In contemporanea ci sono state le dichiarazioni dei sindacalisti ed in particolare dalla Camusso, che già in precedenza aveva dato in sostanza a Boeri del disfattista o del menagramo se vogliamo in occasione dell’allarme sul lavoro fino a 75 anni. Ora, appreso gli orientamenti che vorrebbe attuare il governo sulla possibile flessibilità pensionistica che  penalizza gli interessati  favorendo le banche,  per la Camusso è improponibile generare un sistema che favorisca ancora una volta  le banche e le assicurazioni che dovrebbero anticipare le coperture economiche della riforma. Questo significa voler dare in pasto al sistema bancario un pezzo dei contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Oltretutto la proposta illustrata da Tommaso Nannicini lascia molti dubbi. L’ipotesi del prestito previdenziale, che i lavoratori dovranno chiedere a banche e assicurazioni, è un diniego mascherato alla flessibilità.
La mancata approvazione della nota al bilancio dell’Inps quindi appare  una mossa che cambia le carte in tavola e che suona come una sfiducia vera e proprie del sindacato e delle organizzazioni datoriali nei confronti della gestione Boeri. Una gestione dalla quale, a intermittenza, cerca di disimpegnarsi anche lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che lo ha  in quella posizione. Ma l’attacco non è solo a Boeri
In sottofondo a questa battaglia che si combatte attorno a delle cifre c’è odore di lotta politica : il mondo che lavora e produce contesta l’Inps ed il governo. Le perdite dell’ultimo quinquennio, unite all’assorbimento dell’Inpdap dai conti in rosso, ha fatto volatilizzare oltre 40 miliardi di euro non possono essere un fatto tranquillizzante.

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