Nella Sala della Regina il rito della Covip sulla complementare

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Sala della Regina a MontecitorioPresentata dal nuovo presidente dell’Autorità di vigilanza sulle forme di previdenza complementare e delle Cassa pensioni dei professionisti il Rapporto 2015. Le solite cose, generiche valutazioni delle politiche sulla previdenza complementare, né per quelle assunte né per quelle che si vogliono assumere tranne un richiamo alle misure contenute nell’ormai incancrenito disegno di legge sulla concorrenza e sul mercato relativo al pensionamento complementare anticipato. Niente sulla necessità di ridurre la tassazione sui rendimenti finanziari che fra l’altro questi  si sono sensibilmente ridotti, né sull’operazione Rita, cioè l’idea del possibile utilizzo delle risorse della previdenza complementare per le pensioni pubbliche per consentire la flessibilità in uscita..
D’altra parte un’Autority indipendente il cui presidente è comunque nominato dal governo e non dai soggetti vigilati, questo può produrre.
Nell’aula solenne ed istituzionale del Parlamento, in maniera sempre più elitaria, pochi invitati, molti dei quali neppure interessati alla materia, ma convenuti più per vedere chi c’è e per farsi vedere che sono ancora in circolazione, si è svolto il rito annuale del Rapporto. D’altra parte dopo che il prof. Alberto Brambilla  di Itinerari Previdenziali aveva presentato il suo rapporto nella stessa Sala della Regina, la Covip non poteva essere da meno.
Dal rapporto emerge che i risultati sono pieni di luci e di ombre come si usa dire oggi. Dopo qualche anno di stagnazione le adesioni ricominciano a risalire arrivando a 7 milioni e duecentomila aderenti, con un aumento del 12.1%, grazie anche alle adesioni contrattuali di intere categorie, come per gli edili e gli addetti ai trasporti, ma di converso un aderente su quattro ha interrotto i versamenti.Nel 2015 sono stati il 45% degli autonomi e il 18% dei lavoratori dipendenti che hanno smesso di versare ai fondi.
I fondi pensione sono 469 ma più della metà (248) hanno meno di 1.000 iscritti e sono essenzialmente i cosiddetti fondi preesistenti, quelli delle banche ed assicurazioni. I fondi con più di 100.000 iscritti sono solo 12 e concentrano la metà degli iscritti complessivi.Il fondo degli edili Prevedi con oltre 507.000 iscritti è diventato così il fondo più numeroso superando anche quello dei metalmeccanici Cometa.

Dei 7 milioni e passa che hanno aderito, i lavoratori dipendenti  sono 5,2 milioni di cui 2milioni e 420mila iscritti ai fondi negoziali di categoria  mentre gli iscritti ai Pip (piani individuali pensionistici) 2.780.000, Pip che hanno avuto una crescita dell’8,8%. I dipendenti pubblici con 174.000 aderenti sono il fanalino di coda del settore, nonostante l’ottima performance di Perseo Sirio. Certo se non partono i contratti del pubblico impiego sarà molto difficile che ci sia una impennata fra i travet che già hanno perso dall’inizio della crisi circa il 30% delle loro capacità economiche.
Il tasso di adesione alla previdenza integrativa si attesta complessivamente al 24,2% rispetto al totale degli occupati. Il tasso è più alto tra i dipendenti del settore privato (31%), tra i lavoratori autonomi è del 19% mentre è appena al 5,2% tra i dipendenti pubblici. La percentuale è sensibilmente più bassa tra i giovani, le donne e al Sud.

A fine 2015 il patrimonio accumulato ha superato i 140 miliardi con una crescita del 7,1% sul 2014. I contributi raccolti nell’anno ammontano a 13,5 miliardi (il 60% destinato alle forme collettive). il flusso di TFR versato ai fondi pensione, pari a 5,5 miliardi di euro, costituisce oggi il 40 per cento circa delle risorse destinate alla previdenza complementare e non ha risentito della possibilità di avere il TFR in busta paga. Con l’adesione contrattuale nel settore edile si è registrato un significativo aumento degli iscritti ma non dei versamenti dato che al momento sono limitati al solo contributo datoriale.
I rendimenti medi al netto dei costi di gestione e della fiscalità si sono attestati al 2,7% nei fondi negoziali, al 3% nei fondi aperti e al 3,2% per i Pip nuovi. Nello stesso periodo il Tfr su è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2%.

Le prestazioni nel corso del 2015 sono aumentate di 1,4 miliardi, per un totale di 7 miliardi di euro. L’incremento è per lo più dovuto alle anticipazioni, salite da 1,4 a 2,1 miliardi di euro, in modo pressoché trasversale in tutte le tipologie di forme pensionistiche. La gran parte delle anticipazioni rientra nelle fattispecie generiche, ossia non connesse a spese sanitarie o all’acquisto della prima casa.
Le altre voci di uscita della gestione previdenziale sono costituite da riscatti per 1,8 miliardi di euro, prestazioni pensionistiche in capitale per 1,6 miliardi di euro, erogazioni di rendite per circa 900 milioni di euro.
A fronte di differenze più limitate nei rendimenti, ampia è l’eterogeneità nei costi fra forme pensionistiche a parità di durata del periodo di partecipazione: su un orizzonte temporale di dieci anni, nei fondi pensione negoziali l’ISC (indicatore sintetico di costo) è in media dello 0,4 per cento, nei fondi pensione aperti dell’1,3 per cento, nei PIP del 2,2 per cento.
I PIP, pur continuando in media ad essere più onerosi, hanno raccolto la quota maggiore di nuove adesioni dall’avvio della riforma, grazie anche alle reti di vendita diffuse in modo capillare sul territorio e ai relativi meccanismi di remunerazione.
Considerate nel loro insieme, le forme previdenziali private allocano in Italia circa 71,6 miliardi di euro, pari al 40 per cento del totale degli attivi. Oltre la metà delle risorse è formata da titoli di Stato, per un valore di 40,6 miliardi di euro, mentre circa un terzo, 22,6 miliardi di euro, è formato dalla componente immobiliare. La quota destinata al finanziamento delle imprese italiane rimane ancora esigua: 5,8 miliardi di euro, pari al 3,2 per cento delle attività totali, di cui 3,3 miliardi in titoli di debito e 2,5 miliardi in titoli di capitale.
Poichè i complessivi obiettivi di finanza pubblica siano destinati ad influenzare fortemente le politiche di sviluppo del Welfare nei prossimi anni, fermi restando i vincoli di finanza pubblica, l’introduzione nel sistema di elementi di gradualità e di flessibilità nelle modalità di accesso al pensionamento previste dalla riforma del 2011, appare molto complicato, sembra affermare il presidente della Covip. Aggiungendo che in questo contesto, la previdenza complementare può contribuire a fornire una risposta alle crescenti esigenze di flessibilità. il neo presidente ha fatto riferimento al disegno di legge sulla concorrenza che contempla alcune ipotesi, cui si sono aggiunte altre stravaganze ( tipo anticipo R.I.T.A).  Facciano come meglio credano, tuttavia un concetto deve essere ben chiaro se non si vuole affossare oltre al pilastro della previdenza pubblica, quella erogata dall’Inps per intenderci anche  quella complementare. Le due cose per obbligo di legge si devono integrare, ma mai mischiarsi.

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