Vola l’Ape e sperano i pensionati

Scritto il alle 09:03 da [email protected]

Il presidente del Consiglio dei Ministri scende in campo per l’ennesima volta per annunciare l’ennesimo intervento sulle pensioni. Mi pare che sia la terza volta e tutti si augurano che questa sia quella  buona. Naturalmente nessuno pensa che si tratti di una bieca operazione di acquisizione di consensi in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Un pò di sospetto c’è, perchè annunciate questa settimana, se andranno in porto, le novità partiranno dal 2017 in poi. Un po’ come il mitico comandante Achille Lauro che in campagna elettorale se regalava scarpe, dava la scarpa sinistra prima del voto e quella destra dopo, se il voto andava bene. Se no il poveretto che forse pagava colpe non sue, avrebbe camminato con un piede calzo ed un altro scalzo, ovvero come si dice a Roma con “una scarpa ed una ciabatta”.
La prima volta fu la promessa di voler consentire alle nonne di andare in pensione un po’ prima per accudire i nipotini, la seconda per promettere gli 80 euro ai pensionati, che sarebbero dovuti essere inclusi nel DEF 2016 e non lo furono, e la terza quella dell’altro ieri quando ha annunciato l’operazione Ape che forse dovrebbe significare “Anticipo pensinistico economico” (?)

E’ la prima volta che un’annunciata riforma pensionistica utilizza un nome specifico e addirittura un marchio distintivo.
“Ci siamo impegnati sulla questione delle pensioni a intervenire nella legge di Stabilità 2017″ ha annunciato Renzi su qualche social network “Quello su cui stiamo lavorando è creare un meccanismo  che si chiamerà ‘Ape’ e c’è già il simbolo . Ci confronteremo con i sindacati, i datori di lavoro, l’Europa. Il progetto va incontro ai nati tra il ’51 e il ’53”. Molti giornali si dilungano anche nel dettaglio delle possibili proposte che in ultima analisi sono sempre le stesse: se si va in pensione prima si paga pegno. La vera discussione è sull’entità dei tagli. Per proncunciarci aspettiamo qualcosa di più concreto.

Tito Boeri, che non sopporta di farsi scippare le prime pagine,  immediatamente dopo ha preso possesso del proscenio intonando il più sicuro dei cavalli di battaglia: “L’abolizione delle pensioni ai parlamentari”.
Per la sua novella esternazione ha utilizzato l’audizione di ieri davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera in merito al lavoro su un gruppo di disegni di legge in materia di vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici degli eletti, facendo il punto sulla situazione. Ad oggi, i vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato sono 2.600, per un costo di 193 milioni di euro. Per Boeri, con questi numeri, il sistema degli assegni degli ex deputati e senatori «è insostenibile», e anche se dal 1° gennaio 2012 i parlamentari hanno adottato il sistema contributivo, «pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa ciò non è in grado di evitare, come si vedrà, forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni». Il presidente Inps propone quindi di «applicare le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari», scelta che ridurrebbe del 40% la spesa per i vitalizi, «scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)».
«Supponendo poi che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi ricalcolati sia lo stesso per Consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per l’insieme delle cariche elettive – ha proseguito il presidente Inps – salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016» e circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni presi in considerazione dalle simulazioni Inps. «Si tratta, dunque, di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali».
C’è molta demagogia in tutta questa esposizione ed occorre fare uno sforzo per trovare un giusto bilanciamento tra aspettative e sostenibilità, fra diritti e l’esercizio della democrazia. Non tanto perché si farebbe torto ai parlamentari, ma perché potrebbe essere il cavallo di Troia per estendere il contributivo puro a tutti i pensionati, che è la vera fissa di Boeri. Ignorando o facendo finta di non sapere che non sempre il sistema contributivo è penalizzante. Tanto è vero che nella legge di stabilità 2015 c’è una norma precisa che stabilisce come la pensione calcolata con il sistema contributivo non può essere superiore a quella che sarebbe spettata se calcolata con il sistema retributivo. Puntuale la replica della Camera a Boeri che non poteva mancare: “I vitalizi dei parlamentari gravano sui bilanci interni di Camera e Senato, non dell’Inps
La nota di precisazione sostiene che “le valutazioni sono ben note all’amministrazione della Camera. I vitalizi non esistono più dalla scorsa legislatura, gennaio 2012, quando l’Ufficio di Presidenza della Camera deliberò l’abbandono del sistema che era stato adottato fin dalla prima legislatura repubblicana, introducendo un trattamento pensionistico dei parlamentari basato su un sistema di calcolo contributivo analogo a quello vigente per i pubblici dipendenti. Per avere diritto alla pensione, un parlamentare – sottolinea la nota – deve aver svolto la funzione per almeno 5 anni e aver compiuto i 65 anni di età”.

Sul fronte della previdenza complementare invece nessun annuncio particolare.

Si era parlato in questi giorni di una riduzione dell’aliquota sui rendimenti finanziari che nel 2015 era stata portata dall’11% al 20% e sulla possibilità di versare del versamento del tfr ai fondi pensione non dell’intero ammontare ma anche in quota parte a scelta degli interessati. Il problema è stato semplicemente ignorato.
Intanto l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 14/E del 27/04/2016 sul Credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme di previdenza complementare che reca alcuni chiarimenti ed esempi operativi.

 

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