Caos pensioni: flessibilità a tagli differenziati

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Il governo pensa ad una flessibilità pensionabile con delle penalizzazioni differenziale a seconda del reddito del richiedente, se è un probabile esodato, oppure un addetto ai lavori usuranti e a seconda della motivazione della richiesta. Reddito medio e dimissioni volontarie i più penalizzati.
Alla Giornata Nazionale della Previdenza tenutesi a Napoli dal 10 al 12 maggio 2016 i componenti del governo si sono tenuti alla larga. Poletti ed Alfano hanno inviato un videomessaggio cioè acqua fritta e alcuni dei numerosi sottosegretari previsti hanno dato forfait perché impegnati improvvisamente a Roma. Solo Tito Boeri  fra i big pensionistici è stato presente all’inaugurazione della kermesse, vivacizzata, ma meno dell’anno scorso, perché tenuti a distanza, dalla consueta e caratteristica contro-dimostrazione dei sindacati di base. Per cui di pensioni anticipate se ne è parlato poco, come pure di previdenza complementare. Si è parlato molto di lavoro e non poteva essere altrimenti in una città affamata di lavoro regolare e stabile come è Napoli. Due aggettivi, regolare e stabile, che nel sud sono poco presenti e quasi mai assieme. L’anticipo pensionistico che è un bisogno impellente per una numerosa fetta degli aspiranti pensionati, è una grana ed una promessa di non poco conto per l’esecutivo che più volte si è sbilanciato in suo favore. Non ignorando come la gran parte delle persone che ancora non disertano le urne siano pensionati, sapendo altresì che la spesa previdenziale è sotto osservazione in Europa,  il governo sembra intenzionato a venire incontro a quest’esigenza. Tenendo presente che la spesa per le pensioni subirà un aumento per la recente approvazione della legge sulle unioni civili, comportando un aumento della spesa per le pensioni di riversibilità. Su quest’ultime di recente è stato respinto un tentativo di riduzione perché considerate molto costose. Gli esperti ritengono comunque che la nuova legge sulle unioni civili non avrà un impatto rilevante, a cominciare da Boeri, che la stima largamente sostenibile. Al massimo un centinaio di milioni all’anno. Viceversa sull’anticipo pensionistico,il Mef giudica l’onere, circa un miliardo di euro, troppo costoso da compromettere i delicati equilibri raggiunti in sede comunitaria.
Per chi lascia il lavoro prima dell’età pensionabile, si ipotizza, ormai la percentuale è stabile nelle previsioni, una penalizzazione annua tra l’1 e il 4% . I maggiori costi graveranno sull’Inps, anche in caso di rimodulazione dei costi in base al reddito dei richiedenti . Un ulteriore alleggerimento dovrebbe essere dato mettendo un contributo a carico delle aziende che si assumeranno così una parte del finanziamento. Infine le banche e le società di assicurazioni dovrebbero anticipare la moneta contante per limitare l’esborso dalle casse dello Stato.
La Commissione europea pur dando il via libera di flessibilità sul deficit (oltre 10 miliardi di euro), è preoccupata dalla continua ed inarrestabile crescita del debito pubblico.
Non fosse altro perché dalla Dini in poi sono state proprie le riforme previdenziali a garantire al nostro Paese quell’avanzo primario, che in Europa registra soltanto la Germania.
Superate le titubanze del Mef, Il costo dell’operazione sarà diviso fra i lavoratori richiedenti, le imprese interessate e lo Stato mentre le banche mettono i soldi.
L’ipotesi su cui Padoan punta i piedi è quella della differenziazione delle penalizzazioni della pensione, che quindi non sarebbero uguali per tutti.

Le penalizzazioni sarebbero differenziale:

in base all’età del lavoratore,

il reddito,

il motivo delle dimissioni,

i tempi di restituzione del prestito bancario .

Cioè ci sarebbe un taglio diverso a seconda del reddito che uno guadagna, delle mansioni svolte, se per esempio è adibito ai lavori usuranti, se è un esodato eccetera.
Secondo Padoan questo schema porta con sé troppa discrezionalità: l’approccio caso per caso rischia soltanto di creare confusione nei lavoratori e di aumentare la spesa dell’intervento. E’ meglio una regola unica: un’unica penalizzazione variabile a secondo degli anni di anticipazione.

Le ipotesi prevedono la possibilità di un anticipo fino a tre anni con un taglio del 4% annuo, 3 anni 12 %. Secondo il Corriere della Sera, in alcuni casi con tre anni d’anticipo il taglio complessivo potrebbe avvicinarsi anche al 25-30%.
L’anticipo, il prestito previdenziale come viene chiamato, dovrebbe essere restituito  in piccole rate, alla decorrenza della pensione. Lo Stato si farebbe carico degli interessi per le banche, che anticiperanno il prestito.
Per i lavoratori più fragili, quelli in disoccupazione ad esempio l’onere sarà  a carico dello   Stato, attraverso uno stanziamento che dovrebbe ammontare a circa un miliardo di euro come ricordato prima. Per gli altri casi è a costo (quasi) zero. Per esempio  le imprese:  che puntano a un ricambio  del personale si ritroveranno a finanziare direttamente il pensionamento anticipato. Lo Stato,  in questo caso interverrebbe a proprio carico  con una garanzia sul rischio morte del beneficiario. Per tutti gli altri, che dovrebbero costituire la  maggioranza delle richieste scatterà il prestito pensionistico: in altre parole  le banche anticipano la pensione  e poi recupererebbe l’esborso tramite dei rimborsi Inps attraverso delle trattenute sulla pensione finale.
La parti più discutibili della questione sono essenzialmente due:
1 la penalizzazione sarebbe interamente a carico del lavoratore se, per motivi personali, non legati alla vita aziendale, decide di andare in pensione in anticipo. L’aspetto qualificante della flessibilità in uscita è proprio questo, poter far decidere ad ognuno quando lasciare il lavoro, sapendo che comunque dovrà sopportare un costo, ma equo e non penalizzante;
2 i dipendenti che chiedono la pensione prima dell’età della Fornero sono disposti a subire una decurtazione, come detto al punto uno, ma non vogliono sentir parlare di prestito previdenziale da restituire sia pure in piccole rate.
Il sistema di calcolo contributivo già tiene conto dell’età del pensionamento e in questo caso si tratterebbe di una duplice penalizzazione.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 19 maggio 2016 at 19:32

Il sistema di calcolo contributivo già tiene conto dell’età del pensionamento e in questo caso si tratterebbe di una duplice penalizzazione….. condivido magari mettiamola solo sulla quota retributiva…

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