“Rita” non salverà l’ ”Ape”

Scritto il alle 09:04 da [email protected]

RitaNella ricerca di una soluzione per la flessibilità in uscita, le fantasie si sono scatenate ed ogni giorno esce un’idea nuova Idee belle per la loro originalità ed estemporaneità. Indubbiamente sono affascinanti ipotesi (irrealistiche) di studio che se fossero applicate rischierebbero di creare più problemi di quanti ne vorrebbero risolvere.
Andiamo con ordine. Il governo sembra convinto che deve permettere ai lavoratori che vogliono andare in pensione dai 63 anni in poi. I motivi di questa scelta sono vari e tutti validi. Il primo perché la gente dopo una certa età si stufa o non è più in grado di svolgere determinati lavori, il secondo perché le aziende vogliono avere risorse umane più fresche fisicamente ed intellettualmente, il terzo si consente di mettere veramente in movimento il mercato del lavoro.
Dal due giugno scorso è entrata in vigore la normativa che consente il part time pensionistico per coloro che sono a tre anni dalla pensione. E’ un po’ prestino per fare delle previsioni, ma non mi sembra che ci sia in atto qualche fenomeno esteso di richiesta di applicazione che comunque deve passare attraverso un accordo con le aziende cui fa carico  molta parte degli oneri. Il ministero del lavoro ha lanciato una specifica campagna pubblicitaria per evitarne il flop.
A fianco di questa misura, già legge operativa dello Stato, il governo si è inventato l’Ape (anticipo pensionistico), ancora in fase di studio ma che si base essenzialmente sul famoso prestito pensionistico di cui i lavoratori non ne vogliono assolutamente sapere.
Secondo l’ape chi va in pensione con anticipo massimo di 36 mesi, non avrà la pensione ma un prestito pari all’importo della pensione per gli anni di anticipo, pagato dalle banche da rimborsare in venti anni. Il meccanismo non è uguale per tutti, ci sono diverse modalità di applicazione a secondo dei destinatari (disoccupati di lungo periodo, lavoratori interessati da crisi aziendali, accesso su base volontaria) , agli anni di anticipo e al reddito del richiedente.
La novità, in questa prospettiva, sono costituite dalle diverse fasce di benefici fiscali più alti per redditi ridotti e disoccupati ,zero per redditi elevati e richiesta volontaria di usufruire dell’Ape.
Discutibile come proposta, ma ha una sua coerenza interna a favore del “sistema” come si diceva una volta e parzialmente a favore degli interessati che si trovano un debito non richiesto sul groppone. Meglio la prosposta Damiano, un 2/3% in meno su ogni anno di anticipo e via senza tanti arzigogolamenti. Ma sarebbe troppo facile e poiché nonostante tutti i proclami le cose facili sono bandite dall’ordinamento italiano, ecco che entra in ballo Rita, non la Rita Hayworth del famoso film Gilda, ma ennesima sigla che sta a significare “rendita integrativa temporanea e anticipata”.
Cioè mischiando la lana con la seta, si sconfina nel campo del secondo pilastro, cioè nella pensione complementare. Questa è una proposta che rischia di avere serie ripercussioni per le adesioni alla previdenza complementare, perchè si alimenta il clima di incertezza e di sfiducia che già investe le pensioni pubbliche. Si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca!
Immediatamente un paio di questioni. La prima è che l’iscrizione dalla previdenza complementare costituisce la manifestazione di volontà di avere una pensione aggiuntiva a quella dell’Inps, la seconda è che è su base volontaria e riguarda circa 7 milioni di lavoratori. Che significa in concreto che solo i lavoratori iscritti possono far ricorso al capitale accumulato nel secondo pilastro previdenziale, al fine di rendere maggiormente sostenibile il prepensionamento e di ridurre l’importo del prestito bancario contratto dal futuro pensionando oppure il patrimonio dei fondi di previdenza tutto o in parte finanzia o cofinanzia l’operazione? Attualmente la rendita di pensione complementare spetta al raggiungimento dei requisiti ordinari previsti dalla Fornero
Anche se si facessero delle norme modificative, come è già del resto previsto nel disegno di legge sulla concorrenza che prevede un anticipo pensionistico per la previdenza complementare, qui bisogna tenere in considerazione che i coefficienti di conversione basati della rendita sono diversi e comporta una riduzione della futura pensione privata.

In definitiva, stando alle ipotesi in circolazione, un maldestro tentativo di salvare capra e cavoli!

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 8 giugno 2016 at 09:36

Invece potrebbe fare un favore alla complementare… chi l’ha può andare.. è chiaro che i coefficenti privati sono nettamente peggiori… ma danno diverse opzioni

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