Un G 20 per bypassare gli investimenti a saldi negativi

Scritto il alle 08:47 da [email protected]

L’eccessiva regolamentazione delle varie Basilee hanno dato sicurezza ma imbavagliato anche le politiche di investimento. Nella città svizzera di Basilea, si riunisce dal dal 1930 la Banca dei regolamenti internazionali (BIS). Si tratta della più antica istituzione finanziaria internazionale del mondo. Il suo scopo è quello di aiutare le banche centrali negli obiettivi di stabilizzazione monetaria e finanziaria globale. Il management della BIS (Bank of international settlements) è composto da dirigenti delle maggiori 60 banche centrali mondiali. Dopo le crisi degli anni Settanta, infatti, emerse la necessità di costruire un sistema unitario e globale di regole. Con l’ultima crisi si è giunti alla terza formulazione di queste regole, la Basilea 3, che però con la sua eccessiva regolamentazione rischia di asfissiare il settore.
Da qui la necessità di trovare altre strade.
L’occasione dei tassi a zero è dunque un ottimo pretesto per dirottare sempre più capitali finanziari dai mercati finanziari nella economia reale, cioè nelle infrastrutture, nelle piccole imprese innovative, nello sviluppo dell’energia pulita, nell’acqua. Ma il rischio è che, senza normative chiare a livello internazionale la ricerca di rendimenti «alternativi» finisca solo per creare le ennesime bolle speculative. Occorre pensare ad un sistema adatto per favorire lo sviluppo di investimenti non a rendimento zero per assicurazioni e fondi pensione ma contemporaneamente utili per tutti gli altri. Il tema è all’ordine del giorno al G20. Ma la soluzione è ancora lontana.
Nell’era dei tassi a zero, o addirittura sotto zero come ormai tocca a circa 10mila miliardi di dollari di titoli di Stato globali, sembra che solo la fantasia possa offrire qualche speranza di rendimento per i grandi investitori. «Comprare Bund tedeschi a tassi negativi non è più da considerare un investimento sicuro – commenta laconico Tobias C. Pross, managing director di Allianz Global Investors -. Per questo noi gestori dobbiamo trovare investimenti diversamente sicuri». Ma siamo alle dichiarazioni di principio.

Il decreto del ’96 che fissava criteri e limiti degli investimenti dei fondi pensione: da una parte prevedeva investimenti nell’economia reale, dall’altra imponeva loro di investire in strumenti liquidi. Una contraddizione in termini che ha prodotto pochi risultati. Il credito di imposta di 80 milioni di euro per gli investimenti in economia reale ha visto investito circa 30 milioni di euro meno della metà, anche perché i decreti attuativi sono giunti 16 mesi dopo il varo della norma.
Secondo Loconte sul Sole24Ore in Italia molti sono alla ricerca di investimenti remunerativi e alternativi.
Per primo si è mosso Laborfonds, fondo pensione territoriale del Trentino Alto Adige, che ha destinato circa 53 milioni nel Fondo Strategico Trentino-Alto Adige (FSTAA), in consorzio con altri soggetti istituzionali del territorio. Più di recente, il fondo negoziale Priamo (addetti del trasporto pubblico) ha investito 15 milioni di euro (su 1,2 miliardi) in un fondo dei fondi di private debt (mini-bond, ma non solo) lanciato dal Fondo italiano di investimento; l’obiettivo è di portare al 7% la quota di questo asset nel comparto “bilanciato sviluppo. I Fondi spesso si scontrano con la difficoltà di reperire sul mercato strumenti in grado di investire nell’economia reale italiana. Non che all’estero le cose siano molto diverse .I governi premono sugli investitori istituzionali perché producano ricadute dei loro asset nel territorio, mentre i fondi cercano investimenti remunerativi certamente, ma sicuri.
Prendiamo il fondo Atlante per esempio. Il fondo Atlante (tecnicamente un “Fondo di investimento alternativo chiuso riservato”) è uno strumento gestito da una società privata, la Quaestio SGR voluto dal governo e dai principali gruppi finanziari italiani. Al momento la dotazione del fondo, è fornito dalle due principali banche italiane, Unicredit e Banca Intesa, che hanno assegnato al fondo ognuna circa un miliardo di euro. Fondazioni bancarie e altri istituti dovrebbero investire circa 500 milioni, mentre altri 500 arriveranno da Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo formalmente privato ma di fatto è completamente controllato dal ministero dell’Economia. In tutto il fondo dovrebbe riuscire a raccogliere tra i 5 e i 6 miliardi.
Per raccogliere queste somme il Fondo si sta aprendo ai fondi pensione e casse di previdenza. Si stima di avere circa un miliardo di euro — per poter consentire l’acquisto di crediti in sofferenza dalle banche italiane. casse e fondi pensione sarebbero allettati in particolare dal rendimento del 6% annuo promesso.

 

 

 

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 6 giugno 2016 at 10:08

Fondo Atlante?.. o bene bene .. o male male… usare i soldi delle pensioni per salvare le banche decotte.. sinceramente è preoccupante, il rischio è fare ottimi affari.. o grossi bidoni…. Tranquillo non starei

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